Tito e gli alieni

Nel deserto del Nevada, a due passi dall’Area 51, c’è un film di fantascienza che parla di ricordi

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Tito

Tito e gli alieni
di Paola Randi
con Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito, Chiara Stella Riccio, Miguel Herrera.
Voto 7

Questa è una favola che usa la pelle del film di fantascienza, per un po’, ma il realtà vuole parlare di morte, lutto e ricordi. È un film che inizia in formato 4/3, come gli schermi delle vecchie tv e i film dell’oratorio, poi passa in 16/9, come i film normali e spettacolari. Il protagonista apparente è il professore napoletano di Mastandrea che dorme svaccato su un divano nel deserto del Nevada.  Ufficialmente lavora per il governo USA e cattura segnali dallo spazio. In realtà cerca di mettersi in contatto con la moglie morta troppo presto. Perché? Perché dallo spazio ci arriva la luce delle stelle morte migliaia di anni fa. E chissà che da qualche parte dello spazio non ci sia la luce che abbiamo lasciato noi da vivi. Il problema è che da Napoli gli arrivano due nipoti lasciatigli in eredità dal fratello morto: la femmina è una ragazza interessata ai militari  e a Lady Gaga, il maschio un bambino che usa la foto porcellanata della tomba di papà come un cellulare. È vero che siamo a pochi chilometri da Roswell, dove per molti il governo nasconderebbe gli omini verdi caduti dallo spazio, ma siamo sicuri che gli alieni siano gli omini verdi?
La prima parte  più controllata e quasi surreale, la seconda perde qualche colpo quando cerca di confrontarsi ad armi impari con i film americani organizzati come aziende: questo film è organizzato come una strana bancarella di sentimenti. Ma ci sta. E Mastandrea continua a mettere con discrezione un piede in tutte le operazioni più sfiziose.

 

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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