Rancore: «Sincero come un bambino complesso come i miei pensieri»

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Se si pensa al rancore, ammettiamolo, la nostra prima percezione è quella negativa di qualcosa che ci ha provocato solo sensazioni non piacevoli, e se poi lo colleghiamo ad un immagine con un microfono in mano, sotto un cappello scuro con una voce che sembra voler urlare vendetta…beh si farebbe presto a pensare a qualcosa di cupo…ed invece sotto il cappello di Rancore, uno dei migliori rapper in circolazione nel panorama italiano, c’è un immenso raggio di luce, una luce fatta di concetti e di voglia di esprimerli, di una capacità di intendere lo spettacolo sempre più rara come momento di gioia comunicazione e coinvolgimento, e soprattutto c’è un ragazzo che da un enorme peso a ciò che dice ed al modo in cui lo dice. Chi mi segue da un po’di tempo lo sa che faccio fatica a conciliarmi con il panorama musicale black moderno, ma in questo caso finalmente posso dire di aver avuto una risposta entusiastica sin dal primo ascolto dello splendido album “Musica per bambini” (Ascoltalo su Spotify), un mix perfetto di musiche coinvolgenti, stili e messaggi espressi appunto con la sincerità che avrebbe un bambino, senza peli sulla lingua ma con liricismi e metriche di un vero e proprio fuoriclasse del genere. E’ la prima volta che Tarek Iurcich (questo il suo nome all’anagrafe) paladino dell’Hermetic Hip Hop, partecipa alla produzione non solo occupandosi della parte lirica ma interagendo in prima persona nelle produzioni musicali e la risultante ne è stata un lavoro di livello assoluto che dovreste acquistare e far girare nei vostri impianti a più non posso, perché sono certo che ascolto dopo ascolto apprezzerete sempre di più ogni singola parola o suono che “Musica per bambini” racchiude. E’ormai da qualche giorno che è disponibile su youtube il video di “Underman” primo singolo estratto da questo splendido disco, Ci siamo fatti quattro chiacchiere con Rancore per parlare dell’album e non solo, abbracciando concetti come il potere e la forza delle parole che in un epoca dove tutto è comunicazione come la nostra a mio parere sono più che mai importanti.

Ciao Rancore, come mio solito prima di iniziare l’intervista ti chiedo di consigliare ai nostri lettori un disco da mettere di sottofondo per godersela al meglio…
Consiglierei una musica senza parole, quindi a mio parere una cosa interessante potrebbe essere della musica classica…essendo il rap un tentativo di fuga, ti direi la fuga di Bach.

Splendida scelta! Allora, usando un gioco di parole, cominciamo dalla fine, ovvero da “Musica per bambini”, come nasce e soprattutto dove vuole arrivare questo album?
Musica per bambini è un lavoro che è cominciato all’incirca un anno fa quando ero ancora in tour con la ristampa del mio primo disco che è “Segui me” per il quale festeggiavo il decennale dell’uscita, e già questo non è un caso perché giravo con un tour legato ad un disco realizzato quando ero poco più che un bambino, però allo stesso tempo musica per bambini è anche il frutto di tanti anni di lavoro all’interno del mondo musicale e del mercato italiano, ma diciamo che questo album è sostanzialmente un ossimoro, perché trovi un titolo del genere, ma all’interno ho cercato di mettere l’elaborazione e complessità dei concetti di ciò che mi sento ogni volta di esprimere, decisamente in controsenso con quello che è il titolo.

Però in fondo c’è una grande coerenza di fondo, il bambino tende a dire ciò che vuole esprimere senza farsi problemi, senza censurarsi, quindi una sincerità incredibile di base che nell’album ritroviamo…
Esattamente, questo disco è come un urlo, che non si pone il problema della complessità di quello che dice, perché esprime semplicemente ciò che uno è e ciò che rappresenta, perché alla fine il rap è un modo per esprimere il proprio mondo, ed in questo caso è fatto senza preoccuparsi di troppe cose. Ti dico la verità però, inizialmente era anche un po’una provocazione, verso il fatto che in Italia si fa purtroppo troppa musica per bambini, io mi chiamo Rancore e porto rancore verso questo tipo di aspetto della musica italiana, poi però andando avanti nella produzione del disco mi sono accorto che questo prendeva tutt’altra direzione, raccontava come quel bambino in un certo senso era stato soffocato dal bombardamento mediatico e dall’incomunicabilità che nasce quando tu esprimi te stesso ma ciò che dici è incoerente con ciò che il mercato ti chiede e allora mi sono accorto sempre di più di essere io quel bambino e di voler urlare quel che pensavo.

Questo modo un po’urlato che poi è caratteristico del tuo rap, la tua voce sembra sempre voler urlare qualcosa che nasce dal profondo, c’è un legame di fondo quindi tra il tuo nome ed il tuo modo di esprimerti?
La mia voce ed il mio nome d’arte penso siano complementari e sarebbe difficile stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina, sono due verità che riescono a convivere, io più mi sento Rancore e più riesco a giustificare il mio urlare attraverso i contenuti dei miei pezzi ed allo stesso tempo il mio modo di cantare forse mi ha spinto a scegliere un nome del genere, sicuramente però il nome che porto non corrisponde sempre al mio modo di scrivere, perché prima di tutto non ho mai scritto una rima contro qualcuno e mai ho basato le mie rime sule rime altrui ma ho sempre cercato di disegnare i miei pezzi come vettori che non viaggiassero in contrapposizione ad altri ma tutti verso la propria ben distinta direzione e seconda cosa a me piace raccontare ciò che è difficile raccontare, non ciò che è vietato per essere anticonformista, ma semplicemente adoro provare ad esprimere concetti difficili da esplicare, io cerco di entrare nelle zone del bosco dove non si può entrare per tracciare un sentiero, che la prima volta può esser pericoloso ma per le successive avventure nel bosco sarà una forma di sicurezza. Poi ad esempio per uno che si chiama Rancore, pensa quanto può essere difficile raccontare la felicità…

E’evidente che per te il messaggio da esprimere è molto importante, e so che spesso vai anche nelle scuole ad interagire con i ragazzi in dibattiti di diverso genere, riesci a far capire loro, quanto sia un arma forte ed importante la parola?
Ovviamente spero di sì perché è il motivo per cui vado in determinati posti e cerco di portare l’hermetic hip hop in giro, ma il concetto principale che io cerco di trasmettere è che le frasi hanno diversi significati, sono come una matrioska e questo serve a creare un ponte tra ciò che hai dentro e ciò che hai fuori, detta semplicisticamente penso che con ciò che hai dentro puoi spiegare il fuori e viceversa ciò che percepisci da fuori può aiutarti a capire ciò che hai dentro, le parole possono essere quindi così importanti da poter essere rotte e ricostruite per dar loro un altro senso, ed è questo che voglio riuscire a far capire, prendete tutti questi piccoli tasselli che sono le parole e ricostruite il mosaico come più vi rappresenta perché le parole sono un recipiente pieno di concetti che a seconda del contesto in cui sono inseriti possono aiutarci ed esprimere sfaccettature anche inaspettate, ad esempio parliamo del rancore, potrebbe avere un accezione negativa, ma se la spacchettiamo questa parola potrebbe farci capire che il rancore può essere un passaggio necessario per capire a pieno il concetto del perdono che ha una percezione prettamente positiva.

Piccola nota personale, credo che l’importanza della parola nella musica è qualcosa che si sta ahimè progressivamente perdendo nel mainstream e questo è preoccupante…
Viviamo in un periodo decisamente oscuro, tutto è incentrato sul materialismo ed anche sul concetto estetico musicale, sull’avere un risultato immediato e non permanente, io purtroppo ho una visione un po’catastrofica ed in musica per bambini lo esprimo, è come se il mondo stesse cadendo, però non sono io ad essere un controsenso, ma è il mondo ad essere un controsenso, ti faccio un esempio assurdo ma secondo me quanto mai coerente con il concetto, è come se camminando in una strada ci fosse puzza di fogna e la gente invece di allontanarsi chiamasse gli altri a se per sentirla assieme senza attivarsi per farla riparare.

Musicalmente c’è qualche artista che ti ha influenzato particolarmente
Devo dirti la verità negli ultimi anni più che sugli artisti mi concentravo sui pezzi e sul trovare la musica dentro me stesso, potrei farti i nomi di Stromae, Kendrick o lo stesso Tech N9ne, ma quando stavo scrivendo musica per bambini avevo talmente tanto la testa piena di concetti che non riuscivo più a sentire musica con le parole e mi sono rifugiato nella musica classica, la classica cambia continuamente toni e ritmica e quella è assoluta libertà, è una strada molto più libera di una strada magari asfaltata con i lampioni tutti uguali e ripetitivi, invece se cammini in un bosco in un sentiero ad ogni passo la strada sotto di te è differente ed è questa la sensazione di cui avevo bisogno, sensazione che talvolta riesco a trovare anche nella musica elettronica che a me piace molto.

Elettronica che sta entrando sempre di più nel mondo hip hop. E proprio la tua “Capolinea” ne fu una splendida testimonianza…
Quella è stata l’influenza di Dj Mike con cui ho avuto la grandissima fortuna di collaborare e che credo sia senza dubbio uno dei produttori più “illuminati” di questa penisola e lui è stato il motivo per cui l’elettronica è stata in molti miei pezzi ai quali lui è riuscito a dare una dimensione molto più europea.

Chiudiamo parlando della tua evoluzione, ci sono stati dei passi fondamentali, come può essere “Capolinea” di cui abbiamo già parlato che ti ha dato una dimensione più elettronica, ma come anni fa fu “La Morte di Rinquore”, pezzo che segnava quasi la fine di un tuo capitolo per l’inizio di una nuova era artistica…
Sicuramente si, “segui me” nel quale era appunto inclusa “la morte di Rinquore” è un album che ha segnato due fasi importantissime, la mia prima evoluzione ma anche il mio ultimo passaggio sul palco con un concetto completamente nuovo di live, infatti il mio ultimo tour nato dalla ristampa del mio primo disco appunto, mi ha permesso di portare sul parco uno spettacolo di una grande complessità fatto di tanti strumenti, di tante performance, addirittura avevamo con noi anche un mago, ho avuto la possibilità di portare le mie follie sul palco ed è stato meraviglioso per me.

In chiusura, ricordaci le date del tour di “Musica per bambini”.
Abbiamo iniziato il 12 da Milano ora 20 Giugno Bologna al Botanique, 30 Giugno Roma all’I Fest, 13 Luglio Padova, Parco della Musica e 22 Luglio all’Overline di Salerno, ma siamo in continuo aggiornamento e probabilmente presto ci saranno altre date.

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Tutti mi chiamano Pillu da pochi giorni dopo la mia nascita, a Roma nel 1980. Musicalmente nasco e cresco nella Black dove mi sono cimentato e mi cimento sia come rapper che come DJ. La musica è una costante nella mia vita e nella mia mente, che fa voli pindarici. Ogni situazione che vivo ha un motivo di sottofondo. Amo ogni genere musicale purchè mi trasmetta qualcosa, che sia Giovanni Allevi o Skrillex, perchè il suono deve colpirmi l'anima ed accompagnarmi nella pellicola che scorre nella mia testa.

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