Springsteen a Broadway: durissimo attacco all’operato di Trump, “E’ anti-americano”

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Dopo centoquarantasei rappresentazioni a Broadway, spettacolo per cui ha ricevuto anche il Tony Award, Bruce Springsteen ha cambiato la sua scaletta per commentare quanto sta accadendo in questi giorni in Texas, al confine tra USA e Messico: bambini che vengono separati dai loro genitori e rinchiusi in gabbie dove hanno a disposizione un misero materassino e una coperta termica. Un’immagine scioccante per tutti, ma soprattutto per quell’America fondata sui valori dell’uguaglianza, della democrazia e della tolleranza che oggi sembra non esistere più. Valori che sicuramente ha dimenticato il Presidente degli Stati Uniti. Springsteen nel suo discorso di martedi (19 giugno) non lo ha mai nominato, ma è evidente che il suo attacco fosse rivolto a Donald Trump. E’ la prima volta che Bruce – che pure non ha mai nascosto le sue idee, appoggiando sempre i candidati e le istanze dei democratici –  si è scagliato contro qualcuno con una tale veemenza. Springsteen ha fatto un discorso (che riporto più o meno fedelmente) molto chiaro, molto sentito, molto Americano:

<<Non ho mai creduto che la gente venisse ai miei concerti per sentirsi dire delle cose, ma credo piuttosto che venga  per essere stimolata a ricordarle, le cose. Chi sono, nel momento di  massima e più profonda felicità, quando la vita sembra piena. Stare in mezzo alla gente è un bel posto per trovarsi a contatto con il proprio cuore e il proprio spirito. La gente che viene ai miei concerti è stimolata a ricordarsi chi siamo e chi possiamo essere come collettività. La musica a volte lo fa molto bene, in particolare in questi giorni in cui ricordarsi di chi siamo, e di chi possiamo essere, può non essere una cattiva idea. Nel weekend della marcia per le nostre vite a Washington (la marcia degli studenti che hanno protestato contro il facile uso delle armi negli Sati Uniti, svoltasi  in 800 città americane lo scorso 24 marzo, nda), abbiamo visto questi ragazzi  e cittadini di ogni parte del mondo, ricordarci cosa sia la fede nell’America e nella democrazia americana e come venga percepita in tutto il mondo. E’ stato davvero confortante vedere tutta quella gente per strada e tutta quella passione al servizio di qualcosa di positivo. Così come vedere che quella passione era viva e vegeta e al centro del cuore pulsante del nostro peaese. E’ stata una bella giornata, necessaria perché in questo momento stiamo vedendo ai nostri confini delle cose così scioccanti, così vergognosamente inumane e anti-americane che c’è solo da incazzarsi. Abbiamo sentito persone che occupano posti di altissimo rilievo nel governo americano bestemmiare in nome di Dio e del paese che aggredire i bambini che sono tra noi si auna cosa virtuosa. Possa Dio salvare le loro anime. C’è una bellissima citazione di Martin Luther King che dice che l’arco dei principi morali dell’universo è lungo e tende verso la giustizia. Di recente ci sono stati moltissimi giorni in cui di sicuro avrete discusso di questo. Ma io ho vissuto abbastanza per vedere che è così e per poter aver fiducia in questa affermazione. Ma ho anche vissuto abbastanza a lungo per sapere che l’arco da solo non si inclina, ha bisogno che tutti noi lo pieghiamo e lo spingiamo per farlo pendere verso la direzione giusta giorno dopo giorno. Devi spingere e spingere. Io credo che sia importante credere in queste parole, trasporle dentro noi stessi e agire di conseguenza. E’ l’unico modo per continuare ad avere fede e mantenere la nostra integrità. Ho portato in scena questo show per centoquarantasei sere facendo sempre fondamentalmente la stessa scaletta, ma stasera c’è bisogno di qualcosa di diverso…>>.

Ed è partita una versione indimenticabile – per chi sedeva in sala – di “The Ghost of Tom Joad”.

p.s. La foto in evidenza è tratta da Internet, il video sottotitolato di The Ghos of Tom Joad è pubblicato su Youtube.com

 

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Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.

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