I Placebo agli I-Days per la seconda data in Italia: un sogno di inizio estate

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Placebo
@I-Days 2018

23 giugno: terzo giorno agli I-Days che con la line-up di quest’anno celebrano come non mai lo spirito della generazione Invicta, cresciuta nell’era del grunge e post-punk col sogno di diventare come i palloni di Holly e Benji sparati nell’etere, destinati all’eternità.

Fra i protagonisti di questa serata ci sono i Placebo. Nonostante il silenzio discografico assordante, che perdura dal loro ultimo album in studio Loud Like Love nel 2013, il pubblico ha sete dei loro storici successi. Il PIT non si riempie del tutto, ma le tribune in pietra che lo circondano e i posti in piedi dietro le transenne sono affollati da una schiera immensa di teste protese verso il palco che vede i membri della band arrivare alla spicciolata: prima Bill Lloyd, Nick Gavrilovic, Angela Chan e Matthew Lunn a preparare il terreno, poi Stefan Olsdal e infine Brian Molko, acclamati con applausi scroscianti. Stupendi nella loro consueta divisa emo-scic, loro tratto distintivo prima ancora che la parola “emo” esistesse e diventasse l’insipido contorno delle frasi da Tumblr e dell’autolesionismo pre-adolescenziale.

Placebo
@I-Days 2018

I Placebo esordiscono con Pure Morning, brano tratto dal loro secondo album e sufficientemente consolidato per rappresentare al meglio il loro sound posto negli interstizi del garage revival e del punk-wave più melodistico. La voce di Molko non smette di ammaliare col suo timbro nasale privo di futili virtuosismi, e penetra come una lama che affonda nel burro cedevole.

Ad ogni canzone Molko cambia chitarra e alterna i brani più recenti, come Too Many Friends ai brani più datati, come Twenty Years , assottigliando il divario spazio-temporale che tiene insieme i lembi di una carriera pluri-decennale.

La scaletta del concerto si avvicina all’epilogo, ma i Placebo hanno altre potenti cartucce da sparare e così riempiono gli spazi fra gli spettatori del fronte-palco con le armonie profuse di Slave to the Wage, Special K e The Bitter End.

L’omaggio ai Cure con la cover di Let’s Go To Bed, suggella la loro prossimità in termini artistici e ci trasporta verso la fine del concerto, che si conclude con Infra Red e con Stefan Olsdal che adagia la chitarra, cambiata per l’occasione e dipinta dei colori del pride, sul suolo del palco.

Placebo
@I-Days 2018

I Placebo ci lasciano così, con le note finali distorte all’infinito, quasi come se fossero dei titoli di coda dopo la fine di un film, mentre noi rimaniamo incollati alla poltrona a fissarli, in attesa del buio in sala che ci prepari alla dipartita.

Ecco la scaletta del concerto:

Pure Morning
Loud Like Love
Jesus’ Son
Soulmates
Special Needs
Too Many Friends
Twenty Years
Devil in the Details
Protect Me from What I Want
For What It’s Worth
Slave to the Wage
Special K
Song to Say Goodbye
The Bitter End
Let’s Go to Bed (The Cure cover)
Infra-red

 

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Nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione. Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere, poi a Venezia e infine a Milano per lavoro.

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