Il sacrificio del cervo sacro

La tragedia Ifigenia in Aulide ripresa in chiave chirurgica dal regista di The Lobster

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Il sacrificio del cervo sacro
di Yorgos Lanthimos
con Barry Keoghan, Colin Farrell,  Nicole Kidman, Raffey Cassidy, Sunny Suljic
Voto Tragico

Un minuto di nero. Un’operazione a cuore aperto. Il chirurgo si consulta con l’anestesista per l’acquisto di un costosissimo orologio. Un ragazzino viene spesso a trovare il chirurgo in ospedale. L’orologio è per lui. Il chirurgo lo fa passare per un amico della figlia. Non ancora.  Comunque non è un figlio né una relazione  illecita. Il ragazzino è un po’ invasivo ed equivoco nel modo di porgersi. Poi rivela che i figli e la moglie del chirurgo prima resteranno paralizzati, poi piangeranno sangue, infine moriranno se il chirurgo non deciderà di sacrificare uno di loro in cambio della morte del padre del ragazzo avvenuta durante un’operazione chirurgica.
Siamo sbalzati dal quotidiano all’incredibile, al magico,  al mitologico, all’ancestrale, alla maledizione degli Dei per una colpa, ùbris. Tutto quello che ne segue è tragedia, nel senso della tragedia greca, ovvero Ifigenia in Aulide di Euripide: la flotta greca è ferma in Beozia e  perché il vento soffi ancora per dirigere le navi alla guerra di Troia gli Dei chiedono ad Agamennone il sacrificio della figlia Ifigenia,  che viene convocata con l’inganno di un finto matrimonio. Tutti gli eroi greci compatiscono la povera vittima predestinata, ma nessuno muove un dito, perché perderebbero l’occasione della guerra, cioè il Potere. Poi gli Dei mossi a pietà invieranno una cerva perché prenda il posto di Ifigenia sull’altare del sacrificio.
Il compito -sacro- dello spettatore di Lanthimos (che con animali, colpe e metamorfosi chirurgiche già aveva giocato in The Lobster) è chiedersi se in un mondo senza Dei qualcuno invierà una cerva per evitare il sacrificio umano di un membro della famiglia del chirurgo, che non vuole perdere il suo Potere.  Non possiamo dirvi se il cervo verrà: il film è su una gelida, modernissima  e ripugnante rappresentazione della normalità borghese di un potente della medicina (abitudini sessuali e tendenza alla menzogna compresi: state attenti a come i chirurghi incolpano gli anestesisti e gli anestesisti incolpano i chirurghi per le operazioni andate male), sul rapporto magico tra il chirurgo e il ragazzino che gli scatena addosso la vendetta (illusione? poteri incontrollabili? stregoneria? ritorno degli Dei?), sulla violenza furiosa pronta ad esplodere impotente contro il Fato,  su come si distrugge una famiglia e sulla maniera di riprenderla con simmetrie e grandangoli alla maniera di Kubrick e con una certa chirugica determinazione che può ricordare la crudeltà di Handke. E tuttavia, nonostante il premio avuto a Cannes, qualcosa resta inavvicinabile e non permette fino in fondo la catarsi, soprattutto se non conosci la tragedia di riferimento e non puoi confrontare dove andava Euripide e dove va Lanthimos…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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