Steve Hackett a Venezia: «Ricordatevi che anch’io sono un rifugiato»

0

«Ricordatevi che anch’io sono un rifugiato». E quindi, in un’ipotetica Gran Bretagna con Salvini Premier, non si sarebbe mai sentito parlare dei Genesis. O meglio: loro sarebbero esistiti comunque, ma non si sarebbe mai sentito parlare di Nursery Cryme, Foxtrot, Selling England by the pound, The lamb lies down on Broadway, ecc. Le parole, infatti, sono di Steve Hackett, venerdì sera sul palco del Mirano Summer Festival, in provincia di Venezia.

La band è rodata. Ad accompagnare Hackett, in due ore e mezza di musica (tra pezzi dei Genesis e da solista, con una spruzzata di  GTR), Jonas Reingold al basso, Gary O’Toole alla batteria, Roger King alle tastiere, Rob Townsend a sax e flauto e Nad Sylvan alla voce: lunghi boccoli biondi alla Robert Plant e una voce perfetta per ricreare i suoni che un tempo furono di Peter Gabriel. Senza una rincorsa esasperata, ma con naturalezza. E con qualche licenza. (Andiamo sui cavilli? Quei “Now” secchi, alla fine di The musical box. Molto più ariosi nella versione originale).

Steve Hackett live al Mirano Summer Festival!

Pubblicato da Mirano Summer Festival su Venerdì 6 luglio 2018

Il concerto, dicevamo, è un viaggio musicale lungo più di quarant’anni. «Benvenuti a Genesis – The next generation», dice Hackett in italiano, dopo l’inizio con Please don’t touch. «Questa sera faremo delle canzoni vecchie e delle canzoni nuove», prosegue, scusandosi per l’italiano claudicante.
La prima parte dello show è dedicata esclusivamente alla carriera dell’Hackett solista, con una rapida incursione nel mondo dei GTR: il super gruppo prog fondato con Steve Howe degli Yes, di cui suona When the heart rules the mind.

Presenta Behind the smoke, ricordando di provenire da una famiglia di rifugiati, arrivata in Gran Bretagna nei primi del ‘900. «Non conta la provenienza, ma quello che si porta», dice, scatenando l’applauso del pubblico. Un pubblico che mediamente ha abbondantemente superato l’asticella dei 50 e che rivede in quell’ex ragazzo sul palco – la cui carta d’identità rivela inspiegabilmente 68 anni anni – una gioventù in cui nel giro di 12 mesi uscivano album del calibro di Nursery cryme, Led Zeppelin IV, Sticky fingers, Hunky Dory, Pawn hearts, Who’s next, Aqualung e Fragile. E potremmo andare avanti ad libitum.

«Ogni volta che torno in Italia, sono molto felice. È un Paese meraviglioso, il più bello del mondo», confessa, prima di lasciarsi andare con chitarra e armonica sulle note de In the skeleton gallery. Fino a questo momento, il concerto è stato unicamente strumentale. Nad Sylvan, cantante di origini statunitensi, ma a tutti gli effetti svedese, sale sul palco solo al sesto pezzo: When the heart rules the mind dei GTR.

GTR: Steve Hackett e Steve Howe

Quindi, un ritorno all’Hackett solista, con Icarus ascending, e un ricordo di Richie Havens, voce nella versione originale.

La seconda parte della scaletta è dedicata interamente alla discografia con i Genesis. Sette canzoni (più il bis) che, per un qualsiasi altro artista, nella visione più ottimistica possibile coprirebbero mezz’ora di musica. Con Hackett, più del doppio. D’altra parte, la sola Supper’s ready nella versione originale dura la bellezza di 23 minuti e 5 secondi. Ma per l’occasione è portata a mezz’ora. Sette minuti “in più” di musica, che oggi sarebbero considerati troppi già per una sola canzone.

Il set inizia con Dancing with the moonlit knight, in cui protagonista assoluta è la chitarra di Hackett. Virtuoso, ma mai eccessivo e, soprattutto, molto fedele alle versioni originali dei brani proposti. Inside and out è una sorpresa e una chicca: “scarto” di Wind & Wuthering e confinato in un EP uscito nel ’77 con altre registrazioni. Nonostante il parere contrario di Hackett, coautore del pezzo: fatto che pare abbia contribuito ad alimentare il risentimento del chitarrista verso il gruppo. Complice la svolta “commerciale”, Hackett lasciò i Genesis l’anno successivo, dopo il tour di Seconds out.

Firth of fifth, anticipato dal celebre attacco di pianoforte di Tony Banks (venerdì, di Roger King), fa scatenare il pubblico, che ha giusto il tempo di riprendere il fiato sulla lunga coda strumentale, che fa da preludio a quello che è il pezzo più conosciuto e amato dei Genesis: The musical box. Un brano tratto dal primo disco di Hackett col gruppo, ma scritto prima che lui entrasse nella band.
Il concerto termina con Supper’s ready: la lunga suite di Foxtrot, piena di richiami biblico-esoterici.

Infine, il bis, con il trittico Myopia, Slogans (dell’Hackett solista) e Los Endos, dei Genesis. La standing ovation di fronte a uno dei musicisti che ha contribuito a fare la storia della musica.

La scaletta del concerto:

  1. Please don’t touch
  2. Every day
  3. Behind the smoke
  4. El niño
  5. In the skeleton gallery
  6. When the heart rules the mind (GTR)
  7. Icarus ascending
  8. Shadow of the hierophant
  9. Dancing with the moonlit knight (Genesis)
  10. One for the vine (Genesis)
  11. Inside and out (Genesis)
  12. The fountain of Salmacis (Genesis)
  13. Firth of fifth (Genesis)
  14. The musical box (Genesis)
  15. Supper’s ready (Genesis)

BIS
Myopia / Slogans / Los Endos (Genesis)

CONDIVIDI
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here