Post Malone is the new rockstar?

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Prima di partire con la narrazione, ecco alcuni dati per quelli che si stanno chiedendo : chi diavolo è Post Malone?

Ecco alcuni dati:

Post nasce a Syracuse il 4 luglio del 1995

viene cresciuto dal padre e dalla matrigna, il padre fa il dee-jay e gli trasmette la passione della musica hip hop ma anche il country e il rock.

A 9 anni si trasferisce colla famiglia in Texas, a Grapevine, ove suo padre diventa il manager delle concessioni pubblicitarie della squadra dei Dallas Cowboys.

Finito il college Post si trasferisce a Los Angeles.

Inizia a suonare la chitarra giocando a Guitar Hero, famigerato gioco di emulazione che prevede l’uso di una specie di riproduzione di una chitarra elettrica in plastica sulla quale si trovano dei tasti colorati che si  debbono spingere a tempo, apparecchio invero parecchio lontano dalla complicazione e dalla infinita serie di possibilità offerte dallo strumento vero e proprio.

Post arriva comunque a collaborare con Kanye West al disco “Life Of Pablo” e con Justin Bieber dopo aver pubblicato su  SoundCloud la  sua musica, ottenendo da subito un grande successo e una straordinaria visibilità.

Il brano Rockstar, che in Italia è stato emulato con precisione chirurgica da almeno un paio d trap boy, vede il Nostro citare Bon Scott e   Jim Morrison e il lancio di tv dalle finestre delle camere di albergo Keith Moon style,  ha superato 8 settimane consecutive al primo post della Billboard chart, risultato mai raggiunto da una canzone hip hop dai tempi dei sempiterni Run Dmc nel 1988. In una sola settimana la canzone ha raggiunto il MILIARDO di stream.

E comunque, a prescindere questo brano spacca!

Noi partiamo da Modena con destinazione Roma, Le Capannelle, che vi ricordo essere un ippodromo, con un lussuoso e refrigerato Frecciarossa, col vostro affezionato cronista bassista in veste di accompagnatore di due adolescenti medi, tra i quali mio figlio Angelo.

Quello che ho visto recentemente, dopo che Angelo, nella veste di aedo dei migliori fenomeni musicali della sua generazione ha attirato la mia attenzione su Post, è un video di una radio session live di Sirius,

ove il rapper hip hopper, suona la sua acustica e canta insieme al grande, enorme, carismatico Dwight Yoakam che sembra non capire bene chi è questo strano tipo tatuato. In ogni caso c’è una bella riedizione acustica di 10000 Miles del grande Dwight. E tanto basta per dare una idea di distanza siderale del buon Post dalla scena italica, nel senso che un ragazzo giovane come lui, concentrato su un successo planetario come il suo, gode e gongola nell’omaggiare il sound di Bakersfield al quale si riferisce Dwight.

La modalità spazio temporale del treno ad alta velocità su un ragazzo born in the sixties come me mi trova sempre spiazzato: in un  paio di ore siamo  a Roma, roba da matti, lasciatevelo dire.

Sono però stato genitorialmente capace di far visitare ai ragazzi la lapide dell’attentato di Bologna, quella relativa alla tremenda ed efferata strage fascista che il 2 agosto ha spazzato via  85 vite e causato 200 feriti oltre che incidere una ferita permanente nel corpo della nazione italiana che 30 anni dopo è ancora alla ricerca di verità e chiarezza.

Airbnb regna sovrano in questa vita da viaggiatori di lusso, trovo una sistemazione esattamente a fianco del teatro Ambra Jovinelli, di fianco al mercato Esquilino e alla Zecca dello Stato.

La proprietaria, gentiele ed accogliente, ci tiene a farci sapere che nel palazz avita una attrice famosa, quella della soap opera non mi ricordo quale e, da qualche parte nel quartiere abita il regista pluripremiato Paolo Sorrentino. Non avevo dubbi che abitasse da qualche parte a Roma..

Salgo sulla terrazza a godere di quella luce che solo Roma ha, con l’arietta che mitiga il calor bianco del viaggio.

Nel pomeriggio ci spostiamo all’Ippodromo usando il treno che va ad Albano Laziale.

Prima visito il Mercato Esquilino, in questo quartiere che ha tutto ma proprio tutto delle città portuali, senza essere un porto, ma la Stazione Termini funge da PORTO rendendo le zone limitrofe tipiche come se fossimo a Marsiglia  o Genova o Napoli, centinaia di lingue e nazioni che vivono all’ombra di un sole che è  mediterraneo e questo mi fa ripensare alla domanda dei ragazzi che nel loro candore quasi crudele chiedono come mai non ci può essere la stessa valuta in tutto il mondo e , già che ci siamo, perché non possiamo parlare la stessa lingua? Ė   a quel punto che ho estratto da qualche dimenticata sinapsi il concetto  vetero-testamentario  della Torre di Babele impapocchiandomi a non finire. La situazione si è  risolta quando i due adolescenti sono  partiti con una tirata sulla meravigliosa bellezza della diversità che ha demolito.  Tutte le convinzioni  che potevo avere  sulla loro chiusura svanivano come neve al sole.

Ci portiamo in stazione Termini per prendere il treno locale che unisce Roma con Albano Laziale, si cominciamo a notare e riconoscere altri partecipanti al rito del concerto. Comincio  a riflettere  sulla uniformità dell’adolescente medio italico: riflessione che mi è già capitato di fare ma che non ha portato a nulla, se non alla ammissione che il mercato picchia su quella fascia di mercato con  precisione chirurgica e loro, i destinatari di tanti sforzi, rispondono sempre bene attivamente alle indicazioni, ecco quindi le stesse scarpe e le stesse maglie più o meno, nelle varie declinazioni.

Arriviamo velocemente e senza  problemi  alla location,poi le distanze iniziano a farsi importanti come è di tradizione per una città dall’anima fotemente metropolitana come Roma, colla sua storia e le sue distanze.

On location. A Rock in  Roma, ti guardi attorno e vedi un modo nuovo e diverso di vivere i concerti, l’età media è bassa, bassissima, o forse è la mia età che mi fa sentire così… Tutti vogliono sembrare più grandi di quel che sono, ma anche questo è normale in età adolescenziale, inizia a notare alcune cose, l’esistenza del famigerato token, la moneta di quel reame che è il concerto, passa in continuazione pubblicità sugli schermi, a volumi assordanti certo, gli sponsors, certo però ti viene da pensare che il mercato è cattivo e vuole le sue vittime.

Tutti armati di telefonino e piano tariffario che prevede uno sconquasso di giga per poter essere connessi, tutti pagati dai genitori mentre i ragazzi esagerano il cameratismo dei gesti e dei saluti imitando i saluti visti nei film ma soprattutto nelle serie e nei videogiochi.

La prima differenza che noto è l’assenza di strumenti sul palco, poi ti domandi dello stato di crisi della industria degli strumenti, solo 10 anni fa un concerto di questo tipo, senza band e con un massiccio uso di basi dichiarato cosiì sarebbe stato impensabile. D’altronde, se pensiamo alll’eccesso di basi usate in ambito mainstream e pop rock, apprezzo la schiettezza di Post che dichiara le basi e non tiene musicisti a far finta  di suonare, così come abbatte la inutile presenza di un deejay dietro di sé e si fa mandare direttamente le basi sulle quali canta. Post è capace di sfruttare ampiamente la dinamica e il crescendo di un concerto rock, anche usando l’elettronica, è in possesso di una presenza scenica che va a far sì che ogni ragazzo si identifichi con lui, a partire  dalla  grande autoironia e dalla creazione di hook melodici semplici ma accattivanti, certo, lo show è pienamente della formula massima  resa/minima spesa, come significativo nella sua prevedibilità è la scena della distruzione di una replica Fender Stratocaster che torreggia dietro il cantante per tutto il concerto, un gesto simbolico quasi a voler rappresentare la nuova regola e la creazione di un mondo nuovo.

Trovo comunque interessante il fare musica di Post, lo dico senza tema di smentite, mi interessa vedere applicare il noto credo di John Cage, quando il grande musicista e intellettuale, negli anni 20, sintetizzò così la sua idea di musica del futuro:

Credo che l’impiego del rumore per fare musica 

continuerà e si diffonderà, fino a giungere ad una 

musica prodotta con l’ausilio di strumenti elettrici

i quali renderanno disponibili alle finalità della 

musica tutti e qualsiasi i suoni udibili.  

I mezzi fotoelettrici, filmici e meccanici per la 

produzione sintetica della musica saranno oggetto di 

esplorazione

Mentre in passato, il punto di dissenso era situato 

tra dissonanza e consonanza, nell’immediato futuro 

esso si troverà tra il rumore e i cosiddetti suoni 

musicali

Il principio della Forma costituirà la nostra unica 

concessione costante col passato. E’ vero che la 

grande forma del futuro non sarà qual’é stata in 

passato, quando un’epoca era quella della fuga

un’altra quella della sonata: ma sarà in relazione con 

esse quanto esse sono in relazione fra loro: mediante 

il principio dell’organizzazione, ossia mediante la 

comune capacità umana di pensare

(John Cage. Da un opuscolo del che riproduce la 

conferenza tenuta da Cage a Seattle nel 1937.) 

Ecco dove dobbiamo andare per pensare a questo nuovo modo di fare musica, non all’analisi tecnica ma a capire che le storie di Post sono vive, vitali, rappresentano un passo avanti rispetto a un modo di fare musica che viene visto come classico, addirittura lo si rispetta ma è inutile replicare!

Ecco perché vi dico che è più “rock” Post che tanti che vogliono esserlo.

E puo’ essere solo così!

Non c’è tristezza in questa analisi, solo ineluttabile lucidità nel capire che se così non fosse, sarebbe ridicolo.

Quanto credete che possa continuare questa stagione del rock dei pensionati? In eterno? Il mondo va avanti amici e amiche rockers, per fortuna.

Anche io comunque, credo che Post arriverà a fare uno show con dei musicisti veri che interagiscono con le sue storie e aggiungono il magic touch che solo la musica suonata sul momento può dare.

Nel frattempo, ricordatevi che l’uso dell’elettronica è più diffuso di quel che credete anche nel vostro ambito, quello ove credete sia tutto vero.

Meditare serve sempre ed è inutile farlo con il nostro metodo analitico, la lettura dei testi o il tentativo vecchio stile di prendere ogni cosa che è detta e scritta come oro colato, questa generazione è figlia dei videogiochi e delle serie più che dei libri e dei dischi ma anche dei bassi elettrici e delle chitarre, ed è giusto così!

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!

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