Live Aid – I retroscena dei 20 minuti in cui i Queen conquistarono il mondo

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Live Aid

Era il maggio del 1985 quando il promoter Harvey Goldsmith invitò i Queen a partecipare al Live Aid – The Global Jukebox, un colossale concerto rock che si sarebbe svolto nell’ estate dello stesso anno, tra il Wembley Stadium di Londra e il John F. Kennedy Stadium di Filadelfia e trasmesso interamente in diretta in mondovisione.

Un evento organizzato da Bob Geldof e Midge Ure, al quale avrebbero aderito le rockstar più famose del pianeta, con lo scopo di raccogliere fondi per la lotta contro la carestia in Etiopia devastata dalla guerra.

Inizialmente i Queen non accettarono la richiesta pensando che un progetto di tale importanza fosse irrealizzabile ma Geldof, volendo la loro presenza a tutti i costi, li contattò più volte, spiegando l’entità di ciò che si sarebbe concretizzato di lì a poco. E fu talmente convincente che decisero di prendervi parte.
Live AidJim Beach, manager del gruppo, si attivò subito per decidere l’ora di apparizione dei Queen sul palco, che doveva essere alle sei del pomeriggio. Una scelta strategica, perché grazie alla differenza dei fusi orari sarebbero stati i primi ad essere trasmessi in diretta televisiva al pubblico americano.

Come per tutti gli artisti partecipanti al Live Aid, la band avrebbe avuto a disposizione solo 20 minuti per esibirsi. Sapendo di dover utilizzare al meglio il tempo concesso per prima cosa scelsero minuziosamente i brani da eseguire, dopodiché affittarono lo Shaw Theatre di King’s Cross a Londra, dove si rintanarono per le prove che durarono diversi giorni a ritmi molto sostenuti, rodando a perfezione la scaletta creata per lo show. Al fine di garantire la massima resa sul palco, “reclutarono” per lo spettacolo diversi membri del loro staff che si sarebbero occupati del suono, dei monitor, delle luci e di tutte le apparecchiature necessarie da impiegare al momento di andare in scena, cosa di fondamentale importanza visto che non era possibile eseguire un sound check prima dell’esibizione.
Live AidArrivò il grande giorno: era il 13 luglio 1985, lo stadio di Wembley era gremito da 72.000 spettatori, alla cerimonia di apertura erano presenti Roger Taylor e Brian May insieme a David Bowie e a Crystal Taylor (assistente di Roger), seduti nella tribuna d’onore accanto al Principe Carlo e alla principessa Diana, in compagnia dei quali assistettero anche alla prima parte dello show che fu puntualmente aperto alle ore 12 dagli Status Quo.

Gli altri due membri della band arrivarono successivamente, Freddie Mercury insieme ai suoi assistenti partì dal suo appartamento londinese nel primo pomeriggio per raggiungere il backstage in cui c’era una roulotte-camerino per ogni componente del gruppo.

L’area riservata agli artisti era affollata da rockstar, posto nel quale succedevano cose bizzarre e divertenti, come l’episodio in cui Phil Collins chiese a Mercury un autografo per i propri figli. Freddie sorrise e firmò.

Il tempo passò in fretta e giunse l’ora di prepararsi, Freddie avrebbe cantato indossando gli abiti con cui era uscito di casa, jeans e cannottiera bianca, un look molto semplice arricchito da un bracciale-amuleto borchiato portato al braccio destro e da una cintura anch’ essa borchiata. Live Aid

Il grosso del lavoro spettò ai tecnici che disposero velocemente i vari strumenti sul particolare palco girevole circolare diviso in tre spicchi equivalenti, che avevano una specifica funzione: mentre su uno lo staff di un artista preparava la strumentazione per l’esibizione che sarebbe dovuta svolgersi, sull’altro smontavano quella che era servita a chi aveva appena terminato la sua performace e sul terzo spicchio si esibiva la rockstar in programma.

Inoltre una sorta di semaforo posizionato davanti alla parte centrale di questa specie di “giostra musicale”, serviva per controllare il tempo a chi stava facendo il proprio show: all’accensione del faro verde restavano cinque minuti dei 20 concessi, al giallo due minuti, al rosso il tempo era scaduto!

Alle 18.41 in punto i Queen vennero chiamati ed annunciati dai presentatori Mel Smith e Griff Rhys Jones, appena salirono sul palcoscenico dell’ arena di Wembey un caloroso applauso di benvenuto li accolse, pochi secondi dopo Freddie si sedette al pianoforte e sulle prime note suonate partì il boato dei 72.000 spettatori presenti che riconobbero immediatamente Bohemian Rhapsody e cantarono per intero dall’ inizio alla fine l’ opera più famosa del gruppo, creata dallo stesso Mercury.

La scaletta delle hits continuò e l’intero stadio trascinato dall’ istrionico Freddie battè le mani a tempo sul ritornello di Radio Ga Ga, si divertì guardando il balletto tra il frontman e il cameraman sulle note di Hammer to Fall, continuò a cantare Crazy Little Thing Called Love, We Will Rock You e “l’inno” We Are The Champions.

Infine alle 21.48  Mercury e May tornarono un ultima volta in scena per eseguire  il brano Is This The World We Created?, canzone pubblicata nel 1984  il cui testo racconta anche della fame nel modo, quindi assolutamente in tema con il Live Aid.

Live Aid

Freddie lasciò il palcoscenico, contornato dai suoi assistenti corse nel backstage e le sue prime parole furono “Grazie a dio è finita”. Fuori dalla sua roulotte incontrò Elton John che gli disse con tono ironico “Voi, bastardi! Avete rubato la scena a tutti”, poi si abbracciarono e restarono insieme ad altri ospiti nell’ “area artisti” fino alla fine dello spettacolo, il frontman evitò il party del dopo-show decidendo di rientrare a casa per festeggiare e guardare alla televisione il finale americano dello straordinario concerto che si concluse al John F. Kennedy Stadium di Filadelfia.

Alcune curiosità: il fonico Trip Khalaf disattivò i limitatori del sound system ed ovviamente l’esecuzione dei brani risultò la più rumorosa di tutte, mentre il roadie Peter Hince posizionò grossi orologi bianchi di plastica in vari punti del palco, in modo che la band si potesse cronometrare dal momento in cui sarebbe cominciata l’esibizione.

Il concerto fu seguito alla televisione da oltre un miliardo di persone sparse in tutto il mondo passando immediatamente alla storia e a giudizio unanime di giornalisti, critici e fan, I Queen rubarono la scena agli altri partecipanti

Lo stesso Bob Geldof li omaggiò con il titolo di “più grande gruppo rock del pianeta”, aggiungendo che quello di Wembley era stato il palcoscenico perfetto per Freddie, capace di dare spettacolo davanti al mondo intero, regalando al pubblico la migliore performance di tutti i tempi!
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Nasce a Udine nel 1973 Maestra d'Arte Orafa e Jewerly Designer, si definisce Queenologa purista per via della sua trentennale passione per la leggendaria band inglese, per la quale nel 1996 ha realizzato un pendente in oro raffigurante il primo logo del gruppo disegnato da Freddie Mercury, gioiello destinato ad un’asta di beneficenza che raccoglieva fondi per la Mercury Phoenix Trust. Appassionata di Storia del gioiello antico e contemporaneo, di pittura, scultura, fotografia, architettura, design e musica di ogni genere e stile, si occupa anche della ricerca di nuove forme d'arte e di chi ne è l'artefice.

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