Queen “The Magic Tour”: 30 Luglio 1986 concerto all’Amphitheatre de Fréjus, l’intervista a chi c’era

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Il Magic Tour fu indubbiamente la tournée più grandiosa dei Queen, per esattezza la quattordicesima ed ultima del gruppo britannico in formazione originale. Era legata alla promozione del loro ultimo album A Kind of Magic. Si è svolta in Europa nel 1986 e le ventisei date raccolsero complessivamente 1.000.000 di spettatori, dei quali 400.000 nelle sole 5 date in Gran Bretagna, un numero esponenziale che permise di battere ogni primato inglese.

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Il tour partì in Svezia il 7 Giugno 1986, al Rasundastadion di Stoccolma, e terminò il 9 Agosto 1986 al Knebworth Park di Stevenage; questa ultima data, che prese il nome di “A Night Of Summer Magic”, fu confermata all’ultimo momento e nonostante il breve preavviso nel giro di qualche giorno si vendettero tutti i 120.000 biglietti (si narra che in realtà fossero 200.000): inutile dire che l’evento fu davvero epico!

I concerti più noti di questo tour, passati alla storia della musica contemporanea, che hanno anche contribuito a creare l’icona di “Freddie Mercury con giacchino giallo” o con mantello color porpora guarnito di finto ermellino e corona, sono sicuramente le due esibizioni londinesi che si svolsero l’11 e il 12 Luglio al Wembley Stadium, in entrambe le serate al completo in tutti i suoi 72.000 posti.

La tournèe toccò varie città europee tra cui Leiden, Parigi, Bruxelles, Mannheim, Berlino, Monaco di Baviera, Zurigo, Colonia, Vienna, Madrid, Barcellona, Marbella e Budapest, capitale dell’Ungheria, in cui i Queen risultarono come la prima rock band a suonare (al Nèpstadion con 80.000 presenze) oltre la cortina di ferro!

Era previsto un concerto anche a Nizza, che poi venne spostato all’Amphitheatre de Frejus, tappa a cui puntarono la maggior parte dei fan italiani che seguivano le date dei tours tramite la fanzine del Official Queen Fan Club, o sulle riviste musicali nelle quali venivano pubblicate le date italiane ed europee dei concerti degli artisti più noti del momento.

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A vedere i Queen all’ Amphitheatre de Frejus era presente anche Renzo Olivieri, fan del gruppo dal 1978, che ha partecipato a diversi concerti della band quali: Zurigo 1980 (The Game Tour), Monaco 1980 (The Game Tour), Zurigo 1982 (Hot Space Tour), Milano 1984 (The Works Tour, tutte e due le date). Ho avuto il piacere di intervistare Renzo proprio sull’ esibizione del Frejus, performance della quale non esistono filmati ufficiali, ma solo bootleg audio e un minifilmato di 45 secondi realizzato all’epoca da un canale locale.

Il Magic Tour era partito il 7 giugno da Stoccolma, la tappa del Frejus del 30 luglio che inizialmente era prevista a Nizza è stata tra le ultime in scaletta, tutto ciò negli anni in cui internet non esisteva e le poche notizie delle varie esibizioni venivano diffuse solo dalle riviste di settore, pertanto cosa si sapeva del tour, che atmosfera si viveva durante l’attesa del concerto e quali erano le aspettative?
Aspettative? Sempre alte. Alte perchè eravamo fan, non perchè qualcuno parlasse del tour in atto e creasse dell’hype. Come giustamente sottolinei, non eravamo nell’epoca di internet e youtube. I giornali si occupavano pochissimo dei Queen anche solo perchè, in quegli anni, il gruppo sui giornali ci finiva raramente. E quando accadeva era più per essere criticati che per tesserne le lodi. Noi fan seguivamo le date dei tours tramite il giornalino del Official Fan Club o su Ciao 2001 il quale, in ultima pagina, pubblicava le date dei concerti dei gruppi più famosi che si esibivano in Italia e in Europa. Noi fan avevamo comunque sempre grandi aspettative e io in particolar modo dopo i concerti di Milano dell’84 “The Works Tour” che si svolse in un palazzetto con una acustica orribile.

Come hai vissuto il concerto, quali sono stati i brani che ritieni siano stati eseguiti al meglio e cosa in generale ti è piaciuto di meno?
Avevo visto 5 concerti in prima fila (con tutti i sacrifici che sono necessari tipo 7/8 ore di coda davanti ai cancelli, poi più di due ore di attesa in piedi con tutta la calca che ti spingeva sulla balaustra), bellissimi ma massacranti. Al Frejus decisi quindi di mettermi comodo, seduto e a circa una quindicina di metri di distanza. Era un’arena e a quella distanza c’era una specie di rialzo, ci si poteva sedere e non avevo davanti nessuno. Vissi quel concerto davvero comodamente e da ottima posizione. Di sicuro il brano che mi coinvolse di più fu la versione “extended” di Crazy Little Thing Called Love: assolutamente pazzesca. Anche Friends Will Be Friends sul finale fu molto coinvolgente, cantavano tutti. Cosa mi piacque di meno? Niente.

La qualità delle performances live dei Queen si è evoluta nel corso degli anni, sia a livello di esecuzione dei brani che a livello di sceografia sul palco: avendo potuto assistere a diversi concerti del gruppo dal 1980 in poi, che valutazione daresti all’esibizione del Frejus, la band era in forma o “sottotono” come si vociferava?
L’ho sentita anche io questa voce. Secondo me no, non erano sottotono. Senza dubbio il peggior concerto che abbia visto è stato quello di Milano per via dell’acustica sicuramente e anche la band a me non è sembrata particolarmente in forma. Quello del Frejus fu un ottimo concerto e comunque girano bootleg del Tour ’86 con delle ottime performance. Fu forse il miglior concerto che vidi.

Ripensando all’intera giornata di quel 30 luglio 1986, cosa ti è rimasto più impresso del “pre-durante-post” concerto?
Fu davvero una bella avventura, ricordo di aver saputo piuttosto tardi del concerto. Ricordo anche che era un mercoledì. Presi mezza giornata di permesso, salii in macchina da solo e andai a Cannes sperando di trovare il biglietto e lo trovai. C’era un’approccio meno frenetico rispetto agli altri concerti, la gente camminava, non correva. Decisamente c’era unA bella atmosfera. Nell’aria aleggiavano le note di Sledgehammer di Peter Gabriel. Feci subito amicizia con un ragazzo Italiano anche lui da arrivato da solo da Roma, persona che ancora sento ogni tanto. Era il primo concerto all’aperto che vedevo, la location era molto bella. Il concerto iniziò con ancora la luce solare e finì al buio con le luci di coreografia. Atmosfera fantastica.

Essendo all’epoca non consapevole che il concerto del Frejus sarebbe stato l’ultimo che avresti visto dei Queen in formazione originale con Mercury al timone, oggi, riflettendo ad oltre 30 anni di distanza da quella data, potresti descrivere le emozioni che ti ha lasciato quell’evento?
No, non potevo sapere che sarebbe stato l’ultimo che avrei visto. Ma di sicuro fu quello che mi sono goduto di più anche solo perchè ero meno emozionato oltre al discorso della buona perfomance. E neanche mi “preoccupai” immediatamente di quando avrei visto il prossimo e quindi non mi ha lasciato una sensazione particolare. Forse rispondendo a questa intervista mi rendo conto che fu per me un concerto “definitivo”. Avevo sì delle aspettative, ma ero molto più tranquillo e non “ansioso”, con il classico atteggiamento da fan “isterico”, con il quale avevo sicuramente visto i primi a Zurigo. Ero più grande, più “esperto”, avevo già visto 5 concerti, sapevo bene cosa avrei visto e avevo deciso di cercare di godermi dal primo all’ultimo minuto (da qui anche la scelta di non portarmi la macchina fotografica). Lo ricordo con molto piacere e zero stress, cosa che non posso dire dei 5 precedenti. E tutto sommato sono contento che quello, in quel contesto e con l’atteggiamento descritto, fu l’ultimo per me. Avevo come un senso di appagamento a fine concerto, ero davvero contento. Mi allontanai dall’arena camminando molto tranquillamente, mani in tasca, con un accenno di sorriso stampato in faccia (come uno consapevole di aver assistito a qualcosa che sarebbe diventato storico) e canticchiando Friends Will be Friends.

Scaletta del  Live in Frejus

One Vision
Tie Your Mother Down
In the Lap of the Gods… revisited
Seven Seas of Rhye
Tear It Up
A Kind of Magic
Under Pressure
Another One Bites the Dust
Who Wants to Live Forever
I Want to BreakFree
Impromptu
Guitar Solo
Now I’m Here
Love of My Life
Is This the World We Created…?
(You’re So Square) Baby I Don’t Care
Hello Mary Lou (Goodbye Heart)
Tutti Frutti
Bohemian Rhapsody
Hammer to Fall
Crazy Little Thing Called Love
Radio Ga Ga
We Will Rock You
Friends Will Be Friends
We Are the Champions
God Save the Queen

Il raro filmato di una tv locale:

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Nasce a Udine nel 1973 Maestra d'Arte Orafa e Jewerly Designer, si definisce Queenologa purista per via della sua trentennale passione per la leggendaria band inglese, per la quale nel 1996 ha realizzato un pendente in oro raffigurante il primo logo del gruppo disegnato da Freddie Mercury, gioiello destinato ad un’asta di beneficenza che raccoglieva fondi per la Mercury Phoenix Trust. Appassionata di Storia del gioiello antico e contemporaneo, di pittura, scultura, fotografia, architettura, design e musica di ogni genere e stile, si occupa anche della ricerca di nuove forme d'arte e di chi ne è l'artefice.

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