Locarno 71. Les Beaux Esprits

La storia della truffa alle Paralimpiadi del 2000. Controllate il vostro quoziente intellettivo e il vostro politically correct

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Cosa distingue un ragazzo normale da un ragazzo con un quoziente intellettivo inferiore a 70? Che forse ambedue vengono considerati bambini un po’ troppo grandi per fare i bambini, ma uno è definito un po’ immaturo e l’altro una persona con un deficit intellettivo. Nel 2000, racconta Les Beaux Esprits di Vianney Lebasque (Piazza grande), in vista delle paralimpiadi australiane, l’allenatore di una squadra di basket francese per ragazzi con handicap, trovandosi a corto di buoni giocatori, convinse dei ragazzi normali a fingersi handicappati perché voleva assolutamente un podio. Una truffa. Strada facendo scoprì con disappunto che non solo stava andando troppo bene (verso la medaglia d’oro), ma che anche altre squadre avevano fatto lo stesso giochetto sporco. Giochetto sporco? Beh, a parte scoprire i piaceri dell’alcol in libera uscita, lì nessuno si dopava. Il crinale di un film in cui i cosiddetti normali si mescolano ai cosiddetti non normali è, sin dai tempi di Idioti di Lars Von Trier, scivoloso, anche se poi tutti si commuovono se in Rain Man un normalissimo Dustin Hoffman finge di essere da una vita autistico, irrecuperabile e geniale. L’imbarazzo è tutto nella testa dello spettatore e nella banda di attori dove è difficile distinguere chi davvero lo è e chi ci fa, anche se non sempre alle gag ti viene da ridere in maniera liberatoria. Sarà politicamente corretto?

 

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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