Locarno 71. Diane

Diane fa tutto per tutti. Quasi nessuno fa qualcosa per Diane. Perché? Impegnato, depressivo.

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Diane di Kent Jones (Concorso) è la storia di una donna che fa molto per tutti mentre si direbbe che quasi nessuno faccia qualcosa per lei. Come mai? E come mai somiglia a molte storie analoghe della provincia americana per gente disperata ai bordi della terza età?Sospettiamo che esista un format per confezionare un film indipendente che possa essere premiato nei festival intelligenti. Diciamo che la struttura deve contenere molta povertà, un paio di persone allettate con malattie terminali o terminate da malattie inaspettate. In silenzio. Un membro della famiglia deve avere dei rimorsi e un altro almeno essere drogato e recidivo e poi finire in una setta religiosa intollerante E se vi innamorate di un personaggio non dovete aspettarvi che sia reso più simpatico: cela sicuramente qualcosa di inconfessabile. Poi ci vuole un colpo d’ala (e questo Diane in qualche modo ce l’ha) oppure passa nel contenitore generale dei film con poca luce, interni squallidi, cieli color cenere e bar desolati. Qui il colpo d’ala viene dal fatto che la protagonista (disposta a fare tutto per aiutare tutti) di base lavora a dare cibo agli affamati, e in finale sembra liberarsi dalle sue nevrosi e dai rimorsi con allucinazioni (molto alla Scorsese…). Però è proprio un film da Tribeca o da Sundance. Cioè, ormai, un genere a se stante in apparenza opposto al commerciale. In apparenza.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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