Locarno 71. Was uns nicht umbringt

Una ronde di malati d'amore attorno a un terapeuta malato d'amore. Tra transfert e pubblicità

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Was uns nicht umbringt di Sandra Nettelbeck (Piazza Grande) letteralmente si può tradurre Non era affatto oscuro (ed è un titolo plausibile, avendo al centro uno psicoterapeuta). Ma il titolo inglese che gli han dato suona Cosa non ci uccide. Il titolo italiano suggerito è Ma chi c’ammazza a noi?. C’è in Germania una ronde di personaggi che vanno o girano intorno a un analista, che sono l’ex moglie e la figlia del terapeuta, una signora in crisi con il gioco d’azzardo il cui figlio frequenta la figlia dell’analista, un uomo che non torna a casa ma è il preferito del cane salvato dal canile dall’analista, un gestore di pompe funebri con una stramba sorella, un guardiano di pinguini innamorato di una guardiana che a sua volta accudisce un vecchio vicino alla morte (che alla fine si rivela il padre che l’analista vide sparire dalla sua vita e che credeva morto), un pilota gay il cui amore è moribondo e che non vuole più volare. Il film gioca sulle coincidenze spesso tirate per i capelli (e non sarebbe un metodo meno quantistico di un altro) per passare da un caso all’altro, solo che alla regista piace accompagnare ogni scena che potrebbe preludere a una soluzione con una canzone che sottolinea che il momento è catartico e la soluzione vicina, ma di momenti catartici a un certo punto ce ne sono troppi e somigliano a quelli che nella pubblicità anticipano l’ineffabile intelligenza del prodotto. Il risultato è che questo genere di film si vuole moderno, brillante, disperato (ma non serio) e talvolta anche acido: invece cela un cuore di panna consolatorio. Troppi cuori di panna consolatorii alla fine stroppiano. E in fondo alla regista stava a cuore chiudere con un bacio. Potevano baciarsi tutti prima, ma vabbé

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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