Locarno 71. Alice T.

Tranche de vie di un’adolescente capace di far saltare i nervi

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Alice T. di Radu Muntean (Concorso) mette alla prova i nervi dello spettatore. Per la storia, perché Alice, adolescente in conflitto, adotta una strategia inutilmente arrogante in scontro frontale con la madre (adottiva?), per poi confessare d’essere incinta. Per la modalità di porgere la storia: molto poco dei motivi dello scontro ci vengono detti. Il che aumenta il nervosismo dello spettatore che si sente messo in attesa perenne. Poi, sottotraccia, una volta pacificato il rapporto madre/figlia/resto della famiglia sulla gravidanza, Alice si procura un aborto chimico, così, con la stessa nonchalance con cui prenderebbe qualcosa per sballare, e mantiene il segreto fino al successivo controllo clinico. Perché? Non si sa. Il film si limita alla pura narrazione. In questo senso adotta la strategia di Alice. Lo faccio e non so perché. E allora? Allora, sarebbe una scelta estetica curiosa se non fosse affogata in una mole di dati inessenziali che la rendono un po’ noiosa. Ma il senso potrebbe essere che la vita è fatta di particolari inessenziali e noiosi, e questo non è il genere di film  che segue il filone il cinema è la vita senza le parti noiose.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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