Locarno 71. Menocchio

Frammenti del primo processo per eresia al mugnaio Menocchio.

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Menocchio di Alberto Fasulo (Concorso) è cinema che si rifà alla storia, anzi alla microstoria, e racconta il processo a un mugnanio eretico che nell’alta Italia del 1500 viene giudicato per eresia. La sua eresia è molto concreta: la vita è dura ma bella, Dio è in tutto, le donne che partoriscono non sono vergini (quindi neanche la Madonna), Dio non si cura delle creature, Dio ha creato un universo simile al formaggio da cui le creature sono arrivate come i vermi (lo studio microstoriografico di Carlo Ginzburg sul processo a Menocchio si intitola appunto, Il formaggio e i vermi). Metodo di indagine nel film: il buio si squarcia per un po’ di luce, come in un Caravaggio, e ne escono con estrema lentezza le figure di Menocchio, dei suoi parenti e degli amici indagati dagli inquisitori. La Chiesa dopo Lutero vuole ristabilire l’Ordine e l’uniformità di dottrina, ma forse Menocchio non è davvero un seguace del Caos anche se dal film appare che predicava le sue idee ai pochissimi che gli stavano intorno. È un’idea di cinema tra il rosselliniano e il sobrio-lento-con-ambizione che rifiuta la messa in scena melodrammatica. Si può condividere spesso il pensiero del presunto eretico, ma non passano brividi per la sua filosofia e la sua sorte. L’effetto è quello di una sacra rappresentazione poveristica e talvolta, negli effetti sugli altri, oscura.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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