Luigi Grechi De Gregori: “Stare sul palco e suonare le mie canzoni: è questo il mio mestiere”

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Ph: Giuseppe De Gregori

Luigi Grechi De Gregori è instancabile nella sua produzione prolifica fra musica, esibizioni dal vivo e progetti collaterali. Una delle sue ultime imprese è stata la traduzione del graphic novel di Nick Hayes, La ballata di Woody Guthrie uscito quest’anno e dedicato alla vita del folksinger.

Dal 21 giugno è incrementata anche la sua produzione musicale in un modo del tutto particolare. Ogni mese uscirà un brano diverso sul suo sito web, nel suo personale spazio creativo, un salotto virtuale in cui invitare i suoi fan. Abbiamo parlato di questo e di altro durante la nostra intervista.

Dal 21 luglio è possibile ascoltare online sul tuo sito Tangos e Mangos, il secondo brano del tuo progetto che prevede la pubblicazione di una nuova canzone ogni mese. Quando è nata l’idea di fare un pezzo “allegro e balneare” come tu stesso l’hai definito?

Tangos e Mangos ha già qualche anno ma la suonavo solo in occasioni di bisbocce e allegre feste fra amici. Non davo nessuna importanza a questa stornellata esotica, messicaneggiante.  Poi però ho notato che suscitava sempre grande ilarità e quindi ho pensato di approfittare del fatto che il CD in qualche modo è morto, che non bisogna pubblicare le canzoni tutte insieme perché si possono benissimo pubblicare una alla volta, senza per forza contestualizzarle o affiancarle ad altri brani più seri; senza chiudersi nei ghetti. Quindi, se mi sono accorto di aver scritto, stranamente, una canzone di tutt’altro genere, divertente e disimpegnata, perché riservarla solo a pochi amici? Anche nella quotidianità di un cantautore esistono dei momenti di nonsense e ilarità. Perché reprimerli?

Un brano dall’atmosfera allegra ed estiva non poteva che essere pubblicato a luglio. Siamo curiosi di sapere cosa pubblicherai nei prossimi mesi, magari a natale.  

Per ora sono programmate le uscite del 21 settembre e il 21 ottobre. Ma da qui al 21 dicembre ci sarà senz’altro qualcosa da raccontare. Non credo che farò una canzone di natale, magari qualcosa di invernale.

Raccontaci di più di questo tuo progetto molto singolare di pubblicare i tuoi brani a cadenza mensile sul tuo sito.

Grazie a questo progetto mi piacerebbe far crescere il mio sito, perché sarebbe come poter invitare a casa degli amici, dei fan, potergli mostrare i miei progetti, raccontargli ciò che mi viene in mente, fargli ascoltare cose nuove…

…Una sorta di democratizzazione della musica. 

Sì, vorrei che ci fosse un contatto più personalizzato. Da parte mia questo richiede naturalmente lo sforzo di essere presente sul sito, renderlo dinamico e farlo assomigliare a un blog, con la finalità di comunicare.

Considerando che il tuo progetto si concretizza nell’ambito del mondo digitale, come definiresti il tuo rapporto con il web e in particolare i social media?  

Non uso i social media. Mi soddisfa poter comunicare con i mezzi ordinari come il telefono o le e-mail. Non sento la necessità di essere informato su diecimila altre cose, perché mi piace cercare autonomamente le informazioni che mi interessano. In questo senso il web è meraviglioso perché riesco a trovare di tutto, dalle canzoni sepolte alle curiosità più disparate.

Pur constatando in qualche modo la scomparsa del concetto tradizionale di album, come prodotto progettato, concepito e pianificato, noto che non c’è amarezza nell’approcciarti ad un nuovo modo di comunicare la tua musica. È così?

Tutti gli artisti hanno dovuto affrontare dei cambiamenti nella comunicazione. Accadde nel cinema quando si passò dal muto al sonoro, ai musicisti nel loro approccio alla radio o al disco. È sempre stato necessario cambiare, adeguarsi alle nuove tecnologie. Cambia il modo di distribuire la musica, cambia il mercato.

Il mio obiettivo principale è quello di avere maggiore visibilità per avere più occasioni di suonare dal vivo. Stare sul palco e suonare le mie canzoni, è questo il mio mestiere. Non si tratta tanto di raggiungere un successo economico, quanto più di far sì che aumentino le occasioni di suonare dal vivo. Sono cresciuto musicalmente al Folkstudio di Roma, a contatto con musica da tutto il mondo, svincolato dai rituali del mercato: un’esperienza che mi ha talmente arricchito che vorrei che continuasse.

Come valuti il panorama odierno dei cantautori in Italia?

Per quanto riguarda il cantautorato emergente che si ascolta sui media, ci sono dei personaggi interessanti, tanti bravi professionisti. Personalmente trovo però più energie creative nelle province, negli angoli d’Italia, dove scopro dei talenti veri che meriterebbero di essere conosciuti, mentre invece il sistema di selezione del mercato non è adeguato a farli emergere. Molti si appiattiscono su temi e generi di canzone che possono risultare costruiti.

Cosa dovrebbe cambiare per far sì che questi talenti possano emergere?

Dovrebbero cambiare le leggi che regolano il mondo dello spettacolo, obsolete in Italia. La musica anglosassone domina perché può avvalersi di un’infinità di posti che grazie alla musica dal vivo riescono a far crescere i talenti, partendo dai piccoli posti a situazioni via via più interessanti. Gli artisti vivono da professionisti a vari livelli, favorendo in questo modo la produzione di una musica migliore.
In Italia c’è poco spazio per la musica dal vivo e le novità nascono nei talent. Di conseguenza il prodotto risulta essere molto confezionato, secondo me a discapito delle energie creative spontanee.

Secondo te questo è dovuto ad una mancanza di domanda o piuttosto di offerta?

Direi che c’è una confusione di mercato, perché esiste un pubblico disposto a fruire di musica nuova, ma le novità non nascono se non da una pratica quotidiana, dalla possibilità di poter suonare in più occasioni, non necessariamente professionali. Poi però mi pare che ci sia un interesse decrescente per la musica e la canzone, perché esistono tante altre forme di intrattenimento che la gente può giustamente preferire. Non tutti sono costretti ad amare la musica in quanto tale. Esiste ad esempio chi preferisce la musica ballabile a quella d’ascolto. In questo senso sarebbe necessario creare gli spazi giusti per le varie occasioni, mentre invece finisce tutto nello stesso calderone.

Dal punto di vista della musica, esiste un periodo al quale sei particolarmente affezionato, che vorresti rivivere?

Ho nostalgia di una certa canzone italiana, fatta di grandi interpreti come ad esempio vecchie canzoni d’anteguerra nello stile de Il Pinguino Innamorato o, andando più in là negli anni, di interpreti come Buscaglione o Carosone… Erano anni di gran godimento musicale, con ottimi musicisti e uomini di spettacolo che diedero vita a belle invenzioni. C’era più fantasia, ci si esponeva di più e c’era una gran varietà di proposte.

Rispetto al tuo percorso hai invece qualche rimpianto?

Ho rimpianti a causa della mia inesperienza giovanile, perché non credevo in me stesso e mi affidavo troppo alla produzione. Da quando ho iniziato a tenere in mano le redini di ciò che faccio, naturalmente con la collaborazione di bravissimi musicisti, posso ritenermi abbastanza soddisfatto. Il vero successo è fare qualcosa nel modo in cui lo avevi immaginato, avendo in mente un progetto, un’idea di come colorare il pezzo, potendo imporre determinate scelte di strumenti, di arrangiamento. In questo modo, il risultato è qualcosa che mi rappresenta davvero.

 

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Classe '86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione. Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere, poi a Venezia e infine a Milano per lavoro.

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