“Like an icon”: buon compleanno, Madonna

La poliedrica star taglia il traguardo delle 60 primavere e noi la festeggiamo con un piccolo viaggio fra le sue interpretazioni più indimenticabili.

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Immagine tratta dal profilo Instagram di Madonna

Il 16 agosto del 1958 a Bay City, nel Michigan, nasce Madonna Louise Veronica Ciccone, che più tardi diventerà semplicemente Madonna: cantante, ballerina, musicista, attrice, regista, produttrice, attivista, scrittrice, da trent’anni e più una vera e propria icona dell’immaginario pop a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo. Prima di Beyoncé e Lady Gaga, prima che i live dalle costosissime, clamorose scenografie e i costumi di scena — ma non solo — in equilibrio tra esasperata estrosità e kitsch incontrovertibile diventassero abitudine, c’è stata lei, ancora oggi la Queen of Pop, artista eclettica e decisamente fuori dagli schemi, tanto osannata quanto discussa, che ha ridisegnato e rivoluzionato il concetto stesso di star scegliendo di usare come matita un anticonformismo creativo e visivo, ma anche attitudinale, volutamente provocatorio (a volte, inutile negarlo, eccessivamente tale) che l’ha portata e la porta a essere spesso tacciata di una stucchevole teatralità, senza però che queste accuse ne abbiano intaccato mai la sfacciata libertà d’espressione.

In occasione del suo sessantesimo compleanno proveremo a creare una playlist dei brani e delle performances più significativi e d’impatto, per quanto arduo sia provare a riassumere in pochi frames una carriera che inizia nel 1983 con la pubblicazione del suo primo album, Madonna, per poi irradiarsi in ogni direzione, abbracciando l’intero, caleidoscopico spettro del fare arte.

1984, Like a virgin

Singolo di enorme successo tratto dall’omonimo album, il primo di una artista a superare la soglia dei cinque milioni di copie vendute (certificato diamante, con gli anni le copie vendute raggiungeranno l’astronomica cifra di ventun milioni). Qui di seguito la performance agli MTV Video Music Awards del 1984, che viene considerata una delle più iconiche della storia della musica pop anni ’80-2000: siamo ancora agli esordi, infatti, ma Madonna è già diventata un punto di riferimento per ragazzine e donne, dettando uno stile che identificherà per sempre gli Eighties: giubbini in pelle, gonne multicolore spesso indossate su pantaloni a tre quarti, mèches bionde su capelli vaporosi, gioielli con icone sacre, calze a rete. E il vestito da sposa, il simbolo della purezza per eccellenza, indossato con intento canzonatorio, che fa gridare allo scandalo i moralisti del tempo fino a chiedere che sia il video ufficiale che la canzone vengano rimossi dalla circolazione. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma.

1986, Papa don’t preach

Tratto dall’album True Blue, terza pubblicazione dell’artista americana che riesce a raggiungere il primo posto in classifica in 28 paesi,segnando a quel tempo un record assoluto. True Blue vende in tutto 25 milioni di copie, finendo per diventare l’album che risconterà il maggior successo commerciale nella carriera di Madonna: nel 1992, infatti, il Guinness World Records gli assegna il titolo di “album di un artista di sesso femminile più venduto della storia”. Il singolo ancora una volta viene attaccato da una parte dell’opinione pubblica, in questo caso dai cattolici: il testo racconta, infatti, di una teenager che confessa al padre la propria gravidanza e Madonna lo dedica provocatoriamente a Giovanni Paolo II, che aveva chiesto espressamente al pubblico di boicottare i suoi concerti italiani. Nel 2009, in una intervista per Rolling Stone, l’artista dichiara che “questo pezzo rientra perfettamente nell’ambito della mia personale battaglia contro figure maschili autoritarie, siano esse il Papa, la Chiesa Cattolica o mio padre con i suoi punti di vista reazionari e patriarcali”.

1990, Vogue

Singolo tratto dal secondo soundtrack album, I’m breathless, contenente appunto i pezzi tratti dalla colonna sonora del film Dick Tracy, Vogue trae il nome da uno stile di danza del quale Madonna viene a conoscenza grazie a due artisti newyorkesi,Jose Gutierez e Luis Camacho. Il video ufficiale, diretto dal grande regista David Fincher, riceve nove nominations agli MTV Video Music Awards, conquistandone tre e classificandosi al secondo posto nella classifica stilata dall’emittente dei 100 migliori video mai realizzati, mentre il singolo, con circa sei milioni di copie, è il più venduto del 1990. Qui riproponiamo la performance proprio agli MTV Video Music Awards del 1990, una delle più sofisticate e ricche della storia della musica in TV: come omaggio al mondo drag, nel quale lo stile dance vogueing è nato, Madonna e i ballerini indossano abiti Rococo ispirati ai costumi del film Le relazioni pericolose e la coreografia è così complessa da mandare in crisi gli stessi coreografi. Il risultato finale, però, è impeccabile e indimenticabile.

1996, Don’t cry for me Argentina

Un salto in avanti di sei anni per ricordare quello che è stato probabilmente il passaggio più importante di Madonna nel mondo del cinema, Evita, racconto della vita e delle opere della consorte del dittatore argentino Juan Domingo Perón. L’esordio da protagonista avviene nel 1985 con Cercasi Susan disperatamente, considerato dai critici solo un veicolo pubblicitario per la carriera musicale dell’artista, ma è grazie alla pellicola diretta da Alan Parker (anche co-sceneggiatore insieme a Oliver Stone) e ispirata all’omonimo concept album realizzato nel 1976 dal duo delle meraviglie Andrew Lloyd Webber e Tim Rice (album dal quale è stato tratto un musical, opera dei medesimi autori, nel 1978) che Madonna prova a mostrare un nuovo volto del suo talento: quello attoriale. In seguito ne dirà: “questo è il ruolo che sono nata per interpretare. E sono fiera di Evita più di quanto io lo sia di ogni altra cosa che ho fatto”. L’interpretazione porta l’artista a conquistare un Golden Globe come Miglior attrice – sezione Musical o Commedia.

1998, Frozen

Dopo la nascita della figlia Lourdes Maria, Madonna si avvicina alla disciplina esoterica della Kabbalah e la sua svolta spirituale permea l’intero album Ray of Light, del quale Frozen rappresenta il primo singolo. L’album, dalle complesse sonorità con contaminazioni elettroniche, dance e ambient, vende più di sedici milioni di copie, conquista ben quattro Grammy Awards e viene inserito da Rolling Stone nella classifica dei 500 migliori album di tutti i tempi, mentre il singolo debutta al primo posto nel Regno Unito (mai accaduto prima a un pezzo dell’artista americana) .

2005, Hung up

Nuovo millennio, altro radicale cambiamento di stile per la Queen of Pop: nel novembre 2005 viene pubblicato il decimo album in studio, Confessions on a Dance Floor, ideato e realizzato come un vero e proprio dj set. L’album, fortemente ispirato alla dance music degli anni ’70-’80, raggiunge la prima posizione in 40 paesi del mondo (conquistando un Grammy come Best electronic/dance), mentre il singolo Hung up in 41, garantendo all’artista l’ennesimo Guinness World Record. Hung up contiene il campionamento di una parte di Gimme! Gimme! Gimme! (A Man After Midnight) degli ABBA: è solo la seconda volta che il gruppo svedese concede l’autorizzazione all’utilizzo di una sua opera.

2016, Omaggio a Prince

Ai Billboard Music Awards del maggio 2016, a solo un mese di distanza dalla tragica scomparsa di Prince, Madonna omaggia lo straordinario artista di Minneapolis con una versione solo della struggente Nothing compares 2 you, per poi duettare con Stevie Wonder sulle note di Purple rain. Brividi di pura e commossa emozione in sala e da casa.

Bonus nerd: 2011, Madonna regista

Nel settembre 2011 viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia W.E., opera prima dell’artista nelle vesti di regista e co-sceneggiatrice (insieme ad Alek Keshishian, già suo collaboratore per il documentario Truth or Dare del 1991 e due dei suoi video). La storia è quella dell’amore tra Wally Winthrop, una casalinga newyorkese, ed Evgeni , responsabile della sicurezza a una mostra di gioielli della compagna di Re Eduardo VII, Wallis Simpson. I racconti delle due passioni procedono affiancati, in un continuo saltare tra presente e passato poco fluido sia dal punto di vista narrativo che visuale, cosa che porta il film a ricevere critiche spietate da parte degli addetti ai lavori e a floppare drammaticamente al botteghino. Si tratta comunque di una nuova sfida che Madonna affronta con determinazione e coraggio, dunque vale la pena di ascoltarla descrivere il suo approccio alla sceneggiatura e alla direzione degli attori (tra essi, Oscar Isaac, qui convincente e intenso nei panni di Evgeni, che due anni dopo, grazie alla magistrale interpretazione del protagonista nella pellicola dei fratelli Coen Inside Llewyn Davis, dimostrerà d’essere uno dei più talentuosi e completi artisti della sua generazione).

Di nuovo TANTI AUGURI, Louise Veronica!

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Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più sulla vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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