Intervista a Davide Pezzin: “Quell’irreale ritorno in macchina col Liga dopo lo stop del tour…”

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Non si ferma mai, Davide Pezzin. Per il bassista vicentino prima un tour infinito con Ligabue, iniziato, interrotto e poi ripartito per un totale di oltre sessanta date, poi due progetti live con Cristiano De André, tra cui l’attesissima riproposizione di Storia di un impiegato, concept album di Faber del 1973. In più ci sono anche i 3D: Davide Repele, Davide Devito e, appunto Davide Pezzin, che spaziano tra jazz, flues, fusion, funk e altri generi e che hanno avuto l’onore di poter ospitare in una notte speciale le sorelle Lorelei e Durga McBroom, storiche coriste dei Pink Floyd (qui potete trovare l’intervista alle sorelle McBroom).
Tra un impegno e l’altro siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con Davide ripartendo da dove l’avevamo lasciato l’ultima volta che ci siamo visti (qui la nostra intervista precedente) per fare un bilancio di questi anni e farci raccontare i progetti in cantiere.
Buona lettura!

Ci ritroviamo dopo un paio d’anni dal nostro ultimo incontro e la prima cosa che ti voglio chiedere è se e come è cambiato Davide in questi due anni.

Oddio, che domanda difficile (ride, ndr)! In realtà non penso di essere cambiato molto. Si cambia sempre un po’ e ci deve essere sempre una sorta di evoluzione, ma è un passaggio generalizzato dal punto di vista umano e professionale. Penso in realtà di essermi abbastanza stabilizzato, non nel senso che mi sono fermato e non ho voglia di progredire, ma nel senso che sono successe tantissime cose nel frattempo. In questi quattro anni, ad esempio col Liga, sono successe talmente tante cose che sto metabolizzando solamente in questi giorni tutto quanto, perché nel momento in cui accade non hai il tempo di pensarci. E’ una cosa strana, perché è tutto un susseguirsi di emozioni talmente grandi che non riesci a gestirle, non riesci a collocarle nella giusta maniera, mentre quando diventano un ricordo entrano in un’altra dimensione, prendono un’altra forma e allora lì secondo me in qualche maniera le gusti anche di più, magari vedendo qualche fotografia, qualche scatto, qualche video di quello che è successo: torni indietro con la mente, come immagino succeda a tutti, e ti dà una certa emozione o ti genera una suggestione. Quindi penso di avere ancora bisogno di metabolizzare che cosa è successo perché in questi ultimi anni di cose ne sono successe davvero tante. Forse questa domanda potrai farmela fra due o tre anni e potrò dirti effettivamente che cosa è successo.

Ok, allora inizia a prepararti la risposta perché tra due anni ti rifaccio la domanda.
Gran parte di questi ultimi anni sono stati occupati da Made in Italy: prima il disco,poi lo stop e infine la ripresa del tour. Com’è stato dover affrontare questo momento, tra l’altro capitato quest’estate anche con Cristiano De André?

Sì, tanto che addirittura mi è venuto il dubbio che ci fosse un minimo comun denominatore per queste vicende, cioè io (ride, ndr)!
Non è facile affrontare un momento del genere, per nessuno, dal punto di vista sia psicologico che logistico. Con Ligabue poi è stato ancora più difficile anche per la dimensione del progetto, che prevedeva una sessantina di date e ci avrebbe tenuto occupati per un tot di mesi: tu sei psicologicamente carico per affrontare questi mesi, poi fai dieci date e il giorno dopo sei lì a casa che guardi fuori dalla finestra e dici “Ok, adesso cosa faccio?”. Dal punto di vista professionale e lavorativo nel frattempo hai anche trovato i vari sostituti per le altre situazioni musicali, quindi ti ritrovi ad essere fermo. Dal punto di vista psicologico hai una ricaduta perché non sai come scaricare tutta l’adrenalina che avevi accumulato. Con Luciano abbiamo fatto le due date di Milano al Forum di Assago: la prima sera è andata benissimo, è stato un concerto clamoroso e anche dal punto di vista vocale non aveva avuto nessun problema, invece la seconda sera non riusciva ad arrivare a certe note e lì si è reso conto che c’era il problema, quindi c’è stata la dichiarazione che doveva fermarsi con il tour. Mi ricordo perfettamente il ritorno a casa: io di solito monto sul furgone con gli altri ragazzi, invece quella sera dovevo tornare a Correggio e l’unica macchina che tornava lì era ovviamente quella di Luciano. In auto c’erano Luca Guerra e Ligabue davanti e io dietro, e si percepivano una tensione, un clima funereo e un silenzio irreale: nessuno ha detto niente per tutto il viaggio, oltretutto con tutti i dubbi del caso che vengono in mente in queste situazioni. Per fortuna poi tutto si è risolto nel migliore dei modi e, se posso dire la mia, voce di Luciano ora è più bella di prima perché oltre all’operazione all’edema hanno anche ripulito le corde vocali e quindi in qualche maniera questo trattamento particolare l’ha aiutato ad utilizzarle al meglio e oggi la sua voce è ancora più bella e più pulita, un po’ come se avesse fatto un tagliando (ride, ndr).

Il tour di Cristiano De André è ripartito da pochi giorni e in autunno esordirà anche un live incentrato sull’album di Fabrizio Storia di un impiegato. In che modo avete affrontato gli arrangiamenti di quel disco per adattarli alla dimensione live?

Io ho ascoltato solo qualcosa del nuovo lavoro e al momento sono stati arrangianti 3-4 brani da Stefano Melone e Osvaldo Di Dio, che si sono chiusi in casa di Cristiano per lavorare insieme all’adattamento in chiave musicale moderna di Storia di un impiegato. Purtroppo col problema alle corde vocali che ha avuto Cristiano si è fermato il lavoro di arrangiamento dei brani e per non rovinare l’aspettativa che c’è su questo nuovo tour abbiamo preferito fare un live estivo “best of” e posticipare all’inverno il concerto concept.

Oltre ai live con De André e ai megatour con Luciano sei impegnato con un progetto chiamato 3D, che al Jazz by the pool di Abano Terme ha visto la collaborazione anche di Durga e Lorelei McBroom, storiche coriste dei Pink Floyd e che in diverse date ha accompagnato anche lo stesso Cristiano De André. Cosa sono i 3D e com’è nata la collaborazione con le sorelle McBroom?

Quella serata è stata memorabile. Nel senso che il fatto di collaborare con Durga e Lorelei ci permette di sfruttare al massimo la nostra peculiarità di essere molto versatili come trio e visto che ci piacciono la fusion, il jazz, il blues, il funk, non c’è situazione migliore per noi per poter esprimere la nostra musicalità e la nostra versatilità. La collaborazione è nata grazie alla nostra manager Moira, che canta in un tributo ai Pink Floyd ed ha quindi avuto la possibilità di conoscere Durga quando si era unita alla sua band per una collaborazione come ospite. Poi ci ha detto che sarebbe venuta anche Lorelei direttamente da New York per fare un duo con sua sorella, quindi quale occasione migliore? Da lì è nata l’idea di portarle fuori dal contesto Pink Floyd e con loro ci siamo trovati subito bene. Con loro facciamo un repertorio con un 30% di jazz e swing, andando poi verso una fusion anni ’80 come Steely Dan o Weather Report. Insomma si spazia su vari fronti, riusciamo a sfruttare fino in fondo le loro voci straordinarie e in più noi siamo contenti perché è la nostra musica preferita e dove ci sentiamo più “comodi” e felici.

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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