“Non mi avete fatto niente”: con Emergency la musica chiede PACE.

In occasione della diciassettesima edizione dell'incontro nazionale della ONG, tanti artisti sul palco chiamano i giovani a un concreto impegno per un mondo migliore.

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Decine di migliaia di persone, un palco, dei musicisti, un medico, i volontari della sua associazione, alcuni artisti, delle telecamere. Una ricetta perfetta per una festa in musica che è molto di più di una celebrazione gioiosa: parliamo infatti del diciassettesimo incontro nazionale di Emergency, ONG fondata da Gino Strada e da sua moglie Teresa Sarti Strada nel 1994. Una due giorni di interviste e spettacolo per provare a capire, con l’aiuto di chi in Emergency lavora ogni giorno e di chi invece ne condivide le finalità da altre posizioni all’interno della società civile, cosa significhi credere ancora nella possibilità di lavorare per la pace oggi, quando l’eterna speranza dell’uomo di costruire un mondo nel quale ci siano sufficienti spazi e mezzi per la realizzazione tanto dei propri sogni, quanto di quelli altrui, senza che i due sentieri vadano a incrociarsi creando reciproci ostacoli e difficoltà nel procedere sembra aver ormai abdicato, per una forma gravissima di astenia da frustrazione e rabbia, ma anche da colpevole ignoranza, al più sordido e vile dei sentimenti: la paura che le lacrime degli altri risultino più strazianti — e quindi più meritevoli di essere asciugate —  delle proprie. Specialmente se figlie di occhi troppo diversi per colore e storia.

La manifestazione, iniziata venerdì 7 e culminata sabato 8 nel grande concerto in Piazza Fiera a Trento, ha visto alternarsi nelle varie location giornalisti (tra gli altri, Enrico Mentana), scrittori, medici, sindacalisti e, appunto, artisti, come Neri Marcorè che, proprio venerdì, ha dato vita a un affascinante live acustico raccontando la guerra, la politica e i gravissimi rischi connessi all’affidare passivamente ad altri la responsabilità di edificare anche il nostro futuro attraverso le parole e le note dei cantautori italiani che più di altri hanno creduto nella musica come contenitore di valori e veicolo di sproni come Giorgio Gaber e Fabrizio De André.

Sabato sera, invece, a salire sul palco sono stati Nek, Fiorella Mannoia, Ermal Meta e Fabrizio Moro. Proprio a proposito dei due artisti che hanno vinto l’edizione 2018 del Festival di Sanremo, ci sembra doveroso ricordare che la loro presenza non era una semplice partecipazione a un evento benefico, ma molto di più. Il 7 giugno scorso, infatti, sulla neonata Zelig TV — ne approfittiamo per ricordare che Zelig e Smemoranda sono partners storici di Emergency — è andato in onda uno speciale intitolato proprio Musica per Emergency, che documentava l’incontro di Meta e Moro con Gino Strada presso casa Emergency a Milano. In quella sede i cantautori hanno raccontato che, fin dalle prime fasi della creazione del brano che ha conquistato il primo posto all’Ariston, Non mi avete fatto niente, avevano avvertito forte la sensazione che la storia delle ferite inferte con violenza dai tragici attentati terroristici portati a compimento in Europa negli ultimi tre anni, una storia di gente sull’asfalto e sangue nella fogna, di orfani e vedove, di sogni spezzati da ruote impazzite e di forza inaspettata e potente da nel sorriso inscalfibile e inevitabile dei bambini, non appartenesse a loro, ma all’umanità che l’aveva vissuta sulla propria pelle e, di riflesso, a chi si adopera ogni giorno perché le quelle ferite figlie di una impietosa follia diventino cicatrici da vestire di una speranza nuova. Da questa riflessione è scaturita immediata la decisione di devolvere, a prescindere dall’esito del Festival, tutti i diritti d’autore generati dal brano a Emergency, così come nel lontano 1999 avevano fatto Ligabue, Jovanotti e Piero Pelù con la loro Il mio nome è mai più, scritta sull’onda emotiva generata dalla drammatica guerra nella ex Jugoslavia prima e nel Kosovo poi e primissima ispirazione per Fabrizio Moro, dal quale è partita l’idea per questo progetto artistico realizzato poi con il suo collega e amico Meta e con Andrea Febo, terzo coautore del brano.

La sensibilità e l’attenzione dimostrate da Ermal e Fabrizio in questa circostanza, per quanto rare come hanno ribadito ieri sera sia Nico Colonna, direttore di Smemoranda, che lo stesso Strada, non suonano sorprendenti all’orecchio di chi dei due artisti conosce la storia: percorsi umani differenti e differenti stili artistici, Meta e Moro hanno però in comune quelli che sono i pilastri fondanti di una solida e fruttuosa collaborazione artistica, nonché di un duraturo e altrettanto solido successo, che sono l’amore e il rispetto viscerali per la Musica, l’integrità nello scegliere il percorso da compiere alla volta del traguardo, l’onestà nel rapportarsi con il pubblico e l’empatia essenziale affinché una emozione raccontata non sia sterile esercizio di stile, ma sentimento vissuto, trasfuso e scambiato senza intermediazioni né tecniche, né tattiche.

Ermal Meta, una volta intrapresa la carriera da solista in occasione del Festival di Sanremo 2016 e il brano Odio le favole (terzo classificato nella categoria Giovani) —  ricordiamo che è stato prima chitarrista con gli Ameba 4 e poi solista del gruppo pugliese La Fame di Camilla — ha fatto della essenzialità narrativa la propria cifra stilistica. Una essenzialità che però, è importante sottolineare, non è mai sinonimo di banalità, né tanto meno sono banali e rozze  le sonorità che supportano e abbracciano i suoi testi: le cicatrici e le carezze sono le impronte digitali di ciascuno di noi, sempre diverse eppure comuni a tutti. Ed è nel loro essere così, ossimoriche, che risiede la grande difficoltà di descriverle con una altrettanto apparentemente ossimorica “ricercata semplicità”. Della musica di Ermal questa semplicità è il fulcro, ed è una semplicità dall’ordito molto complesso: c’è studio, c’è ricerca, c’è tecnica, c’è coraggio, c’è sperimentazione, ma non c’è ombra d’inganno. Perché, come lui stesso scrive nella canzone Caro Antonello, “c’è molta differenza fra il trucco e la magia” e un trucco, quando la vita non solo la si vuol raccontare, ma di quel racconto si vuol fare uno specchio nel quale ognuno può riconoscere e conoscere se stesso, non sopravvivrebbe per più del tempo di un accordo.

Lo stesso vale per Fabrizio Moro, che però da sempre ha scelto di puntare su una creatività più sanguigna, ma altrettanto sincera e ricercata dal punto di vista testuale e melodico: se Ermal è narratore degli sbalzi e dei balzi della vita, occhi agli astri e mani sull’anima, Fabrizio concentra la sua attenzione sul suolo, sui suoi dossi traditori e la sua polvere che offusca gli occhi, sui fiori che respirano orgogliosi tra l’asfalto e sui fori nei quali piantare pilastri. Più sfrontato, più costruttivamente rabbioso, più scomodo, più ruvido, ma non per questo incapace di slanci poetici incantevoli. Entrambi, però, cantano, scrivono, compongono, si raccontano e raccontano con disarmante onestà, sfrondata di qualsiasi pretesa di perfezione, compiacimento autoreferenziale o concessione all’incasellamento rasserenante. Eccezioni per alcuni preziosissime, per altri spaventose, in un universo sonoro e artistico che, se si vuol dare peso alle classifiche e ai social, appare sempre più noiosamente omogeneo, al punto da far sparire contorni e gradazioni di colore e trasformare ogni stile e ogni personalità in un bianco troppo insulso per far luce e troppo uniforme per creare ombre interessanti.

Ci soffermiamo più a lungo sui  vincitori dello scorso Sanremo perché il concerto per Emergency e l’ufficializzazione della cessione totale dei diritti d’autore hanno rappresentato la chiusura perfetta del percorso che insieme hanno iniziato nell’estate del 2017, quando l’idea di scrivere questa “danza contro la paura”, come essi stessi hanno definito Non mi avete fatto niente, ha iniziato a rimbalzare tra i loro pensieri e le loro dita: la partecipazione al Festival (giunta assolutamente inattesa, perché non programmata) con il noto esito; poi, il quinto posto all’Eurovision Song Contest a Lisbona grazie al supporto di un pubblico internazionale che ha accolto con incredibile affetto un testo di difficile comprensione a un orecchio non allenato alle sonorità della lingua italiana ma di diretta presa su un cuore abituato a sentire senza mediazioni linguistiche di sorta; ancora, i rispettivi concerti-evento, per Meta al Forum di Assago il 28 aprile e per Moro allo Stadio Olimpico il 16 giugno, ai quali i due artisti si sono reciprocamente invitati per eseguire insieme la loro creazione. Di occasione in occasione, Non mi avete fatto niente e cresciuta e ha progressivamente travalicato i confini che la definivano come brano sì ricco di significati e di emotività, ma pur sempre una canzone, trasformandosi al contempo in un abbraccio rumoroso e solido, in polvere scrollata via con decisione dopo una caduta rovinosa, in ferita medicata, in lacrima di dolore che diventa sguardo più nitido sul mondo, in strada costruita sulle macerie di muri linguistici ed esperienziali crollati senza sforzi, in abbraccio collettivo che è grido di rabbia e proposito di rinascita insieme. E quale luogo migliore per celebrare un abbraccio collettivo a un mondo in ginocchio di una manifestazione di Emergency? Quale stretta è più calda di un dono fatto con consapevole spontaneità, quando con una spontaneità altrettanto consapevole e altrettanto colpevole troppo spesso si tende invece a dimenticare un gesto di affetto dandolo per scontato, quasi per doveroso, o a dimenticare che il benessere non è una elargizione a divinis da sfruttare, ma un albero destinato inevitabilmente a morire se i frutti maturi non vengono raccolti da altre mani? Quale scelta migliore, per quella raccolta, di mani che portano i segni dell’insulto del tempo e della fatica, del terreno e del sangue, ma che proprio per questo è certo che di quei frutti sapranno far tesoro?

IL CONCERTO

E veniamo, dunque, al cuore della festa: il concerto. Dopo la presentazione della serata, condotta da Carolina Di Domenico, nel corso della quale la direttrice di Emergency, Rossella Miccio, traccia una vera e propria biografia dell’ONG raccontandone la storia, le finalità, i progetti realizzati e gli obiettivi futuri, ad aprire le danze è Nek, di ritorno  al Brasile dove ha da poco preso parte a una iniziativa della associazione Nuovi orizzonti a sostegno dei bambini costretti a crescere nelle favelas; l’artista propone Laura non c’è, storico successo del 1997, Lascia che io sia, canzone vincitrice del Festivalbar nel 2005, Se telefonando, portata al successo nel 1966 da Mina e la cui interpretazione è valsa al cantautore emiliano il premio come miglior cover al Festival di Sanremo del 2015 e Fatti avanti amore, seconda classificata al Festival nonché Premio sala stampa Lucio Dalla sempre nell’edizione 2015.

Dopo Nek, a salire sul palco è Fiorella Mannoia, artista storicamente impegnata al fianco di Emergency e di diverse altre associazioni con finalità benefiche, e sempre in prima fila in occasione di manifestazioni e iniziative per la difesa e la promozione dei diritti; Fiorella incanta il pubblico con Mio fratello che guardi il mondo —impossibile dimenticare la straordinaria performance, in duetto con Claudio Baglioni, su questo stesso pezzo a chiusura del monologo sull’emigrazione, tratto dall’opera La notte poco prima delle foreste, interpretato da Piefrancesco Favino nella serata finale dell’ultimo Festival di Sanremo capolavoro di Ivano Fossati del 1992, In viaggio, canzone-lettera a una figlia immaginaria scritta dalla Mannoia nel 2012, per poi lasciare spazio a Gino Strada per un intervento moto duro ed emozionante nel quale il medico e fondatore della ONG sottolinea ancora una volta l’importanza del restare umani mantenendo sì ben sintonizzato il cuore sulle altrui sofferenze, ma anche la mente determinata a rifiutare la propaganda razzista che gonfia dati e soffia vento tra le vele della paura del diverso, continuando ad adoperarsi perché non abbia mai a spegnersi, nonostante tutto, la speranza di un mondo capace non di tollerare, ma di rispettare, non di riparare, ma di rifiutare la distruzione, non di esportare democrazia di facciata e farmaci scaduti, ma semi di concreta rinascita e dignità in ogni condizione di salute a prescindere dai mezzi economici di chi chiede aiuto. Dopo un lungo, meritatissimo applauso, Fiorella Mannoia torna in scena per interpretare Io non ho paura, brano anch’esso del 2012 che racconta le paure e i sogni di chi lascia la propria terra e cerca nel mare intorno a sé la strada verso una vita nuova.

Arriva il momento del duetto e l’artista chiama sul palco Ermal Meta, con il quale intona A parte te, versione originale di un testo scritto dal cantautore italo-albanese e poi riarrangiato, con parziale riscrittura del testo, per un altro duetto della Mannoia, questa volta con Moreno Donadoni, dal titolo Sempre sarai, nel 2014.

Fiorella si congeda e tocca a Ermal continuare il suo minilive; il pezzo scelto è Vietato morire, terzo classificato  e Premio della critica Mia Martini al Festival di Sanremo 2017, struggente e potente racconto dell’infanzia complessa dell’autore che è però soprattutto un inno alla disobbedienza contro qualsiasi minaccia — fisica o emotiva che essa sia — alla dignità e all’integrità della persona scevro da qualsivoglia pietismo e uno sprone a non dare mai per ineluttabile un destino che ci appaia inciso sulla pelle e nei passi come un tatuaggio.

Segue 9 primavere, ballad dolce e malinconica che, sebbene anch’essa autobiografica, per la sua realistica sincerità può essere indossata alla perfezione da chiunque si sia trovato a dover affrontare le medesime vicissitudini, e poi Io mi innamoro ancora, singolo dell’estate che si appresta a terminare, scatenata e leggera — ma tutt’altro che scontata — celebrazione dell’amore per tutto ciò che ci rende chi siamo, perché, come Ermal stesso ha detto in una toccante riflessione durante un suo recente concerto, l’amore è speranza e la speranza è vita, perciò non si smette mai davvero di amare, a prescindere dall’oggetto del sentimento.

A questo punto, salgono in scena la presentatrice, Fabrizio Moro, Gino Strada e Nico Colonna, per ufficializzare la cessione dei diritti d’autore di Non mi avete fatto niente alla ONG. I due cantautori, come scritto in precedenza, raccontano che la scelta è stata compiuta di comune accordo e senza alcuna difficoltà nel momento nel quale entrambi hanno realizzato che i sentimenti descritti nel brano potevano essere fino in fondo compresi solo e soltanto da chi si è trovato ad affrontare in prima persona le atroci ricadute fisiche ed emotive dell’odio, mentre sia Colonna che Strada sottolineano quanto gesti del genere, che dovrebbero rappresentare una sana consuetudine, sono invece tanto rari quanto preziosi, e il fondatore di Emergency aggiunge di aver trovato nei due artisti degli amici sinceri fin dal primissimo incontro, auspicando che un tale esempio di generosità sia emulato da un numero sempre maggiore di colleghi, nonché dai loro molto numerosi supporters.

Arriva finalmente il momento di Non mi avete fatto niente che, come è accaduto ogni volta che questa danza di resilienza e speranza è stata eseguita dal vivo da Sanremo in poi, genera fin dalla prima nota il coinvolgimento festoso, appassionato e profondamente emozionante/emozionato di tutto il pubblico.

Ermal Meta lascia si congeda e lascia così il palco nelle mani sapienti del suo amico e socio Moro, il quale dà vita a un live acustico chitarra e piano intenso e affascinante, eseguendo prima Pensa, trionfatrice nella sezione Giovani al Festival di Sanremo 2007 (in occasione del quale conquista anche il Premio della critica Mia Martini), grido di coraggio e orgoglio, di dignità e tenacia, diventata ormai colonna sonora di tutte le manifestazioni e le inziative contro le mafie; poi, Sono solo parole, dolce e grintosa ballad scritta nel 2011 e affidata alla voce di Noemi, che con questo brano si classifica terza al Festival del 2012; ancora, Portami via, settima classificata a Sanremo nel 2017 e vincitrice del Premio Lunezia per Sanremo per il miglior testo, tenerissima richiesta d’aiuto di papà Fabrizio, fragile e imperfetto, ma assolutamente innamorato, alla sua piccola Anita, figlia cinquenne del cantautore.

Torna di nuovo sul palco Fiorella Mannoia, per terminare il concerto con un duetto sulla meravigliosamente poetica I pensieri di Zo, regalatale da Moro per il suo album Combattente, pubblicato nel 2016.

Chiudono la serata Frances Alina Ascione con la Stefano Cenci Social Band, che fanno ballare la piazza fino a notte inoltrata, dando appuntamento a tutti al 10 dicembre per la celebrazione del settantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo.

UN BREVE PROFILO DELL’ASSOCIAZIONE

Per coloro i quali fossero approdati su questa pagina solo per leggere il resoconto di una manifestazione artistica e conoscano perciò poco o nulla della ONG della quale stiamo parlando, si rende doveroso un breve identikit: fondata nel 1994 dal chirurgo Gino Strada e da sua moglie Teresa Sarti Strada, e finanziata solo ed esclusivamente grazie alla generosità dei cittadini comuni che hanno deciso e decidono di supportarla, in 24 anni Emergency ha aiutato più di nove milioni di pazienti provvedendo a inviare il proprio personale medico altamente specializzato in tutte le zone di guerra più martoriate del mondo, dall’Africa al Medio Oriente, garantendo la creazione di strutture adeguate a intervenire nel mondo migliore sulle vittime, e occupandosi direttamente della formazione di medici e infermieri locali con dedizione ed estrema professionalità. C’è di più, però: Emergency non ha salvato né salva vite solo ricucendo ferite del corpo, ma rinfrancando cuori e occhi disperati, sconfitti, terrorizzati, a un passo dalla resa, grazie ai mediatori culturali e ai volontari che ascoltano, consigliano, abbracciano e costruiscono senza imporsi né imporre in nome di una presunta civiltà superiore. Inoltre, in Italia come nel resto del mondo, l’associazione promuove una nuova etica medica finalizzata alla scelta di trattamenti terapeutici  profondamente rispettosi della dignità del malato e una cultura della pace basata sull’educazione alla conoscenza e al rispetto della diversità in ogni sua forma.

 

IL VIDEO COMPLETO DEL CONCERTO:

Ricordiamo che tutti i diritti d’autore di Non mi avete fatto niente sono interamente devoluti a Emergency e perciò vi invitiamo ad acquistare il singolo su ogni store digitale e in copia fisica.

Chi invece desiderasse supportare economicamente l’ONG, proporre la propria candidatura per una delle posizioni aperte o capire come diventare volontario, può trovare tutte le info sul sito ufficiale di Emergency Italia e sui relativi social.

Si ringraziano per le foto contenute in questo articolo Carlotta PassoniLuca Brunetti e Rosa Piserà  

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Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più sulla vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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