Shapiro e Vandelli, i rivali del beat fanno pace siglando insieme un disco e un tour

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Shapiro e Vandelli

I rivali di sempre del beat italiano: Maurizio Vandelli e Shel Shapiro seduti uno accanto all’altro per spiegare le ragioni di questo gemellaggio. Il primo a crederci è stato Maurizio Salvadori della Trident che li ha portati in Sony per abbinare il progetto di un tour con la produzione di un prodotto discografico.
Love and Peace è il titolo dell’album registrato e prodotto da Diego Calvetti nello studio di San Giminiano. Nelle canzoni scelte, tredici in tutto, i due si scambiano i ruoli lasciando l’attacco delle propri canzoni all’altro. Così Che colpa abbiamo noi spetta a Vandelli, mentre Tutta mia la città inizia con la voce di Shapiro. Canzoni che hanno accompagnato un lungo periodo della musica italiana, iniziato nei primi dei Sessanta con l’avvento dei complessi Beat. Un periodo d’oro per la discografia mondiale.
Proprio il 15 febbraio 1965 i due «rivali» si incontrano nei camerini del Piper, il locale di Roma più famoso. «Andai nel suo camerino – ricorda Vandelli – e gli proposi di unirci per una canzone finale da suonare insieme. Lui, senza guardarmi, mi rispose che nessuno gli doveva dire cosa doveva fare. Cominciò così la nostra rivalità e ancora oggi non è che le cose sono cambiate, infatti siamo praticamente in disaccordo su tutto». Intanto i due dovranno altroché piacersi, perché il progetto che stanno lanciando li vedrà insieme per un paio d’anni. Il tour, con la regia di Roberto Manfredi, parte il 10 dicembre da Firenze e toccherà varie città, certamente anche Milano, non ancora segnalato.
«Di canzoni ne faremo una trentina – continua Shel Shapiro – certamente tutte quelle incluse nell’album, da Bang Bang a Io ho in mente te dell’Equipe 84 a Piangi con me e Bisogna saper perdere dei Rokes, come anche C’è una strana espressione nei tuoi occhi che su disco abbiamo inciso con il testo in inglese, perché in effetti suonava meglio».
Ci sono canzoni firmate Mogol-Battisti e i due ricordano episodi che riguardano gli esordi di Lucio Battisti. «È vero che era un tirchio, ma io mi sono davvero divertito con lui – ricorda Vandelli – senza contare che con la mia interpretazione di 29 settembre gli ha portato molta visibilità. Ebbene, sono stato uno di quelli che l’ha convinto a cantare in prima persona».
Shel invece ricorda di quella volta che era con lui dopo un’esibizione e a tavola con loro c’era il direttore d’orchestra del Cantagiro che senza mezze misure disse a Lucio che le sue canzoni non erano niente di che. «Quella volta – conclude Shel – ho visto il viso di Lucio diventare scuro fino a piangere».
Ricordi ma anche molta attualità, mentre Shel dice di apprezzare i Maneskin e The Kolors, a Vandelli piacciono i TheGiornalisti. «E non venite a chiedermi cosa ne penso della musica liquida e dei social – aggiunge Vandelli – perché da sempre io mi sento molto tecnologico, passo le giornate a scoprire le nuove possibilità che la tecnologia mette a disposizione».
Chissà perché solo oggi, dopo oltre cinquant’anni di conoscenza reciproca, si sono decisi a mettere in moto questa operazione per celebrare un tipo di musica che li aveva visti protagonisti assoluti. I due poi, per anni, hanno abitato a pochi chilometri di distanza. «Non chiamatela operazione nostalgia, vogliamo dare valore alla memoria – avvisano in coro – è che abbiamo capito che questo è il momento giusto per tornare e anche se è vero che siamo rivali abbiamo sentito il bisogno di offrire segnali di ottimismo, abbiamo bisogno di allargare le braccia e abbracciare il mondo. Lo faremo incontrando il pubblico, che è la cosa più bella per un musicista. Sarà un pubblico composto dai cinquanta in su, ma speriamo che qualcuno porti anche i nipoti, perché la nostra musica può piacere a tutti». L’album si chiude con You Raise Me Up, un brano che sprizza emozioni, ne sono convinti i due artisti che avevano anche preparato alcuni inediti, ma hanno preferito tenerli per prossime occasioni, magari per il Festival di Sanremo. Ultimo e non ultimo, il servizio fotografico, firmato nientemeno che da Oliviero Toscani. 

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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