Nick Mason live agli Arcimboldi: un concerto-tributo al genio di Syd Barrett (racconto e scaletta)

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Foto: Andrea Giovannetti

«Noi non siamo gli Australian Roger Waters, non siamo David Gilmour e non siamo i Peruvian Pink Floyd: noi siamo i Nick Mason’s Saucerful of Secrets».
Non poteva essere più chiaro il buon Nick Mason all’inizio del concerto di ieri sera al Teatro degli Arcimboldi di Milano, e difatti quello che è andato in scena è stato uno spettacolo completamente differente da ciò che siamo stati abituati ad ascoltare ma soprattutto a vedere negli ultimi decenni da parte di Roger Waters e David Gilmour, sia in versione solista che nella decade in cui il chitarrista ha preso le redini del gruppo.
Nell’ora e quaranta di concerto siamo stati trasportati in un mondo completamente diverso, come se fossimo tornati indietro nella swingin’ London degli anni ’60, e questo live vuole essere soprattutto un grande tributo al genio di Syd Barrett e alle sue creazioni nei primi anni di vita della band. Come ha giustamente ricordato Mason dal palco «è tutto merito di Syd che ha fondato i Pink Floyd e scritto le prime canzoni, senza di lui noi oggi non saremmo qui».
Certo, poi da quegli anni ’60 la band è cambiata, cresciuta, evoluta, ma senza quel seme di follia che ha fatto scoccare la scintilla iniziale probabilmente la più grande rock band della storia del pianeta non sarebbe mai esistita, e non avremmo mai potuto ascoltare The Dark Side of The Moon, Wish You Were Here o The Wall.

Il concerto di ieri sera è come un’istantanea dei primi anni della band, o un video di un matrimonio interrotto poco prima che la sposa dica “sì”, perchè le canzoni in scaletta arrivano fino al 1972 anno in cui uscì Obscured by clouds, colonna sonora del film La Vallée), come a voler immortalare cos’erano i Floyd e quale era il loro suono dal momento della creazione fino ad un attimo prima del successo planetario arrivato dal lato oscuro della Luna.
Sul palco con Mason ci sono il fido Guy Pratt al basso (colui che ha sostituito Waters dopo l’addio ai Pink Floyd), Gary Kamp (storico componente degli Spandau Ballett) e Lee Harris alle chitarre, Dom Boken alle tastiere.

L’inizio del concerto è affidato ad un trittico di brani tratti dal primo album floydiano, The Piper At The Gates Of Dawn, ovvero le due hit Interstellar overdrive e Astronomy Domine, più Lucifer Sam. Si fa subito un balzo in avanti verso gli ultimi due album (in ordine cronologico) facenti parte di questo live: Fearless (da Meddle, 1971) e Obscured by clouds e When you’re (Obscured by clouds, 1972). Da lì in poi è tutto un rimbalzare avanti e indietro nel tempo, con Arnold Layne, Vegetable man, If e un estratto della suite Atom heart mother. Sullo sfondo scorrono immagini di un Nick Mason giovane alle prese con la batteria, giochi di colori e luci psicheliche, come a farci fare un salto indietro di 50 anni. Tra i brani più conosciuti dal grande pubblico spiccano Set the controls for the heart of the Sun, See Emily play e One of these days (che contiene proprio la voce campionata di Mason, unica traccia di una canzone dei Pink Floyd in cui si può udire la voce del batterista).
I bis sono A saucerful of secrets, con Nick che a fine brano ricorda l’importanza fondamentale dello scomparso Richard Wright, in questa canzone e in generale per il suono dei Pink Floyd, e Point me at the sky, singolo del gruppo datato 1968, ma mai apparso su nessun album, salvo fare la sua comparsa dall’inizio gli anni ’90 nelle varie raccolte di rarità floydiane. E come in una sorta di gioco ironico le ultime parole del brano sono perfette per salutare il pubblico: “And all we’ve got to say to you is goodbye / It’s time to go, better run and get your bags, it’s goodbye / Nobody cry, it’s goodbye”.

Un concerto necessario, perchè i Pink Floyd non sono solo quelli delle decine di milioni di dischi venduti e delle super hit, ma è cominciato tutto da qui, da queste canzoni, dal genio psichedelico di Syd Barrett e dallo sviluppo che il suono ha avuto negli anni successivi con l’ingresso di Gilmour al posto del “diamante pazzo”.
Un concerto necessario, perchè di questi 19 brani in scaletta quelli che Waters e Gilmour eseguono dal vivo nei loro monumentali tour solisti non sono più di 2-3, prediligendo canzoni più familiari per il grande pubblico, quindi è bello riscoprire e ad ascoltare praticamente per la prima volta dal vivo da oltre quarantacinque anni a questa parte brani che altrimenti nessuno degli altri membri superstiti eseguirebbe.
Fortunatamente Nick Mason ha deciso di portarein giro questo tour per farci ricordare come tutto è nato, con un live farcito di improvvisazione e, perchè no, anche qualche imprecisione, che rendono il concerto ancora più vero e rock’n’roll.

Ecco la scaletta del concerto:

  1. Interstellar overdrive
    2. Astronomy domine
    3. Lucifer Sam
    4. Fearless
    5. Obscured by clouds
    6. When you’re in
    7. Arnold Layne
    8. Vegetable man
    9. If
    10. Atom heart mother
    11. The Nile song
    12. Green is the colour
    13. Let there be more light
    14. Set the controls for the heart of the Sun
    15. See Emily Play
    16. Bike
    17. One of these days

    18. A saucerful of secrets
    19. Point me at the sky

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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