Una storia senza nome

Il furto di un Caravaggio, lo Stato, la mafia, i servizi e il cinema italiano

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Una storia senza nome
di Roberto Andò
con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania, Alessandro Gassman

Voto indeciso

La Ramazzotti, segretaria di edizione, scrive in segreto i film per lo sceneggiatore Gassman: Gassman gigione vanesio e poco ispirato se ne prende il merito. Quando il misterioso Carpentieri rivela alla Ramazzotti la strana storia (vera…) di un Caravaggio rubato dalla mafia per mercanteggiare con lo Stato e lei la scrive per Gassman, Gassman si becca la punizione della mafia (che -guarda un po’- finanzia il film) e va in coma. Ma intanto il film si fa e diventa un balletto per spostare, restituire o non restituire il Caravaggio e mettere insieme commedia, dramma, Servizi, Stato, mafia, feuilleton, brutte frequentazioni politiche e alcune considerazioni sul cinema (nel ruolo del regista del film c’è il regista Jerzy Skolimovski) e come si dovrebbe fare (battutaccia sulla cinepresa che traballerebbe in Lars Von Trier…). La storia c’è, è senza nome perché in Italia certi argomenti sono destinati alle nebbie del non nominabile, e lo spettatore dopo un po’ si chiede se è drammatica, di denuncia, buffonesca, implausibile o semplicemente giri a scatti perché nessuno a cominciare dal regista la prende troppo sul serio.

 

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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