BlacKkKlansman

Come un agente nero si infiltrò nel Ku Klux Klan...

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BlacKkKlansman
di Spike Le
con John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Laura Harrier, Ryan Eggold
Voto 7-

BlacKkKlansman ha graficamente al centro del titolo (geniale) 3 “K”, come il Ku Klux Klan, e nel poster un incappucciato che brandisce un pettine per capelli afro: è una storia vera,  una storia politica (alla Spike Lee), una storia che sarebbe piaciuta ai fratelli Coen per i suoi risvolti grotteschi e disperati e persino un esercizio estetico sugli anni Settanta. Ma forse ha troppe K, cioè dei particolari in eccesso, come altri film di Lee. La vicenda è acrobatica:  un giovane agente di polizia nero, fresco di arruolamento e con la vocazione al rischio (è stato andato a un raduno del Black Panther Party a sorvegliare i discorsi di Stokely Carmichael ) riusce a infiltrarsi nel KKK (la peggiore organizzazione razzista bianca) con un’idea geniale: si iscrive telefonicamente all’Organizzazione degli incappucciati, continua a raccogliere indizi facendo parlare (fishing, come un hacker telefonico antelitteram) l’ottuso e vanaglorioso Grande Dragone per la Supremazia Bianca e, quando è necessario un contatto fisico per chiudere la trappola,  manda  a incontrare (e convincere) i sospettosi capetti della manovalanza razzista un collega bianco che tra l’altro è pure ebreo. Due uomini sotto un solo nome, tutti e due a rischio.  La storia è ironica, ci offre una galleria di sudisti sudati e razzisti come il cinema ce li ha mostrati (a partire dalla glorificazione del Klan  in Nascita di una nazione di Griffith), e insieme inquietante: i razzisti sono grotteschi, ma non per questo meno letali. E non è detto che una volta che li hai smascherati e temporaneamente disarmati, non ti ritrovi alle prese con strani silenzi governativi. Come in altri film di Spike Lee la parte militante (di denuncia) è insieme “necessaria” (visto l’andazzo del mondo) e rischiosa, perché rischia di incrinare la compattezza della parte artistica. Detto questo  BlacKkKlansman è stato già insignito del Gran Premio della Giuria a Cannes. Il giovane infiltrato /è il figlio di Denzel Washington e il produttore (che però pare non abbia voluto fare la regia…) è Jordan Peele, che nel 2017 firmò quel brillante esempio di “horror-nero” che era  Scappa- Get Out   

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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