Valentina Parisse presenta “Tutto cambia”, in viaggio tra l’Italia e Los Angeles

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Si chiama Tutto cambia il nuovo singolo di Valentina Parisse, in rotazione radiofonica da venerdì scorso, e che anticipa il suo nuovo album, in uscita nel 2019. Il pezzo è stato scritto dalla stessa cantautrice romana, insieme a Luca Bizzi, Tyrone Wells, Timothy Myers (ex OneRepublic) e Danny Larsh. 

Facciamo un passo indietro: quando è arrivata la passione per la musica?
Nella mia famiglia la musica ha sempre circolato tantissimo, nonostante nessuno fosse un musicista. Mio padre colleziona vinili e, quando ancora esistevano, audio cassette. A cinque anni ho iniziato a frequentare lezioni di danza. Crescendo, mi sono accorta che la musica mi interessava soprattutto dal punto di vista del canto: cantavo dalla mattina alla sera. Intorno ai quattordici anni, ho fatto un provino presso uno studio di registrazione con quello che poi sarebbe diventato il mio primo produttore. Ho vinto il concorso e ho iniziato a lavorare in questo studio: la mattina andavo a scuola, il pomeriggio registravo le mie prime canzoni. Poi da lì è partito tutto il resto.

Quali sono i tuoi ascolti?
Ascolto sempre tantissima musica, sono un’onnivora. Mi appassionano molto anche le colonne sonore dei grandi film, e poi ovviamente il pop e il rock. In questo momento mi piacciono particolarmente i OneRepublic, gli Imagine Dragons e James Bay. E poi l’intramontabile Joni Mitchell.

Parlando dei OneRepublic, il salto al tuo singolo, Tutto cambia, è immediato. Come lo racconteresti?
Come una canzone insolita, che ha fotografato un momento della mia vita di grande cambiamento: un periodo in cui mi interrogavo sul rapporto con gli altri e sul periodo storico che stiamo vivendo. Non è solo una canzone d’amore, ma è una canzone che mette in rapporto il singolo rispetto alla collettività, al rapporto col prossimo, in un periodo in cui tutto sembra una sfida, votata all’infinita, sterile ricerca della perfezione. E invece bisognerebbe scendere come un fiume, che scorre in maniera armonica nonostante le rocce.

Com’è nata la canzone?
È stata una delle prime nate in questo mio nuovo progetto ed è il pezzo che mi ha aperto le porte ai cantautori di Los Angeles con cui poi ho collaborato: Tyrone Wells, Timothy Myers e Danny Larsh. Sono stati loro a chiedermi se avessi piacere di andare a L.A. per scrivere con loro. Io, che ho sempre la valigia pronta, ovviamente sono partita immediatamente.

Che esperienza è stata?
Molto bella, sia dal punto di vista professionale che umano. Da parte loro, ho trovato tanta apertura e tanta voglia di lavorare insieme. E poi la mia squadra in Italia e il mio produttore Francesco “Katoo” Catitti hanno saputo riassumere il “bagaglio di scrittura” americano ed è stato tutto un crescendo.

Hai notato una differenza di approccio alla musica tra italiani a americani?
Direi di no. Quello del musicista è un mestiere difficilissimo e quindi, chi lo fa, deve per forza essere mosso da una grande passione. E questo sia in Italia, sia negli Stati Uniti. All’estero ho notato che c’è una grandissima stima per la tradizione italiana della melodia e per la nostra profondità nell’uso della parola. E questo mi ha molto inorgoglito anche perché, di fronte a certi giganti, i sentivo piccola. Certo, all’inizio un po’ di paura c’era, ma poi è stata spazzata via grazie alla grande apertura delle persone con cui ho lavorato.

Il singolo anticipa un album. Ci puoi anticipare qualcosa?
Uscirà nel 2019, ma non conosco ancora la data precisa. Ci stiamo muovendo tra sonorità organiche e sonorità sintetiche: un connubio che stiamo sperimentando e che mi piace molto. La cosa principale saranno le canzoni, che saranno al centro di questo progetto e sono al centro della mia vita. Ci saranno altre collaborazioni internazionali e poi, ovviamente, il tocco tutto italiano fatto di voglia di un lavoro curato e appassionato.

Che consiglio daresti a un ragazzo che vuole intraprendere la carriera del musicista?
Non mi sono mai sentita talmente impeccabile da poter dare consigli: mi metto sempre in discussione, quindi posso limitarmi a riportare il mio punto di vista e la mia esperienza. Chi si avvicina adesso a questo ambiente deve metterci veramente il massimo e fare tesoro delle esperienze che la musica consente di fare: i grandi incontri con musicisti, produttori e autori. E poi, però, deve saper trovare la propria cifra. Fare proprio tutto quello che nel bene e nel male si incontra per la strada e andare avanti con passione e determinazione.
Tutto cambia dura 3.20 min., che è la durata media di tutte le canzoni rock, pop e indie. Ma in quei 3.20 min. c’è una quantità di lavoro che spesso non ci si immagina.

Il tuo “incontro fondamentale” qual è stato?
Ce ne sono stati tanti. Sono stata fortunata perché ho conosciuto musicisti, autori e produttori che mi hanno dato tanto a livello di consigli e fiducia. Forse uno di quelli che ricordo con maggior affetto è quello con Phil Palmer, col quale ho scritto il mio primo singolo in italiano. Mi ha dato tantissima forza e tantissima carica. L’altro incontro fondamentale è stato quello con Renato Zero, anche se quello mi vedeva in una veste diversa: quella di autrice.

La tua strada, invece, qual è?
Se avessi la risposta te la direi, ma poi la direi anche a me stessa. La mia strada la sto cercando da tanto tempo, mettendomi in discussione e portando la mia musica all’estero. Quello che so è che voglio fare musica con la massima passione e la massima cura.

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Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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