Le mani sul puzzle di Henrik Freischlader.

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E’ davvero un release interessante quello di Henrik Freischlader e della sua Band. E’ un disco che nasconde una verve comunicativa straordinaria, ottimamente suonato, con grande feeling e con testi che indagano la realtà nella quale viviamo, provando a capirci qualcosa.

E’ un tentativo che viene esplicitato nel modo migliore, affrontando con coraggio il fare musica indipendente a colpi di tour e affiatamento tra membri del gruppo.

Il genere sul quale lavorano i ragazzi della band è quello del blues progressive, nel senso che, tra vocalità e proposta, oltre che pertinenza tecnica, troviamo i riferimenti in alcune atmosfere care al modo di portare la voce di Frank Zappa e abbiamo detto tutto.

La band suona con grande coesione, forse qualche pulizia di troppo nella parte ritmica ma tutto fila con grande capacità e groove.

C’è dietro una visione della nostra realtà fatta e finita dentro i social che Henrik aborre ed evita arrivando a comunicare con chi fosse interessato attraverso lettere, sì, quelle antiquate e scritte a mano.

C’è romanticismo ma anche grandi svisate di chitarra e groove deliziosamente storti.

Ogni aspetto del disco e del progetto musicale di Henrik Freischlader è curato in maniera maniacale, ogni dettaglio è importante e niente è lasciato al caso.
Si vuole tornare un po’ alla genuinità di una volta, ed è per questo – per esempio – che il lungo tour europeo della band prende il nome di “Old School Tour”. Sempre per lo stesso motivo Henrik ha deciso di non avvalersi del supporto dei social, ma piuttosto di rivolgersi ai propri fan in maniera diretta, anche scrivendo loro delle lettere personalizzate. per le varie comunicazioni. In un momento storico in cui la velocità e l’essere perennemente connessi sono tutto, il cantautore tedesco ha deciso di mettere al centro il rapporto umano con i propri ascoltatori e di ritornare a tutti quei valori che ormai sono andati persi, in una sorta di propria rivoluzione personale: la realtà vs. la virtualità. Chi vincerà?

 

La band è composta da: 
 
Henrik Freischlader – Chitarra & Voce
Moritz Meinschäfer – Batteria
Armin Alic – Basso
Roman Babik – Tastiera
Marco Zügner – Sassofono
Quale differenza rispetto alla nostra bell’Italia? Che il progetto in questione verrà supportato da una corposa e “vera” tourneè, in una scena adatta alla musica che viene proposta, laddove il live diventa l’unico modo per supportare veramente la musica indipendente.
Il disco è davvero consigliato amici.
Keep rocking the blues….

 

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Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!

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