Le “Bad Living Conditions” di Deltacut, l’elettronica racconta il disagio dell’uomo

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Deltacut

E’ recentemente uscito il primo disco di Deltacut, progetto solista di Davide Santini, «concepito e sviluppato tra la nebbia di Milano e i boschi delle Prealpi». E’ disponibile su iTunes, Spotify e tutte le principali piattaforme streaming per Prismopaco Records. Deltacut usa la “musica elettronica colta” per interpretare i disturbi della mente umana, con suoni sintetizzati e texture organiche. Le influenze vanno dal jazz al metal. Lo abbiamo intervistato.

Deltacut

Il tuo disco si intitola Bad Living Conditions. Perché hai scelto proprio questo titolo?
Perché ho scelto di realizzare questo album raccogliendo dieci brani che rappresentassero le diverse condizioni di disagio dell’uomo. Volevo stimolare una riflessione sul tema del disagio, visto sia da un punto di vista fisico che psicologico, e sulle conseguenze che questo comporta.

Proponi, in abbinamento ad ogni canzone, un quadro o un libro. Qual è il significato di questa tua scelta?
Molti di questi brani sono stati influenzati da opere d’arte, piuttosto che da spunti letterari. Mi sembrava una buona proposta presentare quali fossero le influenze che avevano intaccato le varie canzoni. Da qui la scelta di proporre un quadro oppure un libro, che rappresentasse questa influenza per ogni brano.

Nel video di Motor Neurone Disease, il primo singolo, si vede il protagonista intrappolato in una stanza buia. E’ un’immagine metaforica?
Sì, la stanza buia e polverosa diventa la metafora di questa persona intrappolata, sia per via delle sue condizioni di immobilità fisica, sia all’interno del suo inconscio. Questa immobilità si contrappone alle altre immagini del video, il fuoco e movimenti quasi ipnotici, che si presentano in modi colorati, come se danzassero. C’è la contrapposizione tra la volontà di movimento ed espressione e l’immobilità che è data, metaforicamente, dalla stanza vuota ed oscura.

Deltacut

Musicalmente affermi di ispirarti all’elettronica colta. Puoi spiegare meglio a cosa ti riferisci?
Parlo di elettronica colta per differenziarla dall’elettronica più commerciale. Penso a nomi come gli italiani Yakamoto Kotzuga e Caterina Barbieri, all’estero un riferimento può essere Jon Hopkins. Un’elettronica che sia fruibile, ma che non sia quella commerciale più diffusa oggi.

Deltacut e Davide Santini sono la stessa persona?
Sì, sono la stessa persona. Nel progetto Deltacut metto dentro quello che è Davide, quello che sono io.

Chi era Davide prima di Deltacut?
Era uno studente di fisica, una persona che cercava un modo di esprimere la sua interiorità. Ho trovato questa possibilità all’interno della musica e della composizione. Nel mondo dell’arte, insomma.

Da quanti anni fai musica?
Ho iniziato suonando la batteria 13 anni fa. Poi ho iniziato ad imparare altri strumenti, come il pianoforte e la chitarra. Quindi sono passato al mondo dei sintetizzatori e delle tastiere. Da un anno mi dedico alla produzione di questo tipo di elettronica.

C’è spazio in Italia per la musica che proponi? Che riscontri hai avuto finora?
Ho ricevuto riscontri positivi anche da persone da cui non me l’aspettavo, che magari bazzicano ambienti differenti. A livello di numeri non sto facendo cifre enormi, ma a livello di critica i pareri sono molto positivi. Secondo me c’è spazio per questo tipo di elettronica in Italia, una musica magari meno immediata, ma che comporti magari una riflessione maggiore. Non va a sostituirsi alla musica pop più leggera, ma vedo tanta curiosità e tanta voglia di cimentarsi in qualcosa di un po’ più articolato.

Hai intenzione di portare questo tuo lavoro anche in una dimensione live?
Sì, ho già fatto un paio di serate per il lancio del singolo e promuovere l’album e altre ne ho in programma. Lo spettacolo che propongo affianca alla musica una parte visual, quindi di proiezione di contenuti video, che produco sempre io. Il mio non è il classico dj-set. Suono in club e associazioni, spazi magari non enormi, ma dove c’è la volontà di presentare una proposta un pochino più originale e meno commerciale.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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