Da Bono a Salvini. Ma chi sono gli U2?

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U2
Foto @u2gigs

Martedì si è concluso il minitour italiano degli U2. 4 date intense, belle, estremamente ricche, in grado di offrire molteplici spunti: dalle sorprese tirate fuori proprio in questi concerti (Landlady, The Fly), al livello visual e tecnologico raggiunto dalla band, immersivo, ma mai invadente. Ma in realtà l’argomento principe di discussione post concerto è uno ed uno solo: i “presunti” attacchi a Salvini da parte di MacPhisto.

Sono già diversi mesi, dalla prima tappa del tour europeo, che i fan più stretti hanno iniziato a stringere i denti davanti alle dichiarazioni di Bono sull’Europa e sul tema dell’immigrazione: i commenti più frequenti erano «Speriamo di non sentire dei comizi», subito seguiti da «Io amo la loro musica, si concentrino su quella». Ma dopo questi quattro concerti, ovviamente, si è scatenato il delirio «La musica ha perso», «Non rispettano chi ha idee diverse dalle loro», «E’ stato un comizio di due ore», «Fino a quando si tratta di HIV, diritti umani e violenza, può ancora andare bene, ma incentrare un intero concerto (e quindi un intero tour) su discorsi riguardanti Unione Europea, immigrazione, Salvini, Orban e chi più ne ha più ne metta, è sbagliato per tanti motivi». Il tema centrale che unisce tutte queste critiche è uno: secondo questi fan, gli U2 negli anni hanno perso brillantezza e creatività (opinione rispettabile) e si sono dovuti lanciare in queste tematiche sociali per ricevere applausi facili e rimanere sulla cresta dell’onda. In parole povere si sono venduti.

Ecco, in 40 anni di carriera gli U2 han dimostrato di avere anche loro qualche scheletro nell’armadio, soprattutto in materia fiscale, ma se c’è una cosa che non è mai cambiata è la loro sensibilità verso le tematiche umanitarie. Che sì, può mutare, così come si evolve il nostro contesto sociale, ma rimane fedele alle sue tradizioni. Allo stesso modo risulta incomprensibile il collegamento “sono milionario, faccio musica, perciò non posso parlare di politica”. Perchè una persona ricca non può essere sensibile? Perchè non può avere dei valori? A confermare l’assurdità di questa tesi è lo stesso Adam Clayton, non oggi, ma ben 30 anni fa.

Allo stesso modo anche il personaggio MacPhisto, tanto criticato dai fan, non è nuovo a queste apparizioni. Anzi, noi bolognesi lo ricordiamo molto bene:

Ovviamente, la critica principale è il classico mantra “noi amiamo la loro musica, vogliamo sentire quella”. E questo, dal punto di vista di un fan, è il punto più dolente. La musica degli U2, fin dagli albori, è ricca di riferimenti politici ed umanitari: Pride, Sunday Bloody Sunday, Bad, Where the Streets Have No Name. Ma anche Miss Sarajevo, Staring at the Sun, Walk On (poi rinnegata), Moment of Surrender, Ordinary Love, fino alla struggente Summer of Love. Come si fa a dire che non sono canzoni “politiche” (nel senso più ampio del termine)? Come si può anche solo pensare che gli U2 non siano sempre stati estremamente politicizzati?

La carriera musicale degli U2 è costellata di attenzione verso le minoranze, verso i più deboli, verso chi vive ai margini. Questo è un dato di fatto. Questa è una certezza. Ed è sempre andato bene. Quando però Bono decide di parlare di un tema che ci tocca da vicino all’improvviso, per citare Cetto Laqualunque,  deve farsi “li cazzi sua”. Ma in realtà sono 40 anni che ci mette la faccia. Salvini ed i suoi fan dovrebbero farsene una ragione. Paul is dead but this is (lo è stato e lo sarà) the fucking Bono!

 

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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