I Marlene Kuntz ci fanno nuotare nell’aria ai Magazzini Generali

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Il mio primo “incontro” con i Marlene Kuntz, se così vogliamo definire i primi approcci agli ascolti tardo-adolescenziali, è avvenuto grazie alla colonna sonora del film Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo.

Il film è tratto dal primo romanzo di Enrico Brizzi, una sorta di romanzo di formazione, dove si ripercorrono i vortici umorali di due ragazzini, interpretati da un giovanissimo Stefano Accorsi e un’ancora più acerba Violante Placido. Onestamente, la trama della storia è rimasta relegata nel mio cofanetto immaginario intitolato “Memorie di una ragazzina”. Ne ricordo solamente la cornice romantica di una Bologna annebbiata e affascinante, la cadenza dialettale del buon Stefano e la flebile voce da squinzia innamorata della Placido. E poi lei: la maestosa e sontuosa colonna sonora, che mi aveva permesso di sognare grazie ai gruppi che già conoscevo e conoscere i gruppi che ancora non mi ero sognata di ascoltare. Fu lei la vera perla di quel film, impavida sopravvissuta al mio cofanetto immaginario.

Fra queste perle c’erano i Marlene Kuntz con la loro Nuotando nell’Aria, così sussurrata e piacevolmente invadente. Ne rimasi estasiata e non la lasciai più.

Ieri sera ho avuto l’occasione di nuotare nell’aria insieme a loro, assistendo ad un concerto memorabile nei Magazzini Generali milanesi. Questo concerto non s’avea da fare: previsto inizialmente il 21 settembre, fu cancellato all’improvviso per problemi con la location e, nonostante non fosse una loro responsabilità, ci hanno messo la faccia, essendoci comunque quel giorno per i tanti sfortunati che avevano ormai intrapreso il viaggio. Li hanno consolati con due brani in versione acustica, come solo dei veri signori sanno fare. Il concerto è stato recuperato ieri ed ha ampiamente ripagato i disagi affrontati.

La band nata nell’87 ha formato almeno due generazioni nutrendole di post-grunge e noise rock. Ci dividiamo i posti a sedere o quelli in piedi, immersi nella luce bluastra che colora i Magazzini. Ci sono tutti: dalla fascia più vecchia dei cosiddetti Millennial, cresciuti in un’epoca musicale già svezzata dal grunge, ai rappresentanti ormai grandi della Generazione X, coloro che avevano la stessa età di Brenda e Kelly quando impazzava Beverly Hills, per intenderci. Pochi e rari sprazzi di under 25, ma la freschezza dell’entusiasmo per la musica non conosce età. Soprattutto non coi Marlene Kuntz.

Si inizia con una versione di Bella Ciao, così, di botto, come per mettere subito le cose in chiaro. Il pubblico ha colto velocemente, entrando immediatamente nel mood.

Cristiano & Co. proseguono con Notte, Ti Giro Intorno e Catastrofe ed è subito chiaro che stiamo assistendo ad un’esibizione in grande spolvero, che fa emergere la delicatezza dei loro brani in versione più acustica. Cristiano interrompe raramente il flusso delle canzoni, inframmezzandole dimessamente con qualche frase ma senza mai distogliere il pubblico dalla musica.

La scaletta prosegue incalzante, e dopo Lieve a ricordarci di cosa sia “meglio del sentirsi forti nel labile”, arriva il momento di Nuotando Nell’Aria. Cristiano domina da solo il palco insieme alla sua chitarra acustica, ed è bellissimo. Ricordo di essere rimasta compiaciuta, ma di essermi sentita allo stesso tempo privata dell’imponenza elettrica che mi traghettasse esattamente a quel primo “incontro” con quel brano.

Arrivano La Canzone che Scrivo per Te e Musa a chiudere il cerchio acustico. Dopo una piccola pausa, ecco che tornano per la parte elettrica, eleganti nelle loro camice di raso che rilucevano di verde Legnano e porpora, ma che di lì a poco si sarebbero inesorabilmente impregnate.

I muri sonori sono altissimi, invalicabili, da 111 a Ape Regina, da Overflash a Il Vile, i Marlene Kuntz non allacciano le cinture ai bambini, mentre li invitano ad accomodarsi per un viaggio di sola andata verso la ionosfera, con le solide chitarre di Cristiano e Riccardo. La voce sinusoidale di Cristiano ci promette l’emozione del bilico fra la potenza e la delicatezza delle sue corde vocali.

Poi ecco che intona di nuovo… “Pelle: è la tua proprio quella che mi manca” e stento quasi a crederci, perché era come se avesse ascoltato il mio retropensiero che la rivoleva, potente e intensa, come tutte quelle volte in cui me la facevo esplodere nelle orecchie durante i viaggi in tram mentre andavo a lezione. Mi permetteva al meglio di scrutare le espressioni della gente senza doverla ascoltare, ed era perfetta. E grazie Cristiano!

Anche La Canzone che Scrivo per Te ritorna nella sua versione originale e di lì a breve, i Marlene Kuntz concedono un lunghissimo e fruttuoso bis che termina con Sonica, distorta all’infinito, per ricordarci chi è il vero padrone del noise rock italiano.

Ecco la scaletta del concerto:

Bella ciao (cover)
Notte
Ti giro intorno
Catastrofe
Osja amore mio
L’artista
Sapore di miele
La lira di Narciso
Danza
La ballata dell’ignavia
Fantasmi
Lieve
Nuotando nell’aria
La canzone che scrivo per te
Musa

Seconda parte
111
Io e me
Amen
Due sogni
Overflash
Schiele, lei, me
Lamento dello sbronzo
Il genio
Ape Regina
Il Vile
Canzone ecologica
Seduzione
Nuotare nell’aria
La canzone che scrivo per te

Bis
Nella Tua Luce
A Fior Di Pelle
Sonica

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Classe '86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione. Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere, poi a Venezia e infine a Milano per lavoro.

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