Si è chiuso il Premio Tenco: Morgan superstar, con Motta, Adamo e Mirkoeilcane

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Alla fine anche Sergio Staino era più che soddisfatto della partecipazione di Morgan a questa edizione del Premio Tenco. In effetti Morgan rappresentava un’incognita per gli organizzatori che l’avevano preso in parola quando aveva dichiarato che gli sarebbe piaciuto stare sul palco come presentatore insieme allo storico Antonio Silva. Primo pensiero, già alla conferenza stampa milanese: «E questo come lo conteniamo?».  E invece Morgan ha convinto tutti e sicuramente verrà nuovamente invitato. Cosa ha fatto Morgan? Intanto ha chiuso il sipario sulla 42a edizione con una straordinaria interpretazione di La notte, in omaggio a Adamo che si è esibito a inizio serata. Morgan, al basso, era accompagnato dalla sua band, i Lombroso, ovvero il baffuto Agostino Nascimbeni alla batteria e Dario Ciffo alla chitarra. Un’incursione, durante l’esibizione di Adamo, Morgan l’aveva già fatta, proprio per cantare in duo La notte. Una di quelle cose non previste che fanno del Tenco qualcosa di unico nel panorama musicale italiano. Al punto che quando David Riondino si ripresenta subito dopo sul palco non sa trattenere lo stupore e l’ammirazione per la prova più che superata: «Grande Morgan! Da scrivere nella storia del Tenco». Morgan che presenta Fabio Cinti, vincitore della Targa Tenco nella categoria «Interpreti di canzoni». Dall’album La voce del padrone di Franco Battiato, che Cinti ha ripreso integralmente con arrangiamenti classici, utilizzando un quartetto d’archi più pianoforte, sono state presentate Summer on a solitary beach, Centro di gravità permanente e Segnali di vita. Quest’ultima con la presenza di Morgan che per la serata si è vestito con un completo coloratissimo. 

Già nella tarda mattinata, all’ex stazione ferroviaria dove il Tenco si è ritagliato uno spazio di incontri, si sono fatti vedere alcuni dei protagonisti della serata, coordinati dall’inossidabile Silva e da Steven Forti. E’ arrivato anche David Riondino con i cantori in ottavine Enrico Rustici e Donato de Acutis che hanno improvvisato rime su un tema lanciato al momento. Nel pomeriggio altro incontro, stavolta per presentare il libro Vent’anni di Sessantotto – Gli avvenimenti e le canzoni che raccontano un’epoca, con Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Tenco, Sergio Staino, Steven Forti. A seguire una tavola rotonda ad alti livelli sul ‘68 migrante con Bobo Craxi, Alessandro Carrera e Franco Fabbri che cantano ciascuno una canzone del loro repertorio passato. Carrera con un brano da un album di Mario de Luigi, socio del Club Tenco scomparso quest’anno, mentre Fabbri ha fatto sentire un brano da Guarda giù dalla pianura degli Stormy Six. Un momento tra i più impegnativi e interessanti degli incontri al Tenco, con anche Alessio Lega e Peppe Voltarelli che hanno seguito il Tenco giorno per giorno. Tutti i libri presentati vengono editi da Squilibri, presentati nella prima giornata dall’editore Mimmo Ferrari. Tra i libri presentati anche quello su Giorgio Gaber curato da Luciano Ceri, firma raffinata e competente in fatto musicale. A Gaber è stata dedicata l’anteprima del Premio Tenco con una Masterclass condotta da Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber, insieme a Gian Piero Alloisio, Neri Marcorè e Morgan.

Tornando all’ultima serata, Adamo ha aperto con una grande orchestra riproponendo i grandi successi del passato, tra cui Perduto amor – colonna sonora del film omonimo di Franco Battiato – oltre a Inch’allah, Lei – ringraziando Nanni Moretti che l’ha utilizzata in un suo film – e ancora Cade la neve, Ingenuità, Non mi tenere il broncio, Amo e La mia vita, quindi l’inedito Migrant, per chiudere con La notte. Iniziano poi le Targhe Tenco con Giuseppe Anastasi (Opera prima), Mirkoeilcane (Canzone singola), Francesca Incudine (Album in dialetto), Motta (Miglior album), quindi Fabio Cinti di cui abbiamo già riferito. Tre canzoni a testa e da quest’anno anche un Premio per l’album a progetto, assegnato a Voci per la libertà curato da Amnesty.  Prima del gran finale sale sul palco Pippo Pollina che presenta anch’egli un tris di canzoni tra cui Il pianista di Montevideo e Dove crescevano i melograni. Ma non è finita, per chi volesse tirar mattino, al Palafiori c’è il dopo Tenco, buffet e altre canzoni a volontà.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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