Le “creature elettriche” evocate dalla chitarra di Giacomo Baldelli

Anteprima esclusiva del nuovo lavoro realizzato dallo strumentista emiliano, da anni approdato nella Grande Mela in veste di esecutore e docente. Electric Creatures uscirà il 30 novembre con la sua miscela di avanguardia, sperimentazione e anche un pizzico di classicità

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Giacomo Baldelli
Giacomo Baldelli (foto Il Bramante)

Talvolta, spesso a sproposito, più frequentemente banalizzando e ancor più raramente azzeccando il centro del bersaglio, si borbotta con superficialità di ‘fuga dei cervelli italiani all’estero’. In questo caso, riferendoci allo strumentista e sperimentatore emiliano Giacomo Baldelli, siamo poco interessati alle dinamiche del suo cervello. Anche se, come vedremo in seguito, trattasi di organo piuttosto coinvolto nell’ambito di questo progetto. Piuttosto, intendiamo affidarci alle imprevedibili evoluzioni creative delle sue dita, quando scorrono e pizzicano le corde delle numerose chitarre utilizzate.

Electric Creatures, in uscita il 30 novembre a livello internazionale (etichetta Sussidiaria, distribuzione italiana attraverso Audioglobe e reperibile sulle principali piattaforme digitali), è il suo nuovo parto strumentale. Lo anticipiamo subito: difficile, ostico e complesso. Chi auspica le eterne svirgolate da stadio per un pubblico di bocca buona, ovviamente, è completamente fuori strada. Come anche chi, maggiormente allenato all’ascolto e pronto alla ricerca, bazzica con interesse territori più canonici che siano quelli del prolifico Joe Bonamassa, del poliedrico John Scofield, dell’eterno Pat Metheny o di nomi da noi meno noti come quelli di Leo Kottke e John Fahey.

La copertina di Electric Creatures

“In vita mia ho suonato di tutto – spiega l’artista di Reggio Emilia – Da Grisey a Boulez, da Romitelli a Reich. Quello che ora mi interessa ora, tuttavia, è una musica che possa unire idee compositive profonde e complesse con una comunicabilità propria di certa musica popular: rock, ambient ed elettronica. Una musica ‘contemporanea’ che porti anche il fruitore meno esperto ad ascoltare e riascoltare più volte lo stesso brano”.

La parola giusta, dunque, è ancora una volta ‘ascoltare’. Non ‘sentire’, ma proprio ‘ascoltare’. Verbo che implica applicazione, attenzione, concentrazione e rispetto per il lavoro di un musicista. Segno di dovuta attenzione nei confronti del frutto di un lungo periodo di “riflessione e ricerca”, interamente dedicato a opere per chitarra elettrica che mescolano pezzi già pubblicati come Until it Blazes di Eve Beglarian e Grab It! dell’olandese Jacob TV (prima versione italiana) ad altri del tutto inediti, composti da Andrea Agostini, Ryan Pratt e Nick Norton.

Giacomo Baldelli (foto Il Bramante)

Electric Creatures costituisce il frutto di un lungo periodo durante il quale ho messo in discussione il mio rapporto con la musica contemporanea, sperimentale o d’avanguardia che dir si voglia – spiega Baldelli da NYC – Un’istantanea che esprime come il mio focus d’attenzione sia ora rivolto a un tipo di ‘musica d’oggi’ diversa da quella che ero solito affrontare in passato”. Ed ecco, quindi, i soundscapes per chitarra elettrica ed elettronica firmati da Pratt e Norton, dove la lezione di un compositore come Arvo Pärt incontra gli ambienti sonori di Brian Eno, Radiohead e Pink Floyd, nonché la distorsione dei Sigur Rós. “In Three Electric Creatures di Agostini – anche questo un esordio a livello internazionale – si unisce un accurato lavoro di ricerca spettrale e armonica ad aperti rimandi all’hard rock di zeppeliniana memoria. C’e’ poi la violenza post-moderna di Grab It! – prima registrazione italiana – che si trasforma in una sorta di hip-hop psichedelico nel quale la chitarra ‘duetta’ con le voci di condannati a morte: parole tagliate, rimontate e filtrate attraverso vecchi boombox. Un rap che, partendo dal tema della morte, vuole celebrare la vita”. Infine, “Until it Blazes di Beglarian – nome storico della musica contemporanea newyorkese, stabile collaboratrice di gruppi fondamentali come Bang on a Can – È un pezzo di matrice post-minimalista, che ho avuto la possibilità di costruire (o ricostruire) direttamente con la compositrice, nel tentativo di darne una versione definitiva”.

Giacomo Baldelli (foto Il Bramante)

Apprezzato solista e camerista, già componente dell’Icarus Ensemble, Giacomo Baldelli si è esibito in tutta l’Europa e, ovviamente, negli Stati Uniti. Oggi è anche la metà del (h)artDrive electric guitar duo con l’israeliano Nadav Lev, del Key-String Duo con la pianista Laura Barger e del Kyrinx Duo con la flautista Kaoru Hinata. E’ inoltre collaboratore stabile del Wet Ink Large Ensemble di New York. Il suo precedente progetto, Nidra (definito ‘un tour de force di musica contemporanea per chitarra elettrica e video’), ha vinto il concorso per nuove produzioni al Queens New Music Festival 2015 ed è stato presentato a Biennale Musica 2018 di Venezia. E’ stato ‘artist in residence’ alla Boston University Center for New Music, mentre il suo cd di debutto Chitarra Italiana del XXI° Secolo del 2010 ha ricevuto ottimi apprezzamenti dalla critica. ‘Endorser’ delle corde Augustine Strings, è attualmente direttore del programma musicale della St. Brigid School e docente di chitarra alla Third Street Music School, entrambe a New York.

Qui ci troviamo dunque a frequentare territori di confine che non a caso si aprono con l’unico brano autografo di Baldelli, And Watch, impreziosito dalla presenza, in una sorta di cameo virtuale, della soprano-compositrice Kate Soper (finalista al Premio Pulitzer 2017). Sarà questa, qui senza musiche, l’unica voce ‘limpida’ che sentiremo nell’arco dei circa 48’ complessivi dell’album che già dalla successiva e minimale Until it blazes scivola in maniera ipnotica verso lo sperimentale “con la melodia a rimbalzare continuamente tra canale destro e sinistro del player stereo”, prima della deflagrazione conclusiva al termine dei quasi dodici minuti di traccia (la più lunga in assoluto). Three Electric Creatures di Agostini era stata pensata quale tributo al rock, “specialmente quello più vicino al sound Seventies dei Led Zeppelin. Un assolo ruvido e violento suddiviso in tre momenti, dove al virtuosismo tecnico si abbina un’attenta ricerca spettrale sugli armonici”. Il giro di boa porta a Two di Pratt che risulta probabilmente uno dei passaggi più godibili e meno estremi, mentre Grab It! di Jacob TV offre uno spaccato da hip-hop post-moderno che porta la chitarra a duellare con il boombox. Chiude Slow Earth di Norton che proietta progressivamente l’ascoltatore verso un muro di ambient quasi assordante e costruito su un ‘castello di sovra incisioni (undici chitarre e otto bassi elettrici, tutti gestiti da Baldelli), oltre alla sei corde solista.

Un progetto ambizioso registrato a New York e di (volutamente) non facile comprensione, pronto per l’uscita ufficiale già fissata per il 30 novembre e arricchito dall’artwork di Jennifer Boyd. Anche qui Baldelli conferma il suo frastagliato cammino attraverso il quale vuole “affrontare la letteratura del XX° Secolo, ma al tempo stesso lo sviluppo di un nuovo repertorio per chitarra del XXI° Secolo con espansione del repertorio contemporaneo per chitarra elettrica”.

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.

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