Sogno di una notte di mezza età

La lunga imbarazzante cena a quattro di un editore che sogna ad occhi aperti

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Sogno di una notte di mezza età
di e con Daniel Auteuil con Sandrine Kiberlain, Adriana Ugarte, Gérard Depardieu
Voto ah ah, insomma

Auteuil borghese parigino di mezza età con moglie coetanea (Kiberlain) invita a cena il borghese parigino di mezza età Depardieu che ha appena mollato la moglie coetanea e si è messo con la venticinquenne Ugarte. Il meccanismo comico all’inizio colpisce: Auteuil ha un’immaginazione esplosiva (perché lavora in una casa editrice?) e sogna ad occhi aperti: se spoglia con gli occhi la venticinquenne lo fa vedere anche a noi, quindi è chiaro che tutta la cena sarà un lungo sogno ad occhi aperti in cui il borghese stregato vive una velocissima relazione parallela con la venticinquenne, si immagina tutte le fasi della seduzione dell’innamoramento e dell’abbandono, utilizza  tutti i cliché letterari, teatrali e cinematografici della classica storia del maschio in crisi di mezza età e poi terrorizzato dai suoi stessi sogni torna felice al talamo coniugale. Il titolo originale  suona Amoureux de ma femme (Innamorato di mia moglie) ed è il sospiro di sollievo finale. Il meccanismo fa ridere all’inizio e poi diventa ripetitivo, nonostante la bravura da giocolieri degli interpreti. È teatro, viene da una pièce di Florian Zeller definito dal Guardian “il più intrigante autore di teatro dei nostri tempi” e sarebbe interessante sapere come veniva risolto a teatro visto che Auteuil regista ha esagerato nel montaggio per distinguere, ma spesso no, i sogni dalla realtà.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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