Anema e core, binomio artistico tra Francesco De Gregori e Mimmo Paladino

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Anema e core
Foto di Daniele Barraco

Una canzone che diventa opera d’arte. O viceversa, un’opera d’arte che diventa musica. Francesco De Gregori e Mimmo Paladino hanno presentato questa opera d’arte alla Triennale di Milano, con la conduzione di Vincenzo Trione, unico a poter far domande agli artisti, che appena finita l’incontro stampa sono stati accompagnati fuori. La canzone Anema e core è incisa in vinile 10 pollici, confezionato in una teca di plexigas realizzata nella storica stamperia dei Fratelli Bulla a Roma, per una tiratura di soli 99 esemplari numerati e firmati dai due artisti.
La copertina di Paladino riporta l’enigma di due volti affiancati, a comunicare il mistero e la meraviglia di un’unione.  «La genesi di questa operazione comincia per caso o per illuminazione – spiega De Gregori – infatti eravamo a Napoli, io e mia moglie Chicca, quando ci trovammo a cantare insieme quella canzone. Ci è piaciuto cantarla insieme al punto che in vari concerti all’estero invitavo Chicca a salire sul palco per ripresentare questa canzone napoletana, proprio io che avevo dichiarato che non avrei mai cantato in napoletano. Invece mi sono contraddetto, però ho studiato, ma so che alle orecchie dei napoletani la mia interpretazione non apparirà perfetta, per affetto mi perdoneranno. Ci abbiamo lavorato parecchio per una miglior resa possibile andando a registrare il disco negli studi Real World di Peter Gabriel a Bath».
Un’idea per un progetto che accomunasse due diversi linguaggi, o perlomeno che li facesse incontrare. «Io e Mimmo ci frequentiamo da tempo – continua De Gregori – così gli abbiamo fatto sentire questa canzone e lui si è offerto di occuparsi della copertina, ma non solo della copertina, infatti non bastava una copertina, non mi sarebbe piaciuto ridurre il tutto alla sola immagine di copertina».
Lo stesso Mimmo Paladino conferma l’intenzione di un’integrazione dei due mondi espressivi ben più profondo che la semplice creazione di una copertina: «Due mondi che poi non sono così distanti. Ricordo che a fine dei ’70 ci siamo trovati a casa di Lisa Ponti, noi pittori dediti a una certa avanguardia. In quell’occasione ricordo che Tommaso Trini, un critico d’arte molto attento, mi parlò di una nuova scena di cantautori che usava un nuovo linguaggio, di un De Gregori che utilizzava un certo ermetismo. Ebbene fu allora che iniziai ad ascoltarli e capire che quella musica era parente della nostra esperienza. Mentre fino ad allora per me la musica era quella di John Cage, di La Monte Young e Philip Glass».
Interviene subito De Gregori: «Averlo saputo che ero apprezzato da uno come Paladino ne sarei rimasto lusingato. Con questa operazione viaggiamo sul filo di un rasoio in maniera divertita, fa bene a entrambi, e anche al mondo della musica che mi ostino a includere nel mondo dell’arte. Questi innesti imprevedibili producono interesse. Gli artisti lavorano in genere sulla prevedibilità, quale garanzia di successo, che poi non è sempre vero. Ci siamo buttati oltre l’ostacolo per invadere altri campi e lasciarsi invadere». 

Anema e core
La copertina di Anema e core
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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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