Armata del Tronto, da Ascoli Piceno il rap che esce dalla provincia

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Armata del Tronto

E’ da poco uscito Armata del Tronto, il primo album della crew omonima di Ascoli Piceno. Il disco è disponibile sia in versione fisica, sia su Spotify, iTunes e sulle principali piattaforme di streaming.  L’Armata del Tronto è un gruppo formato da cinque giovani di età compresa tra 23 e 26 anni: Anter, Ase, Siero e Sputo sono mc’s, TalcBeats è il dj/beatmaker. Si sono fatti conoscere vincendo svariati contest e poi hanno partecipato a numerosi live della zona. Abbiamo parlato della crew e del disco con Sputo.

Armata del Tronto

Il nome Armata del Tronto fa pensare ad un vostro profondo radicamento nel territorio in cui vivete. E’ così?
Sì, esatto. Il nome deriva dal fiume che attraversa Ascoli Piceno, mentre Armata è stato scelto perché essendo in cinque non ci potevamo certo chiamare “gruppetto”…

Qual è la vostra storia?
Ase, Siero e Anter si sono conosciuti verso la fine del 2014 nel centro di Ascoli. Tutti i ragazzi della zona che iniziano a fare freestyle o comunque si avvicinano al rap e alla musica, si ritrovano in Piazza Verdura, una piazza storica della città. Poi sono arrivato io, insieme a Talc, il beatmaker. Così è partito il progetto di fare musica insieme. Il nome Armata del Tronto si rifà ad una canzone che avevano scritto un po’ di tempo prima e che diceva «in formazione si espone la banda armata del Tronto». Il nostro progetto è nato così, da un’amicizia e dalla voglia di fare qualcosa di serio.

Perché il disco porta lo stesso nome del gruppo?
Abbiamo ripreso quello che spesso fanno le rockband. I gruppi importanti danno il loro nome al loro primo disco e abbiamo pensato che anche per noi fosse la cosa giusta da fare, per far conoscere subito il nostro nome.

L’album ha un filo conduttore?
Direi di no. Musicalmente ci sono pezzi strutturati a livello metrico, hip hop e rap classico, con brani di 16 o 8 barre, ma c’è anche il pezzo in 4/4 e uno addirittura in 3/4. Anche sulla produzione ci siamo sbizzarriti, cercando di tenere il suono classico del campionamento, ma stravolgendo i campioni che andavamo ad usare. Apprezzo molto Talk, il ragazzo che cura le produzioni, perché parte da un campione e lo fa diventare un’altra cosa.

A livello di testi cosa volete comunicare?
Parliamo principalmente del classico senso di rivalsa di un gruppo che cerca di venire fuori dalla provincia. Nel 2018 rap e hip hop sembrano cose un po’ messe da parte, che prendono polvere, visto che ora c’è questo filone della trap. In realtà non è così: se uno crede nel rap, nell’hip hop, in quello che fa, deve andare avanti con impegno, cercando di trovare le sonorità giuste, curando flow e metrica.

Cosa vuol dire fare musica ad Ascoli?
La risorsa di chi fa rap ad Ascoli, e più in generale in provincia, è la fame di voler venire fuori. Nelle grandi città, dove c’è una scena più grande, il più bravo emerge più facilmente. Ovviamente ci sono anche dei limiti a lavorare ad Ascoli, in primis la mancanza di posti dove fare serate. E poi non c’è il contatto per fare arrivare il tuo disco, che magari è anche un buon prodotto, a un livello più alto.

Per voi quanto è importante la dimensione live?
Per me è la cosa più importante in assoluto. Ci prepariamo molto e adoriamo esibirci dal vivo, il riscontro più importante lo abbiamo guardando negli occhi il nostro pubblico mentre facciamo lo spettacolo. Al momento non abbiamo ancora in programma concerti per presentare il disco, ma stiamo cercando di organizzare una serata a San Benedetto.

Cosa c’è nel vostro futuro?
Sicuramente ci saranno dei progetti singoli, come abbiamo sempre fatto da quando ci siamo conosciuti. Mentre lavoravamo al disco, nel giro di tre anni, ognuno si è creato anche una propria strada. L’Armata del Tronto però andrà avanti, la nostra storia non finisce con questo disco. Molto probabilmente fra uno o due anni uscirà un nostro nuovo lavoro. Vogliamo portare avanti quello che stiamo costruendo.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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