Duvudubà, un super cofanetto con un inedito del geniale Lucio Dalla  

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Duvudubà
Foto di Marta Marrow

Lucio Dalla colpisce ancora! A 6 anni dalla scomparsa, esce oggi Duvudubà, un cofanetto contenente 70 brani rimasterizzati, arricchito da un interessante booklet con racconti e foto. C’è anche un brano inedito, Starter, che non è il classico pezzo raccogliticcio messo lì giusto per dire che c’è una nuova canzone. No, questo è un bel pezzo, capace di regalare emozioni.
«Quando ci ha lasciato», racconta Marcello Balestra, collaboratore storico di Dalla, «Lucio stava lavorando a un nuovo album. E questo era uno dei brani che aveva già una sua fisionomia. Noi abbiamo fatto solo qualche ritocco, sistemando mixaggio e livelli. A intervenire è stato soprattutto Tullio Ferro, co-autore del brano».
In Starterc’è tutto il mondo di Lucio Dalla. Nella lunga introduzione, caratterizzata da un bel sax, commuove la sua voce che dice: «Senti che bello, lascia suonare, lascia suonare, senti, senti, lascia suonare, lascia suonare, così». Musicalmente è caratterizzato da un crescendo molto avvolgente. E nel testo ci sono strofe tipicamente dalliane: «Ho una rumena un po’ polacca, che sembra una delle Hawaii / C’è qualcuno che sa fare una puntura / non nel braccio ma nel culo della natica / la faccia bene dottore che ho paura».
DuvudubàÈ stato anche realizzato un video per supportare Starter (clicca qui per guardarlo). Lo ha firmato Ambrogio Lo Giudice, altro collaboratore storico. «Non avendo a diposizione il cantante, è stato Duvudifficile da realizzare. Ho cercato di mettere in scena le emozioni provate da chi ascoltava questa canzone per la prima volta. Del resto Lucio scrutava continuamente l’anima delle persone. Ho avuto la fortuna di assistere al suo lato creativo. Era curioso in maniera bulimica. Era interessato da ogni tipo di persona, non imposta se erano intellettuali o banditi, giovani o vecchi, belli o brutti. Lui amava l’essere umano in generale. Osservava tutto e tutti, poi costruiva le canzoni in modo assolutamente naturale».
Alla presentazione di Duvudubà ha partecipato anche un ospite inatteso, Walter Veltroni, grande amico di Lucio Dalla e grande amante delle sue canzoni. «Quando mi ha chiamato il presidente della Fondazione chiedendomi se mi avesse fatto piacere partecipare ad alcuni eventi, ho risposto senza esitare “Per Lucio faccio qualsiasi cosa”. Gli volevo molto bene, abbiamo passato molti momenti insieme. A lui piaceva fare squadra: quasi sempre c’erano anche Michele Mondella, Bibi Ballandi, Renzo Cremonini, Tobia. Nella musica, Lucio ha rappresentato quel che è stato Federico Fellini per il cinema: un personaggio irripetibile. Aveva una grande fantasia, era picaresco, coltissimo, curioso di tutto. Era un grande bugiardo, ma di quelli che sanno affascinare con le loro storie: sembrano vere anche se sono inventate. Un po’ come è stato per Moby Dick o Don Chisciotte. Credo che non ci sarà mai più un altro Lucio Dalla. La sua magia non è replicabile».
«Di Lucio», conclude Veltroni, «ho visto decine di concerti. Ogni volta era una meraviglia, lui era sempre imprevedibile. Appena metteva le dita sui tasti era pura magia. I suoi dischi li amo tutti, ma a mio avviso i due album più belli sono Lucio Dalla e Dalla. Invece la canzone che amo di più è Cara: praticamente la perfezione. Secondo me bisogna sottolineare il fatto che se chiedi a un ragazzo che frequenta le medie ci cantare Anna e Marco oppure Futura le sanno a memoria. Questa è l’eredità che ci ha lasciato».

Ecco il testo del brano inedito Starter  (Tullio Ferro, Lucio Dalla, Marco Alemanno – Ed. Pressing Line Srl)

 Senti che bello, lascia suonare, lascia suonare, senti, senti, lascia suonare, lascia suonare, così

Mi affitterò una macchina
Per andare su e giù
E una colla che non si stacca mai
Così quando ti siedi non ti alzi più
Poi forse per stasera un’altra giacca
Coi bottoni due bianchi e quelli in mezzo blu
E cerchiamo un bel locale qui a Cattolica
Che apra tardi e non chiude più
Tu metti ancora quel profumo
E poi venite giù
Sai io vorrei che quest’estate non finisse mai
Ho una rumena un po’ polacca, che sembra una delle Hawaii
C’è qualcuno che sa fare una puntura
Non nel braccio ma nel culo della natica
La faccia bene dottore che ho paura
E ho un mal di schiena che non mi passa più
Lo sai che a guardarti bene sei bella sadica
Con tutte le catene sembri un cancello che non si apre maiIo l’anno scorso ero un deejay
Quest’anno sono un po’ più grasso
da quando non sto più con lei
Più vai più forte su quel muro, che lo buttiamo giù
Dai facciamolo di notte, che non c’è nessuno e non lo facciamo più
Che cos’è che passa lì nel cielo un aereo o una meteora
C’è, c’è qualcosa che vien giù è una neve metafisica
La morte chimica
Io l’anno scorso ero un deejay.

@Archivio Sony
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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".

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