First Man – Il primo uomo

L’uomo sulla Luna ci è andato. Ed era triste

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First Man – Il primo uomo
di Damien Chazelle con Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler, Corey Stoll, Patrick Fugit
Voto 7/8

First Man è firmato dal Damien Chazelle di La La Land, e in apparenza è la biografia di Neil Armstrong (Ryan Gosling), il  primo astronauta che posò piede sulla Luna nel 1969. Parte con un evidente omaggio al Kaufmann di Uomini veri (con una scena fotocopia dei rodei nella stratosfera di Chuck Yaeger quando “cavalcava” i primi aerorazzi inguidabili), ma capiamo subito che la parte tecnica (peraltro poco eroica) serve a introdurre un dolore: Armstrong è un ingegnere, un civile, anche un pilota collaudatore,  ma soprattutto un padre di famiglia a cui sta per morire una bambina di cancro, e infine un astronauta perché la Nasa in quel momento cerca gente che sappia mettere insieme voglia di esplorare, fegato, bisogno e perizia (quando è possibile) e abbia il coraggio di salire su cose che sembrano macchine da corsa senza finestrini. La struttura sembra quella canonica del film americano su un eroe triste, umano e americano. Quindi è un film è sugli sforzi e i costi per tenere il passo nella corsa allo spazio con i russi, sull’America non così idilliaca degli anni Sessanta, sul ruolo delle mogli degli astronauti e persino sulla politica di quegli anni (molte cose in effetti), ma quando prende quota diventa un film sui  rumori, i fischi, le vibrazioni e l’urlare disperato dei metalli che si contorcono messi alla prova dai razzi (e qui ritroviamo in versione hardware il Chazelle ritmatissimo di Whiplash: qui “suonano” le pareti delle capsule) e una meditazione sulla tecnica che talvolta fa rabbrividire: gli strumenti, spesso analogici, avevano meno elettronica (quando c’era) di quella che noi abbiamo nei cellulari. Due momenti topici (a Chazelle il melodramma sta bene): quando la moglie dell’eroe silenzioso gli rinfaccia -mentre si prepara ad andare sulla Luna- che non fa le valigie ma perde tempo finché non sale in macchina, e quando viene preparato un  elogio funebre da far leggere al presidente Usa nel caso in cui dalla Luna nessun astronauta riparta più. Quindi è anche un sontuoso film sulla paura.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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