Museo- Folle rapina a Città del messico

Due spostati fanno il colpo perfetto. Cioè inutile. Perché cercano altro....

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Museo – Folle rapina a Città del Messico
di Alonso Ruizpalacios
con Gael García Bernal, Leonardo Ortizgris, Alfredo Castro, Simon Russell Beale, Lisa Owen.
Voto 7/8

Il titolo italiano serve a promettere più azione.  Quello originale (Museo e basta) invita a meditare su un’inquietudine che sconfina nel patologico. In effetti una rapina c’è (è storicamente avvenuta) e l’elemento folle è che sia potuta accadere. Anni settanta. Due eterni studenti di veterinaria messicani, il narratore (che cela un passato di malattia mentale e ha un presente da badante del padre malato ) e l’inetto a tutto, ma ricco, infelice e a modo suo geniale e insieme stupido figlio di papà Garcia Bernal, che ha un’ossessione per i reperti precolombiani, entrano la notte di Natale nel Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico e come ladri da film, con una tecnica squisita, rubano gioielli inestimabili. Inestimabili sta per “non vendibili”: non troverebbero e non troveranno acquirenti. Perché l’hanno fatto? Per dimostrare qualcosa che il cervello dell’operazione cerca alla cieca per tutto il film e che il gregario tenta di razionalizzare ma non ci riesce. In realtà il furto è un dispositivo che alimenta un on-the-road stupido/disperato/profondo tra l’appropriarsi di reperti del passato -forse per appropriarsi del passato e dare un senso al presente, e la restituzione dei reperti del passato come condizione per avere un futuro. Forse, al suo secondo film, Ruizpalacios non sta facendo un film su un furto ma su una generazione che non trova un’identità. L’andamento del film è sontuoso e discontinuo, strizza l’occhio a certe freschezze della nouvelle vague, non esista a miscelare moduli del cinema nordamericano e frammenti di realismo magico, visioni, citazioni ai bordi della new age e repentini rientri nel ridicolo che spesso sconfinano nel tragico. Ed è girato con grande eleganza ma seguendo la struttura di un romanzo, non di un prodotto da veicolare prima o poi in tv. Un altro tassello nel cinema sudamericano che parte lento e finisce strano…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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