Figli di Putin… – Registi russi al tempo dell’ ultimo Zar

Dal 5 novembre al 3 dicembre 2018 al Cineforum del Circolo Milano in viale Monza, 140, una rassegna di cinque film russi dell’ultimo decennio a cura di Giorgio De Giorgio

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Foto film Cargo 200

Uno sguardo e una riflessione sulla cinematografia russa contemporanea attraverso i pochi titoli che vengono distribuiti nelle nostre sale

Dopo aver raccontato il disagio giovanile, la droga, le fughe esistenziali dei giovani nell’ epoca di Gorbaciov, che cosa rappresenta oggi il cinema nell’ era di Putin ?  Dopo la rinascita della gloriosa Mosfilm, i giganteschi studios voluti da Lenin, ricostruiti ed adibiti alla realizzazione di kolossal storici e perfino blockbuster fantasy di grande successo prodotti anche con Hollywood, una nuova generazione di registi indipendenti cercano di interpretare la realtà nella quale vivono, di riflettere sul presente e sul futuro del loro paese.  Pur nella limitatezza delle pellicole distribuite sul mercato italiano si possono individuare nell’ attuale cinema russo nomi interessanti e originali come Aleksey Balanov, autore di un film durissimo Cargo 200 (lunedì 5 novembre o re 21) ambientato nell’ Urss del 1984 alla vigilia della Perestroika, quando il grigiore della vita sovietica è sempre più soffocante, mentre gli aerei sovietici riportano in patria le salme dei soldati caduti in Afghanistan. Uscita da una discoteca, la figlia di un alto gerarca del Partito Comunista scompare misteriosamente proprio quando nella zona viene commesso un brutale omicidio sul quale indaga il capitano di polizia Zurov. La pellicola si basa su di una serie di episodi criminali realmente accaduti nel 1984. La russa- armena Anna Melikian è la regista di  Mars – Dove nascono i sogni (lunedì 12 novembre) del 2004,  che si svolge in una cittadina dell’ ex impero sovietico in Crimea  intitolato al fondatore  del comunismo (con il passare del tempo la lettera K del nome è però sparita).  Questo luogo sperduto diventa il simbolo di una civiltà in via di disgregazione per effetto della globalizzazione. Non meno amaro è L’ isola (lunedì 19 novembre) di Pavel Lungin, già autore di Taxi Blues, premio per la miglior regia a Cannes nel 1990, un atto d’ accusa verso il processo di occidentalizzazione tanto atteso, ma che alla fine si è rivelato il disfacimento dei valori e dei principi della vecchia società. Di notevole interesse è ancora Viy – La maschera del demonio (lunedì 26 novembre), 2014 diretto da Oleg Stepchenko, un fantasy e un apologo sull’ eterna lotta tra il bene e il male, tra la fede e la scienza, protagonista Jonathan Green, un cartografo al lavoro nei Carpazi. In un piccolo villaggio tra queste montagne egli dovrà difendere i suoi abitanti dalla furia de demoni.  Del 2003 è infine Il ritorno (lunedì 3 dicembre) di Andrej Zvjagincev, Leone d’ oro alla Mostra di Venezia, due fratelli adolescenti che rivedono dopo dodici anni il loro padre. Insieme a lui compiranno un viaggio in automobile, in barca e a piedi. Un cammino difficile in grado però di trasformarli in adulti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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