Da Lenny Bruce a Grillo a X Factor: teleturpiloquio 2.0

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teleturpiloquio

Uno dei numeri comici più famosi di Lenny Bruce aveva per tema la repressione delle parole. Per dimostrarlo, il più trasgressivo comico americano di sempre, andava in scena snocciolando una sfilza di parolacce proibite secondo il comune senso del pudore e così si sprecavano parole come “tette”, “culi”, “pompino” e “vaffanculo” assortiti. Fece così scandalo che passò più tempo nelle aule dei tribunali che sul palco dei night club, ma quella era l’epoca puritana della tv in bianco e nero.
In Italia seguirono le sue orme Roberto Benigni, ricordate il suo monologo della “vulva” e della “fava” dalla Carrà in prima serata su Rai Uno? E più tardi Paolo Rossi, che sosteneva che una parola volgare non era “testa di cazzo” ma Bundensbank. E anche quelli erano i tempi in cui in tv si mettevano i beep sulle parolacce. Ricordo che nella seconda metà degli anni ottanta a Italia Uno mi obbligarono a metterli sulla canzone Cara ti amo di Elio e Le Storie Tese. Accadeva che parte del testo venisse trasformato in “Te lo tronco nel… beep”, aumentando paradossalmente l’effetto comico. Beh, oggi tutto questo è sdoganato da tempo. Il turpiloquio fa trend, è stilisticamente contemporaneo, alla moda. Basta sentire i complimenti a X Factor: “Raga, avete spaccato il culo” si sente dire spesso. Insomma spaccare il culo è sinonimo di vittoria, di conquista, di affermazione.
Ma una che di turpiloquio popolare se ne intende, cioè la signora Mara Maionchi, non si sognerebbe mai dire una frase del genere. È una questione di stile, di dare il giusto valore alla giusta parolaccia nel momento giusto. Non farlo significa essere davvero volgare. La parolaccia non va buttata lì come un ciao, altrimenti perde il suo significato originario, ma purtroppo “spaccare il culo” ha assunto la stessa frequenza di “percorso” e “attitudine”. Attendiamoci quindi un bel turpiloquio in uno spot o in una telepromozione o addirittura in uno slogan pubblicitario, tipo: “il cornetto che spacca il culo” o l’ hamburger alla cazzo di bontà”.
I tempi sono maturi. Quello che non capisco è perché “spaccare il culo” per chi lo dice in tv nei momenti di entusiasmo, dovrebbe assumere un significato positivo, normalmente quando si dice a uno “Hai rotto i coglioni” gli si vuol far intendere tutto tranne che un complimento. Invece per l’attuale lessico televisivo dei ggggiovani, spaccare il culo è bello, è talento puro.
Così mi sono detto, vuoi vedere che anche questo è un esempio linguistico di derivazione anglo americana? Chissà magari è un neologismo importato come “implementare” o “taggare”. Mi sono messo a studiare in rete. In effetti la frase è traducibile. In inglese si dice “Split the ass” ma il senso è tutt’altro che positivo. Si usa in senso contrario come a indicare un atto di violenza pura, di aggressione fisica e verbale. Nella tv italiana invece significa l’opposto. Valli a capire cotesti italiani. Spero solo che una frase del genere, soprattutto in tempi come questi dove si organizzano i vaffanculo Day alla domenica con tanto di militanti coi bimbi in spalla, non diventi parte di un lessico comune, altrimenti sarei costretto a chiedere alla maestra del mio bambino : “Allora, il mio bimbo spacca il culo alle verifiche?”.
Fortunatamente non accadrà mai, almeno per me che quando andavo a scuola leggevo “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” di Giulio Cesare Croce e Adriano Banchieri. Letture raffinatissime dove il linguaggio rozzo e scurricule diventava arte.

Vi lascio con una preghiera. Se proprio volete fare un commento evitate di scrivere : “hai spaccato il culo”, grazie.

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Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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