L’infinito di Roberto Vecchioni, un album pieno di ottimismo. Partecipano Morgan e Guccini

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Roberto Vecchioni
Foto di Renata Roattino

Un Teatro Gerolamo a Milano pieno all’inverosimile per la presentazione di L’infinito, nuovo disco di Roberto Vecchioni. C’è molta attesa attorno a questo capitolo discografico, nessuno aveva ricevuto l’anticipazione dell’ascolto, ma all’avvio del singolo Ti insegnerò a volare si scopre che ad intervenire in una strofa della canzone è Francesco Guccini.
Il disco, a cinque anni dal precedente album di inediti, è prodotto da Danilo Mancuso per DME e distribuito da Artist First, disponibile in formato CD, in edizione Deluxe arricchita dal saggio Le parole del canto. Riflessioni senza troppe pretese e in Vinile Limited Edition. Nessuna concessione alle piattaforme streaming e download.
Un album che va ascoltato interamente, perché è così che si ascoltano i dischi, perché la canzone d’autore è importante e contiene parole importanti.
Giusto sul significato della parola Roberto Vecchioni si sofferma sull’ultima canzone, intitolata appunto Parola , quella che avrebbe voluto cantare insieme a Ivano Fossati.

Roberto Vecchioni
Foto di Renata Roattino

Ma Vecchioni è un fiume in piena quando appare sul palchetto del Teatro Gerolamo dopo l’ascolto e la visione del singolo Ti insegnerò a volare ispirata al grande Alex Zanardi, metafora della “passione per la vita che è più forte del destino”.
Finito il disco Vecchioni si è recato a Pavana dove risiede Guccini: «Gli ho chiesto di ascoltarlo – racconta – perché avevo già in mente di coinvolgerlo, ma non ero certo della sua reazione. Alla fine si è alzato e mi ha abbracciato, perché ha intuito quello che volevo trasmettere. A quel punto è stato più facile chiedergli di intervenire con una strofa, a sua scelta, e nemmeno gli ho suggerito in quale canzone, ma era evidente a entrambi che la canzone da scegliere era quella, del resto sembra una sua canzone, infatti l’ho composta pensando al suo stile».
Un’amicizia, quella con Guccini, che risale ai tempi del Club Tenco, quando vennero vicendevolmente presentati da Amilcare Rambaldi. Tra i due c’era gara a sostenere quante volte non avessero partecipato all’annuale rassegna della canzone d’autore. «Dopo la vittoria sanremese – racconta Vecchioni – andai a trovare Guccini e dopo una nottata di bevute, al risveglio gli chiesi perché cantiamo, e lui semplicemente mi rispose: perché non basta parlare. Ecco, credo che mai come in questo disco ci sia  grande attenzione per la melodia e per  la musica, anche se ho cantato il disco senza basi, con un accompagnamento essenziale di pianoforte o chitarra. Non c’era nemmeno la batteria, per non avere condizionamenti, perché avevo un gran bisogno di cantare liberamente».

Roberto Vecchioni
Foto di Renata Roattino

Nel disco c’è anche Marco Castoldi: «Era venuto ancora ragazzo a un mio concerto accompagnato dal papà – continua Vecchioni – così l’ho coinvolto nella canzone che parla di me, Morgan canta l’ultima strofa di Com’è lunga la notte in terza persona, come se mi guardassi da fuori».
Tante le persone che Vecchioni ringrazia per questo disco, a cominciare con forte commozione dal bassista Marco Mangelli, che ha voluto suonare nel disco nonostante un male che poco dopo l’ha portato via.

Roberto Vecchioni
Foto di Renata Roattino

C’è Lucio Fabbri che ha curato arrangiamenti e produzione artistica, Massimo Germini alla chitarra e Roberto Gualdi alla batteria.
Alla fine della presentazione, con Germini e Fabbri, Vecchioni ci regala una canzone dal vivo, non prima di aver passato in rassegna tutte le canzoni contenute nell’album, a ricordare Leopardi e Papa Francesco: «E’ il mio album più maturo – avverte – mai come in questa occasione ogni canzone è legata all’altra, nessuna frammentarietà è concessa, come si usava negli anni ’70, un periodo formidabile, specie quello degli esordi, di quando si andava in aula a discutere. Voglio essere ottimista ancora oggi, trasmettere questo ottimismo alle nuove generazioni. Io sono un uomo del 900, un secolo dove è successo di tutto, ma anche oggi voglio essere contento».
A chi gli chiede perché in Italia non c’è una classe di artisti, attori e musicisti, compatti nel contrastare una certa politica, come avviene in America, risponde che lui con le canzoni cerca un’espressione più alta: «Del resto non ho mai fatto canzoni politiche, semmai la politica la esprimo nelle azioni pratiche e quotidiane, anche se Velasquez era una canzone politica. In questo disco c’è la canzone Giulio, dedicata alla mamma di Giulio Regeni. Insomma, la canzone non deve esprimere ovvietà, semmai all’argomento politico ci si arriva di lato, da altre angolazioni».

Roberto Vecchioni
Foto di Renata Roattino

Due eventi speciali di presentazione, il 9 novembre alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano e il giorno 11 alla Feltrinelli di  via Appia Nuova a Roma, poi a marzo si parte in tour.

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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