Zombie contro Zombie

Un film di zombie dentro un film su come si gira un film di zombie. È già di culto

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Zombie contro Zombie
di Shuichiro Ueda
con Takayuki Hamatsu, Yuzuki Akiyama, Harumi Shuhama, Kazuaki Nagaya, Hiroshi Ichihara
Voto 8

Mentre si gira uno scalcinato film giapponese di zombie in una fabbrica con una brutta fama (pare facessero esperimenti per riportare in vita i morti) ecco che gli attori e la troupe prendono a trasformarsi in zombie e cercano di mangiarsi l’uno con l’altro. Il dispotico regista è felicissimo che gli  zombie divorino  gli attori: “È la realtà!”. Mugugni e pensi:  bella idea, un po’ ripetitivo lo svolgimento, decisamente a basso costo la produzione e la preparazione (sangue ovunque, persino un po’ a casaccio), trovate splatter   goliardiche, economiche, ritmo accidentato. Che noia i film di zombie… E poi, sorpresa! Titoli di coda dopo mezz’ora e si riparte: e quello che  ti passa davanti è un film che segue alle spalle il film che hai visto, cioè: una puntata di una serie sugli zombie,  in diretta per una televisione, senza montaggio, senza stacchi e praticamente senza mezzi. Una scommessa frenetica: se il regista ce la fa ha l’avvenire assicurato, calcolando che deve anche fare l’attore  e  l’operatore, usare come attrice la moglie che “impazzisce” nei ruoli e che tutti i corpi e la macchine sul set hanno vari incidenti (cadute, sbronze, bisogni corporali, crisi di nervi e distruzioni varie) che  obbligano  a cambiare il copione in corsa e addirittura a sostituire una gru con una piramide umana improvvisata. Dunque, non era “solo” un film di zombie, ma un film su come si girano certi prodotti in una tv dove tutti i dirigenti recitano la stessa preghiera: è televisione, non è arte… Ma non è finita:  verso la fine parte  il vero making of e  sei al terzo livello dell’immaginario: vedi come in un gioco di specchi il falso film, il vero film con la falsa troupe e il falso regista e la vera troupe e il vero regista che circondano gli altri due film. Una specie di danza acrobatica partita sciatta e di cui ti rendi conto che la coreografia in realtà era stata calcolata su tempi cronometrici. Il  regista, scrittore  e montatore Shin’ichirô Ueda l’ha girato in 20 giorni con l’equivalente di 20 mila euro dopo un workshop, illuminato da una piece teatrale che metteva in scena un b-movie e poi lo spiegava: lui e il film sono diventati oggetto di culto (e al momento incassi di 250 volte tanto) perché questo questo Kamera o tomeru na! (letteralmente Non smettere di girare!) fa anche ridere. Dei cascatoni e di come sei stato preso in giro dalle tue percezioni…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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