Alla scoperta dell’Anniversary Edition del White Album dei Beatles e delle sue chicche, le Esher Demo

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Era il 22 novembre di 50 anni fa quando, in Inghilterra, uscì l’album più sperimentale della più grande band della storia della musica: The Beatles, meglio conosciuto come il White Album.

Oggi questo album ha rivisto la luce, grazie alle sapienti mani di Giles Martin (figlio di George), in una versione completamente nuova: un nuovo mix stereo e surround 5.1, affiancato da 27 demo acustiche e 50 versioni alternative, la maggior parte delle quali mai pubblicate prima d’ora.

Forse il White Album non è il miglior album dei Beatles, non è iconico come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e non ha il sound di Revolver, ma è di gran lunga quello dove è emersa maggiormente la creatività della band, dove han chiaramente dimostrato il loro essere avanti coi tempi (provate a riascoltarlo oggi per credere), ma soprattutto è quello dove di più si sono spinti “al limite”. Difficile credere che un album possa avere 50 anni se ancora oggi riesce a suonare così fresco ed attuale.

Photo session. Thomson House, London. 28 July 1968.
Credit: © Apple Corps Ltd.

Ma la vera chicca di questo cofanetto sono le Esher Demo. Forse non tutti sanno che il White Album è nato in India, a Rishikesh, presso l’ashram del guru Maharishi, dove i Beatles andarono tra il febbraio e l’aprile del 1968 per approfondire lo studio della meditazione trascendentale. In assenza di corrente elettrica il loro unico modo di comporre si basava esclusivamente sulle chitarre acustiche e fu così che nacquero gran parte dei brani del (doppio) disco.

A maggio, tornati dall’India, i Beatles si riunirono a Kinfauns, la casa di George Harrison a Esher nella campagna del Surrey, per registrare le canzoni composte in quei mesi (anche se è diffusa l’ipotesi che si siano incontrati esclusivamente per fare delle sovraincisioni). Quelle registrazioni, conosciute come le Esher Demo, sono il frutto di quel mese di lavoro. Non tutte le incisioni trovarono poi posto nel White Album, alcune finirono in altri album dei Beatles (Mean Mr. Mustard e Polythene Pam furono inserite nel meadley finale di Abbey Road) o dei membri del gruppo nelle loro carriere soliste: Child of nature di Lennon divenne poi Jealous Guy (con un nuovo testo), mentre Junk di McCartney, finì nel “suo” McCartney del 1970. Anche Not Guilty, Circles e Sour Milk Sea (donata a Jackie Lomax) di Harrison trovarono spazio nei suoi successivi dischi.

Paul McCartney during a recording session for The Beatles. Abbey Road Studios. October 1968
Credit: © Apple Corps Ltd.

Se il White Album è passato alla storia per le famigerate liti che hanno spaccato i Beatles e le interminabili take di registrazione (Non Guilty ne richiese più di 100 e poi fu scartata), ascoltare le Escher Session ti trasporta in un altro universo: non solo perchè si tratta di un vero e proprio White Album Unplugged, ma perchè si percepisce un feeling, un’armonia ed una coesione che sono impensabili se paragonate a quel che “la storia” racconta.

«Non credi che la percezione della storia dei Beatles sia stata ‘contaminata’ da come l’hanno raccontata più tardi, nei primi anni ’70?» chiede Martin. «Io credo che nel periodo post-Beatles, quando ormai la goccia aveva fatto traboccare il vaso e tutti avevano preso una strada solista, siano stati proprio loro a reagire contro la loro storia. “Oh, ad essere onesti non lavoravamo poi così bene insieme”, robe del genere. Tuttavia non avevano mai dimostrato un rallentamento creativo. Mi piace l’immagine di loro che si lanciano addosso tazze di the in studio, e sono un po’ deluso di non averlo ritrovato nelle registrazioni. In realtà stavano semplicemente realizzando un disco».

Perchè proprio quando credi di sapere tutto sulla più grande band della storia e che non ci sia più nulla da dire, dopo 50 anni tutto viene messo sotto una luce diversa.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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