Jacques Demy, le poète de l’ écran

Da domenica 11 a venerdì 16 novembre 2018 allo Spazio Oberdan Cineteca Italiana Milano quattro capolavori firmati dal grande regista francese

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Foto film Les Parapluies de Cherbourg

Cineasta tra i migliori cresciuto nella Nouvelle Vague, ma dal percorso artistico diverso rispetto a Truffaut, Godard, Rivette, Resnais ed altri

È il 1939 quando un ragazzino di otto anni, appassionato di marionette e del teatro di operetta, figlio del proprietario di un garage a Nantes, vorrebbe studiare cinema, ma suo padre gli impone di dedicarsi alla meccanica. Successivamente riesce però a frequentare la Scuola di Belle Arti della sua città e poi si trasferisce a Parigi per seguire i corsi di cinema e di fotografia.  Dopo la consueta gavetta come assistente alla regia, firma alcuni cortometraggi di ottima fattura per poi esordire dietro la macchina da presa con Lola- Donna di vita (domenica 11 ore 16 e venerdì 16 novembre ore 16), 1961 con Anouk Aimée, considerato uno dei film più affascinanti della Nouvelle Vague, seguito da La grande peccatrice (domenica 11 novembre ore 15 e mercoledì 14 ore 16,30) del 1963 con Jeanne Moreau nelle vesti di una accanita giocatrice che coinvolge con la sua febbre del gioco un timido impiegato innamorato di lei.  Regista dotato di una poetica personale incentrata su alcuni temi ricorrenti quali il sogno, la nostalgia, la disillusione e l’imprevisto, Demy si dedica poi ai musicals francesi nei quali cinema, musica e danza e coreografia si fondono in una miscela irresistibile. Tra i più celebri Les Parapluies de Cherbourg (mercoledì 14 ore 21,15 e giovedì 15 ore 16,30), 1964, una sorta favola musicale con Catherine Deneuve e Nino Castelnuovo, premio Delluc e vincitore del Festival di Cannes e Les Demoiselles de Rochefort (lunedì 12 ore 17,30 e giovedì 15 ore 21,30) del 1967 con Catherine Deneuve, Jacques Perrin, Michel Piccoli e la presenza prestigiosa di Gene Kelly.  Il regista, marito della collega Agnes Varda, grazie alle sue storie raccontate con tono affabulatorio e divertito, ha contribuito a diffondere in Francia il gusto della commedia musicale.  Dopo un’altra performance nel genere favolistico in costume, La favolosa storia di pelle d’ asino, 1970, Demy cambia registro con una commedia classica, ma di scarso successo intitolata Niente di grave, suo marito è incinto, 1973 con Marcello Mastroianni e ancora con Catherine Deneuve. Nel ’82 gira Una camera in città, interpretato da Dominique Sanda e ambientato a Nantes; nel ’85 Parking dedicato al mito di Orfeo e nel ’88 Trois places pour le 26. Jacques Demy, le poète de l’écran, muore a Parigi a soli 59 anni per una grave malattia il 27 ottobre 1990.

 

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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