Libri. Com’erano belli gli anni Settanta

Esce con una nuova veste grafica e con una serie di aggiunte e rivisitazioni il bel volume "Anni 70. Generazione rock. Dai raduni pop alle radio libere" del nostro collaboratore Giordano Casiraghi, pieno di testimonianze, ricordi e analisi critiche.

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Anni 70

Giordano Casiraghi è un critico “all’antica”. Di quelli che amano praticare i musicisti, ascoltarne le idee e le ispirazioni, frequentarli e persino organizzarne i concerti. Nulla a che vedere con i “topi” di Internet di oggi, quelli che si accontentano della consultazione di alcuni siti e del copia e incolla ormai così diffuso.

Ed è un giornalista nostalgico, che ama gli anni in cui ha iniziato a scrivere, in cui trascorreva la sua giovinezza tra sale da concerto e incontri stampa, tra chiacchierate a cena con i cantautori e scoperte private di nuovi artisti dediti a proposte esclusivamente strumentali, tra serate a produrre i Garybaldi e amicizie profonde. Per questo la sua produzione letteraria (che comprende anche la bella “guida” Che musica a Milano. Luoghi e ritrovi storici raccontati dai protagonisti) guarda un po’ al passato, o meglio al “grande futuro che abbiamo dietro le spalle”, a quegli eventi emozionanti oggi fagocitati dalla diffusione musicale via web e quasi dimenticati.

Casiraghi con Guccini nel 1983

Così ben venga la ristampa del tutto aggiornata e rivisitata del suo libro di successo del 2005 Anni 70. Generazione rock, che nella nuova versione aggiunge nel titolo anche l’excursus “dai raduni pop alle radio libere” (edizioni Arcana, pgg. 430, € 25). “È stato il periodo della mia adolescenza, di quando iniziai a frequentare il mondo della musica. Io che non amavo le moto e nemmeno andavo in discoteca. Ci misi piede la prima volta per vedere un’esibizione di Battiato: era il 1973. Feci un paio di scatti, tanto bastò che anni dopo uno di questi finì nella prima ristampa in cd dei suoi dischi.”

Lo dicevamo, nostalgico. Ma di nostalgia nel libro ce n’è poca. C’è innanzitutto una serie di interventi dei protagonisti di quegli anni: interviste trascritte come capitoli di un racconto, con Francesco Guccini, il compianto Claudio Lolli, Lino Vairetti degli Osanna, Di Cioccio e Djivas della PFM e tanti altri, che ci narrano di sé e ci riportano alle atmosfere creative d’antan, punteggiandole di aneddoti vissuti in prima persona.

C’è un capitolo dedicato agli allora diffusissimi festival musicali e a concerti divenuti “storici”, come quelli dei Led Zeppelin al Vigorelli e di Joan Baez all’Arena con gli Area oppure il famigerato processo a Francesco De Gregori al Palalido. Tutti a Milano, secondo l’ottica necessariamente lombardocentrica dell’autore. E ce n’è uno dedicato alla stampa florida giovanile di quegli anni: “consideravo gli interventi di certe firme del giornalismo musicale alla pari di quelli degli artisti”, dice Casiraghi.

Ancora si parla delle radio libere, dove transita inevitabilmente anche l’autore che ne fa trampolino per organizzare alcune rassegne musicali di pregio, e si tratteggia una discografia consigliata, come tutte molto personale e come tutte “rivedendo quello che c’è mi pento ogni volta di non aver messo qualche titolo di un artista meritevole” (nel nostro caso Angelo Branduardi, ad esempio).

le copertine di Fausto Papetti

Nella sezione conclusiva una trentina di artisti e operatori ci dice cosa salvare dei Settanta. Non solo musica, calcio, cinema e politica. Anche i miniassegni, le spilline “Nucleare? No, grazie” e ovviamente le copertine degli LP di Fausto Papetti.

P.s. Casiraghi, sempre accompagnato da testimoni dell’epoca, presenta il volume a Missaglia il 12 novembre, a Bologna il 18, a Roma il 21, a La Spezia il 30 e l’1 dicembre.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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