Eravamo due amici ad AR(ezzo): Drigo intervista Ermal Meta

In occasione di Sudwave, il chitarrista dei Negrita e l'artista italo-albanese si sono confrontati in una intensa chiacchierata tra note, aneddoti e sorrisi.

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Si è concluso ieri ad Arezzo SudWave, uno showcase festival internazionale della durata di cinque giorni, nato quest’anno dalle ceneri dello storico Arezzo Wave (il direttore Mauro Valenti ha consegnato il 30 settembre scorso la fascia di primo sindaco di SudWave a Giuliano Sangiorgi, ricordando il sodalizio tra i Negramaro e la kermesse toscana): veri e propri “stati generali della musica”, con incontri, concerti, proiezioni e dibattiti finalizzati a tastare il polso dell’industria discografica e della cultura artistica del nostro Paese e dell’Europa intera.

Tra i tanti meeting, venerdì al Circolo Artistico è andata in scena una intervista un po’ speciale: speciale, sì, perché i panni dell’intervistatore sono stati indossati, per la prima volta, da Enrico Salvi, per tutti Drigo, chitarrista dei Negrita. E quelli dell’intervistato, da un suo caro amico: Ermal Meta.

Fin dall’ingresso di Drigo si intuisce che, aldilà del prestigioso contesto, di istituzionale in questo incontro ci sarà ben poco: il musicista apre infatti le danze leggendo un testo scritto di suo pugno, nel quale ha raccontato del primo incontro con Ermal, avvenuto nel 2010 quando il cantautore italo-albanese era frontman de La Fame di Camilla e i due si ritrovarono, coi rispettivi gruppi, a lavorare e condividere le proprie giornate in un casale, tra strumenti, risate, travolgenti partite di calcetto e confidenze.  Ed è proprio allora, durante la stesura di un pezzo a quattro mani, che Drigo s’accorge di quanto la sensibilità di Ermal sia simile alla sua: il passaggio da collega ad amico è immediato; il rapporto si consolida durante la tournée insieme in Cina, ma poi, come spesso accade, ci si perde di vista perché la vita spinge, con le sue pretese e i suoi tiri, a imboccare sentieri differenti. Ma l’affetto non si spegne di certo: nei rispettivi concerti che diventano talvolta occasioni d’incontro, Meta palesa la sua volontà d’intraprendere la carriera d’autore, stupendo l’amico: «Proprio non potevo credere che un talento e una persona come lui potesse rinunciare a quello che palesemente aveva e incarnava come artista, musicista e cantante», scrive Drigo. E continua: «Conosco dalle sue parole la sua storia e l’ho sempre ritenuta commovente ed eroica».

Dopo l’abbraccio, del pubblico e del musicista toscano, ad accogliere Ermal al suo ingresso, è proprio dal racconto di questa storia che Drigo decide di partire, chiedendo come si trasformi un meno in più. Ecco, noi di questa storia non sentiamo di dover parlare, ché ciascuno ha la propria e di essa reca con sé ogni giorno tanto le pagine lise e stropicciate con cancellature e note e qualche lacrima asciutta, quanto quelle immacolate, profumate di carta fresca e d’inchiostro nuovo, piene di parole che aprono mondi e parole che li promettono. Possiamo però riferire la risposta dell’artista, che della sua vita ha fatto la trama stessa di quella carta, il tessuto più profondo, senza mai nascondere le tortuosità dell’intreccio, ma proteggendo al contempo la fatica che c’è dietro ogni giro di filo: «Ho vissuto quello che mi è capitato davanti e ho sempre ringraziato per quello che mi è arrivato. E a volte anche per quello che non mi è arrivato, perché poi ho capito in seguito che quel che mi appariva un meno in realtà era un più. Se un meno lo vediamo come dei passi indietro, io faccio dei passi indietro ma sto prendendo la rincorsa». Come nelle parole della sua canzone, Molto bene, molto male, Ermal ribadisce dunque che, spostando la prospettiva sugli ostacoli che naturalmente costellano il nostro percorso, è possibile fare di essi occasioni di crescita e di ripartenza con ancora maggiore determinazione: “Si può cadere, se non provi non sai indietreggiare, prendi rincorsa”…

Quali sono allora, chiede Drigo, le canzoni del suo repertorio che di questa filosofia della resilienza sono lo specchio più fedele? La risposta di Ermal è senza esitazioni: Vietato morire e Non mi avete fatto niente: entrambe marce sonore contro la paura che spezza passi e cicatrizza sogni, entrambi album fotografici crudi e nitidi, e insieme poetici e saturi di rabbiosa speranza. L’uno più personale, l’altro più collettivo, portatori dello stesso messaggio su due copertine diverse: chi “ricorda di disobbedire”, chi si rifiuta ostinatamente di tacere di fronte alla voce grossa di quanti si autoeleggono burattinai di destini e autori di futuri, riuscirà sempre a scrollarsi di dosso la polvere e a risollevarsi, riprendendo la marcia a testa alta e cuore pieno, scheggiato eppure più ricco. I due artisti eseguono insieme Vietato morire ed è, come sempre, un salto in una dimensione di tangibile bellezza.

E l’amore, che di tante canzoni di Ermal è il fulcro? Qual è il genere d’amore del quale così spesso racconta? «Tutto quello che noi facciamo è condito d’amore. Quando si scrive, hai bisogno di una musa… e come può essere una musa qualcuno che non ami? Può essere la tua compagna, un amico, tua madre, tua sorella… ma quando si scrive stai comunicando. Ci sarà sempre, durante il momento della scrittura, un volto che hai davanti. E io davanti a me vedo sempre un volto di qualcuno a cui voglio molto bene. Hai ragione, non si capisce mai che tipo di amore è (quello che canto). Non lo capisco neanch’io. Però e è quello che ti tiene in vita». Proporre al pubblico Piccola anima, («una delle canzoni più belle che tu abbia mai scritto», afferma Drigo) della quale la conclusione del discorso di Ermal è un bellissimo verso, è a questo punto inevitabile: “Sai che a respirare non si fa fatica…”

Tra una nota e un coro, tra un applauso e una battuta, l’intervista scorre e il flusso si ferma su un argomento a Ermal particolarmente caro: la sua doppia identità culturale. «In che modo ti senti italiano e in che modo ti senti albanese?», gli chiede il suo collega. Meta si è trovato più volte a raccontare delle influenze che il suo paese d’origine e quello d’adozione hanno avuto sullo sviluppo tanto dell’anima, quanto del talento artistico: l’ultima di queste, la puntata della trasmissione Eroi di strada ambientata a Bari, città presso la quale Ermal si è trasferito dopo aver lasciato l’Albania nel 1994 (qui  il nostro resoconto). La risposta dell’artista è, ancora una volta, simbolica di una fusione che lascia poco spazio a distinguo capziosi: «Ho iniziato a dare vita alla mia fantasia, a darle forma, a darle una lingua, in italiano; non è solo una questione di lingua, è una questione culturale: non puoi imparare in una lingua se non la respiri… e per respirarla, devi immergerti nella società che ti circonda. Io sono immerso in questa società da 24 anni e ho vissuto in Albania per 13: so e lo sento che le mie radici sono lì e saranno sempre lì. Le mie radici sono lì e tutto quello che si è sviluppato dentro di me dopo è successo in questo Paese, con tutte le sue contraddizioni. Io mi sento interamente italiano e interamente albanese: dentro di me convivono due persone distinte: il bambino è albanese, l’adulto è italiano». E a questo punto, si apre una finestra per una riflessione di carattere più universale, drammaticamente attuale e molto apprezzata dai presenti in sala: «C’è una cosa, però, che non ho mai capito dell’Italia: come mai avete così poca memoria. Come mai. Perché la memoria è una cosa molto importante: la memoria contribuisce a quella che si chiama coscienza storica. E la coscienza storica è molto importante per l’identità culturale, perché la cultura è il collante che lega le epoche.[…] Non valorizzare la cultura, contribuire alla massificazione del pensiero e soprattutto non resistere a questa massificazione (è un modo per offendere la memoria). La cultura nasce dove c’è una resistenza,  dove c’è una resistenza si accende una luce. Dove non c’è resistenza, non c’è luce. Ma la memoria dovrebbe essere la luce, in questo momento. E pensavo che questo Paese è pieno di memoria, ma quasi nessuno vuole conoscere il perché delle cose. Accendete quante più luci possibili. Trovate tutti i modi per farlo. Ci hanno spento un sacco di luci e noi dobbiamo riaccenderle, con la cultura. Dando vita alle idee».

D0po questo momento molto profondo, la chiacchierata procede affrontando argomenti più leggeri, dai primi approcci di Ermal al piano e alla chitarra (Drigo coglie l’occasione per sottolineare che il suo collega è un polistrumentista e arrangiatore di grande talento e che perciò i suoi dischi sono “suoi” nel senso pratico del termine, oltre a esserlo per la natura fortemente intima dei pezzi creati) — incontri determinatisi in circostanze così casuali da apparire, paradossalmente, ancor più ineluttabili —, al racconto di aneddoti tragicomici verificatisi ai concerti e figli di un decisamente straripante entusiasmo da parte di alcuni fans.

Fans ai quali Ermal si dichiara particolarmente grato per la loro generosità e per il loro entusiasmo e ai quali, prima della chiusura, dedica l’interpretazione di Non mi avete fatto niente, il pezzo trionfatore di Sanremo 2018.

Una intervista dai toni così rilassati e informali ha permesso a Meta di esprimersi,come è d’abitudine, senza schemi di sorta, né razionali, né emotivi, così che chi già conosceva bene l’artista ha visto ulteriormente confermate le proprie certezze sul suo conto, e chi gli si sta gradualmente avvicinando ha avuto modo di osservare un ritratto vivido, incompleto e tuttavia significativo, del suo sguardo sulla vita e sull’arte. Per gli uni e per gli altri, l’appuntamento è fissato per il 30 gennaio 2019 al Teatro Sociale di Nizza Monferrato (AT), prima data del nuovo tour teatrale di Meta con gli Gnu Quartet: canzoni vestite di abiti dal taglio raffinato e del tutto originale per aggiungere a quel ritratto già ricchissimo ulteriori sfumature che non mancheranno di stupire e affascinare. La musica ci cambia e ci trasforma, non ci abbandona.

 

Qui la ricca fotogallery dell’evento firmata Claudia D’Acunzo.

Si ringrazia  Carlotta Passoni  per l’immagine d’apertura.

Di seguito, invece, troverete l’intervista integrale:

PRIMA PARTE:

Pubblicato da SudWave – South European Music Network su Venerdì 9 novembre 2018

SECONDA PARTE:

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Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più sulla vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

1 COMMENTO

  1. Salve, ho assistito all intervista ed è stato emozionante e divertente. L autenticità di Ermal lo contraddistingue e lo rende così simile si suoi lupi! Grazie a questo evento ho avuto la possibilità di parlare con Ermal e trovarmi occhi negli occhi con lui , un emozione indimenticabile. Musicista Uomo davvero straordinario! Grazie.

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