Menocchio

Cronache dell'inquisizione di Domenico Scandella, libero pensatore e mugnaio

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Menocchio 
di Alberto Fasulo
con Marcello Martini, Maurizio Fanin, Carlo Baldracchi, Nilla Patrizio, Emanuele Bertossi.
Voto coerente fino al sacrificio

Menocchio racconta il processo al mugnaio Domenico (Menocchio) Scandella di Montereale che nel 1583 viene accusato da un prete e giudicato per eresia.  La sua eresia è una somma di esternazioni pubbliche di valutazioni molto concrete, empiriche: la vita è dura ma bella, Dio è in tutto, ma si è nascosto per la vergogna d’aver  creato l’uomo, le donne che partoriscono non sono vergini (quindi neanche la Madonna), Dio non si cura delle creature, Dio ha creato un universo simile al formaggio da cui le creature sono arrivate come i vermi (lo studio microstoriografico di Carlo Ginzburg sul processo a Menocchio si intitola infatti Il formaggio e i vermi). Metodo di indagine del film: il buio si squarcia per un po’ di luce, come in Caravaggio, e ne escono con estrema lentezza figure: Menocchio, i parenti, gli amici, i vicini indagati  i nemici che lo denunciano e gli inquisitori. La Chiesa dopo Lutero vuole ristabilire ordine e uniformità di dottrina, ma forse Menocchio non è un seguace del Caos anche se comunica le sue idee ai pochissimi che gli stanno intorno. In un primo processo viene assolto, ma per coerenza estrema continua a dire (e predicare) come la pensa e finisce al rogo. È un’idea di cinema che rifiuta la messa in scena melodrammatica e riduce al minimo indispensabile la carne attorno alle ossa. C’è molto silenzio a contornare il ritratto di un uomo che si batte per la libera interpretazione dell’universo in cui vive, dalle cose infime alle più alte.  L’effetto è quello di una sacra rappresentazione poveristica e talvolta, negli effetti sugli altri, oscura. Però si batte.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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