Roberta Bonanno: da Tale e Quale Show al Premio Mia Martini. È il suo momento

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Roberta Bonanno

A dieci anni di distanza dal secondo posto ad Amici 7 (dietro Marco Carta), Roberta Bonanno è tornata protagonista in tv con Tale e Quale Show 2018 (dove si è classificata seconda), ed è attualmente in onda con il torneo dei Campioni.

Il fortunato programma di Rai Uno le ha permesso di mettere nuovamente in luce il suo talento, conferendole anche la possibilità di mettersi in gioco. In questi anni lontano dalla tv, vissuto tra alti e bassi, Roberta ha raggiunto una nuova consapevolezza, ha continuato a fare musica, ed imparato anche a volersi più bene.

Ciao Roberta, partiamo dalla tua esperienza a Tale e Quale Show: attualmente sei impegnata nel torneo dei Campioni, dove hai vinto la prima puntata con il tuo omaggio ad Amy Winehouse, che ha trovato consenso unanime da parte della giuria. Ti aspettavi questa vittoria?
Ti giuro, no, nel senso che tra quelle che ho fatto e che ho vinto, ti parlo di Aretha Franklin e Kate Perry, qui avevo più dubbi che potessi arrivare anche sul podio. Perché nel programma ci sono magari canzoni con un appeal maggiore, più nazional popolari. È sempre un terno a lotto. Quindi non me l’aspettavo: sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Qual è stata la molla che ti ha spinto a partecipare al programma?Prima di tutto la qualità del programma stesso: lì mi potevo esprimere dal punto di vista artistico, essendo un programma dove si può cantare. Poi è seguitissimo. E aggiungiamo anche che permette di mettersi in gioco, perché oltre a cantare devi interpretare personaggi diversi da te.

Cosa pensi ti lascerà questa esperienza?
Indubbiamente è stata una delle esperienze più belle della mia vita. L’ambiente è molto bello, non riesco a trovare un neo all’interno del programma: cast, parrucchieri, truccatori, autori, stilisti… La “famiglia” che c’è dentro ti fa vivere in serenità ogni cosa che fai e questa cosa mi serviva tanto, perché sentirsi amati e coccolati quando sei sotto stress ti fa vivere le cose in serenità e ti lascia un bel ricordo.

C’è quindi una competizione sana.
Io che ho fatto Amici, con una competizione bella tosta, posso dire che intanto l’obiettivo è un altro, anche l’età è un’altra, tutto è completamente diverso. Qui davvero c’è una competizione sana, vedo colleghi farlo solo per il gusto di esserci e cimentarsi e anche per me è lo stesso.

Sei tornata con questo programma in tv dopo la tua esperienza ad Amici nel 2008. Era l’anno di Marco Carta, e dei primi veri approcci della discografia in “casa De Filippi”. Tu, però, dopo non hai vissuto un periodo facile.
Ho avuto una popolarità immediata uguale a quella di Marco Carta, era un’annata dove i numeri erano imbarazzanti, c’erano oltre 12 milioni di telespettatori al serale e 4/5 milioni al pomeridiano…

Ricordo l’edizione: eri la cantante che mi piaceva di più.
Ti ringrazio davvero… È stato quindi, dicevo, un anno molto forte. Mettiti poi nei panni di una ragazza che comunque si sente dire che è brava, che ha talento, una ragazza di soli 22 anni. È normale che all’inizio ci sia anche il rammarico per non aver vinto. È vero poi che avrei voluto più di quello che è stato, ma oggi, a 33 anni ho un carattere diverso, più esperienza, quindi sono arrivata alla conclusione che se le cose vanno in un certo modo è un po’ magari anche per colpa tua, ma anche perché la vita è così, non abbiamo tutti la stessa sorte. Nonostante questo non ho mai mollato…

Con gli ex concorrenti di Amici della tua edizione continui ad avere rapporti?
Sì, ci sentiamo, abbiamo una chat comune da qualche anno, ci sentiamo quasi tutti, quando possiamo ci vediamo, anche se siamo sparsi in città diverse, qualcuno anche all’estero.

Cosa ne pensi dell’attuale Amici? È molto cambiato rispetto a 10 anni fa.
Totalmente cambiato. Amici nasce come scuola di preparazione al musical, poi si è trasformato nel corso degli anni, sono arrivate le discografiche. Attualmente i ragazzi fanno solo la loro disciplina, non come una volta, quando si faceva tutto.Poi c’è sicuramente anche meno spontaneità. I ragazzi vivono tutto come una cosa “dovuta”.

C’è un artista uscito da lì che ti piace particolarmente?
Provo un grandissimo rispetto, sia artistico che umano, per Sergio Sylvestre, l’ho conosciuto, e lo trovo bravo non solo artisticamente è anche un bravissimo ragazzo.

Come dicevi, con la musica non ti sei mai fermata: lo scorso giugno è uscito il tuo terzo album, Io e Bonnie. Bonnie, il tuo alter ego, cosa rappresenta?

Bonnie in questo momento è il 70% di me, ho dato più spazio alla leggerezza, al non curarmi delle cose che possono destabilizzarmi, del giudizio altrui se non è costruttivo. L’album si chiama così proprio perché Bonnie rappresenta tutte quelle sfumature del mio carattere che mi hanno aiutato a continuare a sentirmi diversa. Credo che la diversità sia un valore aggiunto, non un difetto. Quindi sentirmi diversa mi fa sentire speciale.

Usando un solo aggettivo come potresti definire il tuo nuovo album?
Lo definirei “gioioso”. Ogni pezzo ha una tematica diversa, e in ogni brano c’è un’accezione positiva. Anche in L’uomo che non c’è, che mi calza a pennello perché parla di una persona che ancora non esiste: se qualche anno fa avessi cantato una canzone simile, avrebbe avuto un’altra accezione. Oggi ho una nuova consapevolezza e vivo tutto con maggior serenità.

In un momento così positivo per te si è aggiunta una bella ciliegina sulla torta: lo scorso 20 ottobre hai vinto il “Premio Mia Martini 2018”
È una kermesse alla quale sognavo di partecipare da tempo. Poi mi sono ritrovata inaspettatamente tra le mani questo premio, un riconoscimento speciale. Mia è stata la cantante “più cantante” della musica italiana, alla quale mi sento affine, anche se non ho avuto la sua sua vita particolare, ma credo di capire cosa significa provare certe emozioni. La sua sofferenza è stato anche il veicolo per essere la grande interprete che è stata, la più grande.

Cosa ne pensi del progetto sanremese di Claudio Baglioni che tenta di dar maggiore risalto ai giovani, presentandoli con delle serate a dicembre su Rai Uno? E tu ti vedresti sul palco dell’Ariston?

Mi vedrei molto volentieri, qualora succedesse sarei molto felice. Quest’anno non ho provato ad accedere a Sanremo Giovani, l’ho fatto negli anni passati. Credo che ogni direttore artistico cerchi di dare una formula diversa al Festival, per cercare di dare uno scossone, far evolvere il programma. Secondo me al di là del Festival di Sanremo si dovrebbe creare proprio un festival per i giovani. Lo spazio per i giovani è sempre molto poco, soprattutto per quelli emergenti, sia in tv che in radio. Questa di Baglioni è una prova, lui di musica se ne intende eccome, vedremo come va. Il problema è che al Festival ne arrivano solo due.

Si corre il rischio di togliere visibilità, invece di darne?
Esatto. Sicuramente le serate di dicembre avranno una gran partecipazione, ma non paragonabile a quelle di febbraio.

Per chiudere ti chiedo: cosa ti auguri nella vita e nel lavoro? C’è un sogno che vorresti avverare, una collaborazione
Professionalmente ho tanti sogni che vorrei si avverassero. Collaborazioni… ne potrei citare tantissime. Se dovessi pensare in grande, da sognatrice quale sono, ti direi Ed Sheeran, Beyoncé. Restando in Italia, anche se è internazionale pure lui, direi Tiziano Ferro. Per il resto mi auguro di essere più serena, mantenere la serenità e lavorare su me stessa, come persona, perché credo di valere. Ogni tanto dovrei accorgermene anche io.

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Campana verace, trascorre gli anni degli studi tra Salerno, Milano e Roma. Appassionata da sempre di scrittura e musica, matura negli anni diverse esperienze nel campo dell’informazione e spettacolo, ricoprendo il ruolo di giornalista, blogger e ufficio stampa per siti di musica, quotidiani, e associazioni culturali.

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