Pacifico: “Torno sul palco, dove sono sempre felice di stare”

0
Pacifico

Dopo il quinto posto a Sanremo 2018, con Imparare ad amarsi (in trio con Ornella Vanoni e Tony Bungaro), Gino De Crescenzo, in arte Pacifico, torna protagonista (dal 30 novembre) con 4 concerti, per presentare in anteprima alcuni brani contenuti nel suo prossimo disco d’inediti, in uscita all’inizio del prossimo anno. I brani che anticipano l’album saranno raccolti in ElectroPO, EP a tiratura limitata, acquistabile solo nei luoghi dei concerti.

Si avvicina l’uscita del tuo nuovo disco, che è anticipato dall’EP ElectroPoCosa indica il titolo?
Il titolo è un gioco di parole tra il suono del pezzo, “electro”, e un fiume, il Po. È uno dei primi nuovi brani che ho scritto, e racconta di un fiume che ha il suo corso e non torna mai indietro. Il fiume è una metafora, frutto del mio osservare mio figlio, che ha 7 anni, e che riprendo con filmati amatoriali, in continuazione.  Così facendo ho filmato tanti suoi “inizi”: quando ha scritto per la prima volta, quando ha iniziato a giocare a pallone, il primo tuffo. E questi inizi sono come strade che stanno partendo, e che non torneranno indietro, perché è tutto in divenire. Da qui nasce l’idea del fiume in piena che scende senza tornare.

Perché hai voluto dare un assaggio dell’album con questi 4 brani?
È stata un’idea della struttura con cui lavoro, Ponderosa Music. Abbiamo deciso di ricominciare con quattro concerti, dove diamo al pubblico qualcosa di fisico, l’Ep, come ricordo.

Molecole, l’ultimo brano dell’Ep, è una delicata canzone d’amore. Ce ne racconti la genesi?
È un’osservazione che ho fatto su me e su altri: coppie di innamorati che si sfiniscono per comunicare in qualche modo, e che assomigliano a tante piccole particelle, che si cercano e si respingono. È quindi un piccolo resoconto di due persone che si parlano, mentre passa la notte, cercando di ritrovarsi.

Sia Sarà come abbracciarsi (il primo singolo) che Molecole sono accompagnati da un video che è un road movie tra Parigi e la Normandia…
Vivo lì da anni, e con Tania Feghali, che è la regista, li abbiamo concepiti e realizzati in due giorni, in sequenza, proprio come si vedono. Ha trovato lei la macchina anni ’60, ha fatto la ricerca dei posti. Mi piaceva l’idea di fare dei video inusuali, e che spero siano anche poetici.

Con quale aggettivo potresti definire il nuovo album?
È un disco molto aperto, pieno di collaborazioni. Suonano diversi musicisti sparsi per il mondo. Già in questi quattro pezzi ci sono musicisti internazionali, come Alan Clark su Molecole, che è il pianista dei Dire Straits, di Bob Dylan. Sento quindi questa grande apertura, non solo al mio pensiero musicale.

Invece che aggettivo useresti per definire questa fase della tua vita?
Queste domande sugli aggettivi dovevo prepararle bene (ride). Sicuramente è una fase molto combattiva. Sto vivendo tardi la mia paternità, in una città come Parigi, in cui il combattimento è stato forte negli ultimi anni.

Non pensi di tornare a vivere in Italia?
Per il momento no, ora cerco di prendermi il meglio da tutti e due i Paesi. Mio figlio sta crescendo lì, quindi si sta creando un legame molto forte, anche se io resto profondamente italiano. In realtà vivo un po’ in una bolla, la mia integrazione è parziale. Per il momento mi piace però star qui, e guardare anche con un po’ di distacco all’Italia.

Come lo vedi il nostro Paese in questo momento?
Lo vedo come tanti Paesi, in un momento di grande discussione e confusione, tra forze nuove e forze che resistono. Ora è proprio nel mezzo di una trasformazione, l’esito è difficile da prevedere. Da fuori, paradossalmente, lo vivo con più affetto, perché magari “da dentro” ti senti anche più aggredito da cose che non condividi. Da fuori appunto ti rendi conto che ovunque c’è questa confusione, vedi che molte difficoltà dell’Italia si vivono ovunque.

Credi che la paternità abbia influito sulla tua scrittura?
Sicuramente la paternità e il trasferimento hanno influito. Forse sono più evidenti per me che per altri. Sento ad esempio un minor abbandono alla nostalgia, come se avessi meno tempo per la nostalgia, ora che sono adulto, rispetto a quando ero più giovane. Adesso tra i tempi più serrati, il fatto di dedicarmi tantissimo a un’altra persona, la durezza della città che in questi anni ha vissuto momenti molto tosti, sono più proiettato in avanti, e me lo ritrovo sicuramente in ciò che scrivo.

Torniamo all’album, ha già un titolo?
No, non ancora, sono indeciso tra i titoli di alcuni brani, quindi mi riservo questa scelta, come i dettagli sulla copertina, all’ultima fase.

 Imparare ad amarsi ti ha visto tornare sul palco di Sanremo, dopo 14 anni. Com’è stato questo ritorno?
Il ritorno è stato bellissimo e molto più semplice della prima volta. Il faro comunque non era su di me, eravamo un trio, ed io e Tony (Bungaro) avevamo davanti una gran fuoriclasse. È stato emozionante frequentare Ornella (Vanoni), è stato davvero un “onore”, una vera fortuna, stare sul palco con lei. Non avevo poi nemmeno la pressione addosso di quando partecipi da solo.

Per Sanremo 2019 c’è la possibilità di rivederti, come cantante o come autore?
Al momento non so se i progetti a cui sto partecipando come autore arriveranno lì. Come artista, ho un disco in uscita, quindi ovviamente mi piacerebbe. Per ora però non ci siamo ancora mossi. I posti sono solo una ventina, la vedo quindi un’ipotesi complicata.

Importanti collaborazioni nella tua carriera. Una su tutte, Gianna Nannini, con cui ti abbiamo visto in studio qualche giorno fa.
Sì Gianna ha cominciato a lavorare al suo nuovo album, credo ci metterà un po’. L’ho trovata veramente in grande forma. Sono ormai dodici anni che lavoriamo insieme, abbiamo cominciato con Sei nell’anima. Sono molto contento di questa cosa perché dopo tanti anni è quasi fisiologico allontanarsi, invece vedere che Gianna vuole ancora scrivere con me mi inorgoglisce.

Con il nuovo disco partirà anche un nuovo tour?
Sì certo. Questa prima tranche si concentra casualmente al nord, ma ovviamente arriveremo ovunque, non vedo l’ora. Io poi sono un uomo del sud, ho anche cominciato a scrivere al sud, a Catania. Quindi non vedo l’ora di tornare anche al sud. Ora siamo in trio, e i posti sono volutamente piccoli e particolari, poi faremo posti più grandi, ma senza esagerare. Sarà l’occasione per stare un po’ in Italia e soprattutto stare sul palco, da cui periodicamente mi ritiro, ma dove sono sempre felice di stare.

Pacifico sarà in concerto il 30 novembre al Teatro San Francesco di Alessandria, il 10 dicembre al Campo Teatrale di Milano, l’11 dicembre al Teatro Bloser di Genova, il 15 dicembre alla Rocca di Borgonovo a Borgonovo Val Tidone – Piacenza.

CONDIVIDI
Campana verace, trascorre gli anni degli studi tra Salerno, Milano e Roma. Appassionata da sempre di scrittura e musica, matura negli anni diverse esperienze nel campo dell’informazione e spettacolo, ricoprendo il ruolo di giornalista, blogger e ufficio stampa per siti di musica, quotidiani, e associazioni culturali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here