Graziano Romani, perle a ‘A ruota libera’ insieme a tanti amici

Il poliedrico rocker di Casalgrande pubblica Freewheeling, l’atteso ‘duet album’ attraverso il quale regala nuova vita ad alcune tappe del suo repertorio autografo con la partecipazione di alcuni ‘blood brothers’: dai fratelli Severini (The Gang) ai Diamantini Bros. (Cheap Wine), da Ritmo Tribale e Michele Gazich ad Arianna Antinori e Carolyne Mas. Suggestivo l’omaggio a Stefano Rosso e Mia Martini

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Graziano Romani

Ci sono duetti che nascono per questioni di mero calcolo commerciale (soprattutto quando non si ha niente da dire, ma parecchio da ‘siringare’ a un mercato fin troppo compiacente nei confronti dei ‘soliti noti’…) e duetti che, invece, vengono realizzati per questioni di affinità umana e artistica (soprattutto quando si cerca con caparbia ostinazione di dire ancora molto, rivolgendosi a un bacino di utenti magari ridotto, ma di certo più attento e ricettivo).

Ci sono dischi interi di duetti che, un po’ come gli implacabili album natalizi, vengono pubblicati solo per mungere ulteriormente un pubblico generalista e pigro che non attende altro se non di essere spellato ancora una volta grazie ai consueti e banali tormentoni; ma ci sono anche album interi di duetti che vengono realizzati con encomiabile sforzo creativo e realizzativo ‘solo’ con l’obiettivo di valorizzare brani, datati o trascurati, capaci di brillare così di nuova luce.

Ci sono, infine, rapporti di mera convenienza e animati da cinica alleanza commerciale (avete presente gli abbracci senza contatto, i baci con guance lontane 30-40 centimetri e i complimenti esagerati ad alta e stridula voce da salotto buono o prima serata televisiva?); tuttavia, grazie al cielo, esistono anche rapporti umani di lunga e sperimentata affinità (avete presente una solida stretta di mano, condita da sorrisi sinceri e reciproci sguardi penetranti, nel disordine di un backstage?) in grado di arricchire con le loro passionali sfumature la creatività di artisti spesso solo apparentemente lontani sotto il profilo puramente espressivo.

Ebbene, in questo caso e viste le figure coinvolte, non è neppure il caso di evidenziare a quale categoria di pubblico si rivolga un incrollabile crociato dell’anima come Graziano Romani che, con la sua voce sempre inconfondibile, tocca quota ventuno nella personale produzione in studio. Un piccolo tributo… a se stesso, diciamolo subito, oltreché all’amicizia. Ma tributo solo fino a un certo punto, visto che almeno quattro tappe di questo nuovo viaggio sono firmate da altri autori e avevano già visto la luce in altri contesti.

La copertina di A ruota libera (Route 61 Music)

E, sia chiaro, non si tratta neppure di un greatest hits. Quello, in versione live, era già arrivato nel 2005 grazie al doppio Vivo/Live. Questa volta, tra un impegno editoriale e una traduzione, tra una convention di fumetti, un saggio biografico e una sceneggiatura, il poliedrico artista di Casalgrande ritorna con un lavoro targato nuovamente Route 61 Music (produzione esecutiva di Ermanno Labianca) e, non a caso, battezzato A ruota liberaWreewheeling. O, più semplicemente, The duet album.

Si tratta forse dell’unica opzione finora assente dal suo generoso archivio che, tra leader di band (nello specifico i mai troppo rimpianti Rocking Chairs di fine anni Ottanta-inizio anni Novanta) e componente di supergruppo (i Megajam 5), album solisti in italiano e in inglese, tributi, live e raccolte, nonché la premiata quadrilogia del fumetto (Zagor, Tex, Mr. No e Diabolik in sequenza) si avvicina alla trentina abbondante di titoli dal 1987 a oggi. Senza contare le molteplici e generose partecipazioni in veste di ospite.

In questo caso, dunque, dobbiamo fare i conti con dieci brani (sei autografi e uno solo parzialmente ritoccato dal Nostro) da interpretare, tuttavia, nell’ottica sequenziale delle due facciate di un disco in vinile. Versione questa che si aggiunge a quella classica su cd digipack, caratterizzata da un formato clear blue da 140 grammi del quale gli spiriti liberi (i fan più affezionati di Romani) e i collezionisti vanno notoriamente ghiotti.

Il lato A (ovviamente, per i possessori della versione in vinile…) si apre con la title track eseguita con il supporto dei Ritmo Tribale ed è un esordio tonante che va a recuperare un inedito del 1994. Proprio come i Mescalero che, all’epoca, avevano supportato gli esordi solisti di Romani, la band milanese (ovviamente priva di Edda) crea una trama chitarristica solida, lasciando da parte le sfumature più spigolose e da outsider del suo passato. A ruota libera, dunque. O, per dirla con Graziano: “Nessun limite, nessun freno”. Andrea Scaglia regala la seconda voce e si divide alla sei corde con Fabrizio Rioda, lasciando alle tastiere di Luca Talia Accardi il compito di completare il lavoro di una sezione ritmica composta da Alex Marcheschi e Briegel (ex Megajam 5).

Un album, quindi, strettamente collegato al concetto di “dualità – spiega Romani – Le voci che duettano, le due lingue che coesistono: l’italiano e l’inglese e, in un caso, anche il dialetto reggiano. Ma anche l’incontro tra le mie due grandi passioni: la musica e il fumetto”. Ed ecco perché si tratta di un lavoro da ‘ascoltare’, ovvio. Ma anche da ‘osservare’ con grande attenzione (il packaging è curatissimo, mentre il booklet di 32 pagine regala alcuni contributi esclusivi da parte di disegnatori di prestigio) e ‘leggere’ per completare un’esperienza come quelle di una volta (le note interne diventano un prezioso vademecum per approfondire il discorso, non solo a vantaggio dei neofiti). “Per questo ingranaggio di voci, parole e colpi di matita – aggiunge Graziano – ho cullato e inseguito l’idea di filtrare le canzoni non solo attraverso chi le ha suonate e cantate con me, ma anche grazie allo stile, al talento e alla visione di questi geni del disegno”.

E se l’omaggio grafico al brano di apertura era stato di Luca Enoch, quello al successivo Paz arriva direttamente da Maurizio Rosenzweig. Degno corollario a una classica rock-ballad tristissima che i Gang avevano dedicato ad Andrea Pazienza, ma in questa sede forte di una terza strofa scritta da Romani stesso che mette qui la sua firma anche grazie al sax del fidato Max Grizzly Marmiroli. Del resto, l’amicizia con i fratelli Severini è ormai consolidata da decenni e qui la voce di Marino ben si alterna con quella del padrone di casa, mentre la chitarra di Sandro si affianca da solista a quella di Follon Brown.

Lasciamo dunque Ancona e la (qui) controllata militanza barricadera dei Gang per scivolare nel folk rock più malinconico de Lassociazione che, grazie alla conterraneità, consente di interpretare Alla guerra (disegno di Cammo) in gradevole dialetto reggiano con la fisa di Matteo Stocchino e i tamburi di Gigi Cavalli Cocchi ad aggiungere una drammaticità tutta appenninica, insieme alla voce e al mandolino di Marco Mattia Cilloni (autori del brano con Giorgio Riccardo Galassi). Completano lo staff il basso di Enzo Frassi e la sei corde acustica di Tiziano Barbieri, mentre il nome e soprattutto la chitarra di Erik Montanari ritorneranno più volte nei prossimi solchi.

Nel frattempo, Moira del circo ci consegna il primo pezzo autografo di Romani (tratto da Storie dalla via Emilia del 2001, illustrazione di Fabio Civitelli) con Cisco, ex frontman dei conterranei Modena City Rumblers, ad aggiungere malinconia a un affresco di polvere di stelle dove la sezione ritmica di casa, composta da Lele Cavalli e Nick Bertolani, si affianca con sobrietà ai tasti bianchi e neri di Cristiano Roversi. Il compito di approdare al giro di boa è invece affidato all’impareggiabile violino di Michele Gazich (reduce dal tour mondiale al fianco di Mary Gauthier e dal suo ultimo progetto in sala d’incisione) che nobilita, insieme alla tavola inedita di Mauro Laurenti, un azzeccato e ben rivisto omaggio a Stefano Rosso attraverso la sua Preghiera, scritta nel 1976 per Mia Martini.

Il lato B, invece, offre subito una nuova sferzata di energia che regala diversi orizzonti a Making a change (classe 1991, tratta dall’ultimo album dei Rocking Chairs: Hate and love revisited, contributo grafico di Alessandro Piccinelli) grazie ai fiati del solito Marmiroli e alla voce sofferta, nonché alla perfetta dizione madrelingua, di Edward Abbiati, ex leader dei Lowlands già pronto per nuove avventure. Il traditional irish Molly Malone, già pubblicato nel 2009 in Zagor King of Darkwood, ritrova direttamente da Belfast la voce gaelica di Andy White. Una versione diversa, affiancata dai tratti zagoriani di Gianni Sedioli e Marco Verni, che deve molto anche all’armonica di Romani e al violino di Giulia Nuti con Paola Torricelli Romani ai cori e Pat Bonan alla batteria.

Napoleon in rags risale invece al 1990 e ai giorni di No sad goodbyes (ancora epoca Chairs, tavola di Stefano Landini), mentre la voce di una controllata Arianna Antinori cresce progressivamente di intensità e, ora accarezzando e ora graffiando in perfetto stile Fillmore, aiuta a lanciare “un ultimo sguardo sul declino di una rockstar come tante”.

Last moonshine (disegno di Giuseppe Zironi) arriva dal 2006 e dal cd solista Confessions boulevard. E già allora, a Pesaro, gli orgogliosi fratelli Diamantini facevano dei Cheap Wine una delle band italiane più apprezzate all’estero, soprattutto dagli amanti delle sonorità Paisley Underground. E anche qui la voce acidula di Marco e la personalissima slide di Michele lasciano il segno insieme al piano del richiestissimo Alessio Raffaelli.

The most crucial enemy, stessa provenienza del brano precedente, chiude il lavoro con i suoi 5’26” regalando alla voce calda della talentuosa, ma poco fortunata, Carolyne Mas (supportata dal fido Mark Johnson, mentre questa volta la tavola esclusiva è di Lola Airaghi) il compito di archiviare con delicata affettuosità un progetto fortemente voluto. “Voci che si uniscono, che dialogano – si commiata l’autore – Che a volte urlano, altre sussurrano. Voci legate dall’amicizia… a ruota libera”.

La copertina di An acoustic evening with Chris Cacavas (Route 61 Music)

Lo showcase gratuito di presentazione di A ruota liberaWreewheeling (The duet album) è previsto per le 16 di sabato 24 novembre alla Fumetteria di Maranello. Un appuntamento acustico con il supporto di Max Marmiroli ai fiati e la presenza di Moreno Burattini (sceneggiatore e curatore di Zagor), nonché di alcuni tra gli autori delle strip incluse nel booklet. Tuttavia, domenica 18 novembre al club Le Mura di Roma, Graziano Romani ha già offerto un apprezzato assaggio del nuovo lavoro davanti al folto pubblico accorso per lo show di Steve Wynn (Dream Syndicate) e Chris Cacavas (Green on red), del quale la Route 61 Music ha testè pubblicato l’eccellente Live in Italy – An acoustic evening with C.C.. Una serata acustica registrata allo Spaziomusica di Pavia il 30 marzo 2013 che aveva visto il chitarrista e tastierista di Los Angeles affiancato dal solo Stv Gar alla seconda chitarra e alla lap steel. Ben 18 brani sabbiosi e intimi firmati da Cacavas più la riuscita cover di Lipstick Sunset di John Hiatt.

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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.

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