A Private War

Vita di Marie Colvin, reporter di guerra oltre la prima linea

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A Private War
di Matthew Heineman
con Rosamund Pike, Jamie Dornan, Tom Hollander, Stanley Tucci, Greg Wise, Faye Marsay.
Voto: istruttivo

La benda sull’occhio le dava un’aria da pirata. Inusuale in una donna. Marie Colvin era una reporter di guerra, una che andava anche dove il Sunday Times non la mandava e non voleva che andasse. Però, poi, aveva immagini e interviste che gli altri non avevano: Arafat quando non parlava alla stampa, Gheddafi, due volte, e tutti i fronti in prima linea dal 1985: Afghanistan, Iraq, Cecenia. L’occhio l’aveva perso in Sri Lanka. La vita la perderà a Homs, in Siria. Ovviamente la sua vita privata somigliava a un bollettino di guerra costellato di premi che la spingevano a tornare all’inferno invece di godersi gli onori (tanti) e gli amori (infelici). Perché? Il film nasce da un libro nato da un’intervista, e segue la strada del reportage: il reportage sulla reporter, ma a differenza di un documentario qui scoppi, sparatorie, bombe, sequestri, rilasci, infiltrazioni e ripiegamenti sono vissuti in prima persona: spiegano (forse) la storia sentimentale e la “dipendenza”. Marie appare sia una reporter coraggiosa e disposta a giocarsi la vita perché la gente sappia cose che altrimenti non saprebbe, sia una malata di guerra come certi soldati che dopo lo shock da combattimento trovano insopportabile la vita in pace. E vista così la sua vita suona come un inferno con  una fine predestinata. Cioè una guerra privata. È il primo film di fiction di Heineman, pluripremiato documentarista

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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