Mimmo Locasciulli sa ancora sorprendere: tra elettronica e orchestra

0
Mimmo Locasciulli

Affiorano anche cose del passato, ma in queste nuovo album di Mimmo Locasciulli si percepisce una ventata di aria fresca. Dagli arrangiamenti alla voce, si avverte che siamo davanti a un buon disco, lavorato con la pazienza di un artigiano della canzone.
Cenere è la prima canzone, la stessa che dà il titolo all’album. Una ballata carica di suoni, dove entra anche un suono di sitar e di cui è stato girato un video curato da Riccardo Rinetti con la partecipazione di Alessandro Haber . Una canzone che dice già molto di quello che si troverà più avanti, ma ogni traccia è un mondo da scoprire, infatti già alla seguente La casa, dove la musica è composta dal figlio Matteo, si respira altra atmosfera, piacevole il canto, da fischiettare, un giro di chitarra che conquista e un organo che «striscia» e produce calore.
Canzone di altri tempi come Se mai, anche questa scritta con la collaborazione del figlio Matteo. Un disco dove entrano anche collaborazioni di spicco, dove Enrico Ruggeri scrive il testo di Le regole del Jazz e Pacifico quello di Amnesia di un momento, ma è arrivato il momento di dare la parola a Mimmo, arrivato a Milano per rispondere alle curiosità che suscita questo album ricco di sorprese.

Mimmo buongiorno, ritieni che la critica ti abbia sottovalutato?
C’è anche una critica che mi ha sempre sostenuto, è vero, ma in effetti darei ragione a  una donna che dalla Sardegna cura un blog monotematico su di me. Ebbene, l’altro giorno faceva notare che spesso vengo ricordato per aver curato Piero Ciampi quando si ruppe un femore, o per altre collaborazioni artistiche, mentre viene trascurata la mia valenza artistica. In effetti gli devo dare ragione. Ho vari episodi che lo confermano. Quando realizzai il mio primo album Intorno ai trent’anni un direttore di rete rispose alla richiesta di un servizio su di me: «Locasciulli? Si decida, o fa il dottore o fa il cantautore». 

Come Jannacci medico e cantautore, questo dualismo non ti ha giovato allora?
Jannacci è un genio inarrivabile, lui però era universitario e aveva l’obbligo di stare tre mesi l’anno fronte paziente, io invece ho praticato la professione di chirurgo, ho fatto l’ospedale di frontiera. Ero uno tra medici e infermieri autorizzati a entrare nella camera d’ospedale per curare nomi che hanno fatto parte della stagione del terrorismo. Da qualche anno ho lasciato la professione d’ospedale, ma ho sempre avuto una certa predilezione per la gastronomia e l’alimentazione, infatti mi occupo di Nutrizionismo. Nel libro che ho scritto, «Come una macchina volante»  (Castelvecchi), racconto come tutto è cominciato, perché non volevo fare il dottore, ma poi… È cominciato tutto a cinque anni.

Arrangiamenti molto elaborati, l’organo in tanti brani, orchestrazioni e perfino elettronica. Come hai impostato il lavoro di registrazione?
Come registrazione mi sono affidato a mio figlio Matteo che a Parigi ha allestito uno studio di registrazione molto frequentato. Mi dovevo però mettere d’accordo sui tempi, quindi andavo da lui e per sei ore ci si chiudeva in studio, a fine giornata me ne tornavo a Roma, perché i suoi ritmi sono molto serrati. Per quanto riguarda l’elettronica voglio ricordare che nel mio disco Clandestina ce n’era già molta, poi in tanti brani ho inserito l’organo che adoro, mentre con il pianoforte ho un rapporto fisico, non potrei stare senza. 

Cosa ti aspetti da questo nuovo album?
Che venga ascoltato nella giusta maniera, mi disturberebbe sapere che lo si ascoltasse con le cuffiette mentre si fanno altre cose, dopo tutto l’impegno che ci ho messo in sala di registrazione. Fai conto che anche nel canto ho cercato la migliore versione, dopo averne provate varie. Ogni canzone ha una storia a sé. Prendi Il fuggiasco e l’alba, che chiude l’album, un brano che avevo ipotizzato con Greg Cohen, dove trovi una stesura tipo free, con un recitato alla Tom Waits, da risultare atipico.

Atipico ma molto affascinante, ma come nascono le tue canzoni?
Diciamo che tutto quello che ho inciso ha preso forma nell’ultimo anno e mezzo. Premetto che in ogni luogo che frequento c’è un pianoforte, che però non suono mai, fino a quando un bel giorno passandoci accanto mi capita di iniziare a suonarlo e allora capisco che sta succedendo qualcosa. Aziono il telefonino e registrato tutto quello che suono per qualche ora, scrivendo anche qualche frase su dei foglietti. Dopo una settimana riascolto quello che ho fatto e ci trovo anche canzoni intere, quindi passo alla fase di registrazione completando testi e arrangiamenti.

Tra gli altri ospiti?
In Se mai c’è Awa Ly che ho ritrovato dopo che sono stato a Berlino a trovare Greg Cohen, l’avevo conosciuta quando si esibiva al The Place a Roma. Poi c’è la tromba di Fabrizio Bosso in Columbia Avenue mentre in Annaluna partecipa Bune Huber front man e anima dei Patent Ochsner, rock band più conosciuta nella Svizzera tedesca. Con loro farò qualche concerto a partire dal 12 dicembre.

CONDIVIDI
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here