Musica, web e Instagram: quando il confine fra realtà e finzione svanisce

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Fedez- Chiara Ferragni
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Musica, web e social sembrano ormai legati in modo quasi indissolubile. Pubblicità a costo zero, migliaia (o milioni) di followers che commentano, guardano le dirette, diventano parte attiva non solo della vita professionale di quel personaggio pubblico, ma anche (soprattutto?) della sua privata. Un meccanismo che può essere un’arma a doppio taglio, perché se mostrarsi anche fuori dai riflettori favorisce  la simpatia da parte di chi ti segue, vuole umanizzare la figura di chi svolge un lavoro fuori dal comune avvicinandolo al pubblico, al tempo stesso crea anche un meccanismo perverso, morboso, che porta a rendere lecito qualunque tipo di commento, reazione, tutto. “Sei tu che hai mostrato, io posso dire la mia”. Ma il punto è: come?

Uno dei cantanti che attraverso il web e l’esposizione mediatica ha fatto la sua fortuna è  Fedez, che vanta più di 7 milioni di followers su Instagram e che, soprattutto grazie al matrimonio con Chiara Ferragni, ha visto la sua popolarità e la sua esposizione mediatica aumentare in modo esponenziale. Stupiscono, ma forse non troppo, le parole che lo stesso Fedez ha rilasciato a NewsMediaset, in cui esprime il suo desiderio di staccarsi dalla tv: «Non ho mai smesso di fare musica, chiariamoci, ma d’ora in poi voglio spostare il fuoco solo su quello. La sovraesposizione mediatica è qualcosa che da un lato si cerca, da un lato non si vuole. È una dicotomia, un conflitto continuo che viviamo sia io che mia moglie, Chiara Ferragni».

Il concetto di sovraesposizione mediatica è qualcosa che spesso era stato fatto notare alla giovane coppia, che senza remore ha condiviso praticamente tutto dei loro ultimi due anni insieme (cioè, da quando la loro storia é iniziata). Qualcosa che, per stessa ammissione di Fedez, si cerca, qualcosa che nel loro caso ha molto peso sulla loro fortuna professionale. Sua moglie Chiara ha più di 15 milioni followers, posta foto non solo dei suoi look per sponsorizzare i vari (costosissimi) brand, ma mostra suo figlio Leone mentre gioca, le uscite con le sue amiche, il nuovo colore di capelli, le cene di famiglia. Praticamente tutto. Ovviamente sono scelte mirate e consapevoli, e ognuno sa come lavorare e come gestire la propria vita, ma le parole del giudice di X Factor meritano qualche riflessione. Pensieri che qualcuno aveva già fatto dopo la famosa festa al supermercato per il compleanno di Fedez . Le critiche ricevute, i video di scuse, hanno dimostrato chiaramente come il meccanismo del mostrare tutto potesse vacillare e ritorcersi contro come un boomerang.

Il punto è semplice, come dicevamo prima: se sei tu a postare qualcosa, io ho il DIRITTO di dire la mia. Quello che molti non sanno è che anche dall’altra parte si ha il diritto di fare un po’ ciò che si desidera, e che la lingua italiana consente mille modi per esprimere lo stesso concetto. E non mi riferisco alla coppia Fedez/Ferragni (che in quel caso avevano sicuramente perso il senso della misura) ma a tutti i famosi leoni da tastiera, che appunto non riescono a tacere, perdendo il senso della misura allo stesso identico modo. Che tu sia un influencer, una cantante, uno sportivo, un attore, sei responsabile, come tutti del resto, di ciò che esprimi pubblicamente. Ma questo, ribadisco, vale per ognuno di noi.

Il web può essere un mezzo meraviglioso, pieno di stimoli, interazioni, conoscenza, ma anche di estrema ignoranza, cattiveria, buio mentale e mancanza di umanità. I social sono esplosi ad una velocità che non ci ha permesso neanche di rendercene conto, e offrono una libertà che può trasformarsi nel suo esatto contrario.  Tutti giudicano tutto, tutto può essere condiviso, a scapito, spesso, dei rapporti reali. E si fa fatica a distinguere tra Instragram e realtà, ciò che è spontaneo e cosa invece è costruito a tavolino.

Se è vero che ogni momento “è più importante condividerlo che viverlo”, è anche vero che l’arte, soprattutto la musica, sono state commercializzate al punto da essere ridotte ai numeri di streaming su Spotify.

Che ci possa essere un’inversione di tendenza dipende molto dalla qualità dell’ascolto che si fa, non solo dalla musica prodotta. Non si investe più, la crisi discografica va avanti da decenni ma spesso la qualità, quando ha un minimo di visibilità, non viene coltivata, apprezzata e portata avanti.

Molto, moltissimo dipende da noi, dall’educazione alla cultura, al bello. Internet è fatto dalle persone, siamo noi che abbiamo ancora il potere di decidere come utilizzarlo, cosa e chi seguire, come esprimerci. Facile invidiare, criticare, dimenticando la vita vera.  Più complicato, per molti, farsene una.

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Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.

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